Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Baglioni-Morandi forever young

Mar 01

FIRENZE – Tre sere di fila da tutto esaurito. L'ultima in concomitanza con la partita calda Fiorentina – Napoli, quando lo stadio Artemio Franchi è a poche centinaia di metri dal palasport Mandela Forum: non proprio la furbata del secolo, anche per questioni di ordine pubblico, transennamenti, blocchi, camionette di Polizia e Carabinieri, celerini a fermare e controllare i varchi, a tamponare le vie d'uscita. Non sappiamo in cosa siano, o siano stati, “coraggiosi” Claudio Baglioni e Gianni Morandi ma “capitani” nessuno glielo può togliere né mettere in discussione. Tre ore a fare ping pong, una canzone a testa, alcune cantante invertendo l'interprete e donando nuovi arrangiamenti (una ventina tra musicisti e coristi), su un palco sempre acceso e movimentato da splendidi e sempre diversi effetti di proiezioni illuminanti a tema.
Un connubio strano, un'unione che all'inizio ha lasciato qualche perplessità: il ragazzo di Monghidoro, perennemente col ciuffo, al quale sono legati i ricordi della una lunga stagione degli anni '60, da “Andavo a cento all'ora” a “Fatti mandare dalla mamma”, dagli innumerevoli film dove in divisa militare cantava, si molleggiava e faceva innamorare le ragazze, insieme al timido romano che negli anni '70 aveva occhialoni spessi da vista e nasone, che strimpellava di amori andati a male, storie infarcite di poesia. Li unisce, anche se partiti da poli lontani, quel sano nazional popolare, quell'essere ricordati come parte integrante della cultura italiana, versi che tutti conoscono a memoria, che tutti cantano, motivi legati alla storia del nostro Paese. Oltre cinquanta milioni di copie di dischi vendute nel mondo a testa. Altro che dischi d'oro e di platino.
Morandi, che si cimenta anche al contrabbasso, fa la spola tra i '60, dinoccolato e con le ginocchia a squadra, ancora in splendida forma (faceva le maratone fino a pochi anni fa), classe '44, e gli '80 sanremesi come “Si può dare di più”, passa con eleganza da “Non son degno di te” e “La fisarmonica” a “Chiedi chi erano i Beatles” fino all'ammiccante “Banane e lamponi”, dall'antibellica “C'era un ragazzo che come me” a “Bella signora”, dalla malinconica “Canzoni stonate” all'accorata “Occhi di ragazza”, da “Angeli” con il dito al cielo ricordando l'amico mai scordato Lucio Dalla a “Varietà”, perché “il grande immenso bisogno d'amore” che abbiamo è sempre lo stesso, vuoto bulimico d'affetto, da “Ti supererò” a “Non son degno di te”.
Baglioni, pelle liscia sugli zigomi e capelli bianchi (sempre più fisionomicamente simile a Don Backy), chitarra e pianoforte, sciorina “E adesso la pubblicità”, snocciola “Sabato pomeriggio”, e tutti torniamo adolescenti, i primi baci, le prime cotte, le prime delusioni, attacca “Io me ne andrei” ed i 6.000 del palasport fiorentino vanno in fibrillazione, ci porta dentro “Amore bello” ed è un canto unico tra le migliaia di smartphone e tablet accesi come stelle comete, arriva “Piccolo grande amore” e siamo un unico brivido, “Signora Lia”, “Via l'Inghilterra” e “Porta Portese” hanno quel velo vintage, quella sottile polvere che è un attimo soffiare via e farle risuonare fresche. Tutto è cambiato, niente è cambiato, soprattutto le storie d'amore. “Tu come stai” è un tuffo che va a pescare ricordi e lacerazioni, sconfitte e lacrime, “Poster” ti dilania nebbiosa come i primi anni delle scuole superiori dove tutto è gigantesco, universale, melodrammatico, e poi il trittico che ti stende “Avrai”, “E tu” e “Strada facendo” per abbassare definitivamente le ultime difese, arrendersi, alzare le mani e dichiararsi prigionieri.
Non contenti, si lasciano per il finale il colpo del ko: un uno-due micidiale prima “Uno su mille” poi “Mille giorni di te e di me”, per poi farci lanciare l'asciugamano su “La vita è adesso” che chiude, ma non chiude, che abbraccia e scalda, che apre e unisce, che cinge e salda. Oh, capitani, miei capitani. Il tour 2016 dopo Firenze il duo sarà a Napoli, Roma, Acireale, Eboli, Pesaro, Torino, Casalecchio di Reno, Bari, Rimini, Genova, Assago, Mantova, e terminerà il 21 aprile.

Tommaso Chimenti 01/03/2016

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

Digital COM