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Blisstonia: il nuovo album del duo romano Weird Bloom

Apr 15

Foucault l’avrebbe chiamato eterotopia, un luogo n che muta le sue dinamiche reali; il duo romano Weird Bloom lo chiama invece "Blisstonia", e proprio questo è il nome del loro ultimo album composto da undici brani, uscito a gennaio 2018. Il nome fa riferimento a un pianeta immaginario, quasi utopico, che viene nominato in una puntata dei Simpson (nella versione italiana si chiama Beatitonia) ed è una terra promessa di una setta -molto strana- chiamata "movimentariani". Infatti con questo album i Weird decidono di allontanarsi dai suoni del loro album d'esordio "Hy Brazil", nome questo, invece, che fa riferimento ad un’isola leggendaria. Il sottotitolo di Blisstonia è di fatti “The stunning story of the escape from hy Brazil” ironica citazione autoreferenziale. Sicuramente dall’ascolto di questo album si percepisce l’ironia e l’autoironia del duo, che echeggia in tutte le canzoni.
Passando da una realtà leggendaria come quella di "Hy Brazil", forse non esistente, con Blisstonia l’uditore viene catapultato su un pianeta, sì fantastico, ma anche molto reale e lontano, un vero tuffo nel passato, in un mondo che ricorda un album prodotto a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 dal touch psichedelico. Il sound ricorda i Beatles di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, e si sentono anche influenze dei Pink Floyd. Sebbene le atmosfere trasportino in un mondo psichedelico ed immaginario, le contaminazioni non vanno cercate solo nel tempo passato; ci sono molti artisti dal beat anni ’60-’70 dei nostri giorni, i quali però sono soprattutto presenti in ambienti anglosassoni, nella fattispecie oltre-oceano, come il californiano Ariel Pink o il canadese Mac DeMarco. I Weird Bloom sono per questo anche una bella novità nel panorama attuale italiano, e questo album vanta la collaborazione di un esperto del suono analogico: Richard Formby. Se non fossimo sicuri delle tendenze ed ispirazioni temporali dei Weird Bloom, basterebbe vedere la copertina, in pieno stile anni ’70: un lupo con muso aggressivo - che sembra quasi disegnato a mano - su sfondo giallo accesso e Blisstonia scritto in risalto verde acqua con cornice rosa, a ricordare vagamente lo stile delle cover album dei Cream.
Blisstonia apre con "Guardian of Men" - Il guardiano degli uomini - in cui già il titolo anticipa quella che sarà l’atmosfera. Con l’utilizzo di synth, del distorsore e di vibrati, il brano trasporta immediatamente come all’interno di una comunità immersa nella natura e nella foresta.

Altro pezzo interessante per il suo stile è "Sinking with the Jellfish", leggermente più folkloristico rispetto ad altri. Poi c’è un brano come "1st Bloom", un minuto senza voce, dove si sente indistinto il suono della batteria, sulla quale si costruisce la linea musicale degli altri strumenti; forse una sorta di preludio ai brani che seguiranno: "2st Bloom" e un "3st Bloom", canzoni a tutti gli effetti. 
L’album si conclude con "Lil Lightning", che contiene anche una sorta di favola che comincia proprio con “Once upon a time”, ovvero “C’era una volta”, dai toni ironici ed allegri, dove si predilige un accordo di chitarra acustica che si ripete e sul quale si montano poi gli altri strumenti: tastiera, flauto e batteria. Forse non è un caso che a chiudere quest'album sia proprio questa canzone, a mo’ di storiella.

Giordana Marsilio 16/04/2018

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