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Bach e Moscheles, per violoncello e fisarmonica, in "Continuum", esordio discografico del Duo Alambic

Mag 04

Nel percorso musicale di qualsiasi studente, prima o poi, arriva l’incontro (o lo scontro) con il celebre compositore tedesco. Questo è dovuto al fatto che egli scrisse musiche per tanti strumenti diversi, ma soprattutto perché il suo modo di utilizzare la tecnica del contrappunto, le sue melodie e armonie sono geometricamente perfette e talmente belle da non poterne prescindere in alcun modo.
Il Duo Alambic, formato da Margherita Berlanda alla fisarmonica e Nicolò Nigrelli al violoncello, ha scelto di incidere le Tre Sonate per viola da gamba e clavicembalo, databili al 1720, in un arrangiamento che non sottrae nulla all’atmosfera originale e che restituisce sensazioni inebrianti e travolgenti anche grazie alle qualità timbriche e musicali della fisarmonica, strumento polifonico che ha come antico ideatore Leonardo da Vinci.
Si ritiene che anche queste tre sonate, così come le celebri Suite per violoncello, siano state scritte per il gambista Christian Ferdinand Abel. A conferma della loro bellezza e rarità, importanti artisti si sono cimentati nel tempo con queste musiche: da Leonard Rose e Glenn Gould a Pablo Casals e Paul Baumgartner.
Il disco Continuum, uscito a fine marzo per Da Vinci Classics e patrocinato dalla Società Bachiana Italiana, si arricchisce anche di due Preludi, composti dal musicista ceco Ignaz Moscheles, ispirati ai ‘preludio e fuga’ n. 15 e 24 dal primo libro del “Clavicembalo ben temperato”, monumentale opera bachiana. Anche in questo caso, la trascrizione non impoverisce e la scelta del violoncello come strumento monodico e solista appare vincente.
Il Duo Alambic nasce nel 2012 presso la Staatliche Hochschule für Musik di Trossingen, in Germania. La giovane formazione, pluripremiata in importanti Festival, gode dell’apprezzamento di critica e pubblico, collabora con numerosi compositori, si è esibita in tutta Europa con una tournée in Cina, ed è stata destinataria nel 2015 di Alambic, opera di Gianluca Castelli che ha dato poi il nome al duo.
Questo progetto insegna e dimostra quanto la musica sia un’arte trasversale che, se trattata con cura e attenzione, può sortire effetti inaspettati. È ancora una volta la capacità timbrica del connubio a vincere sui preconcetti e sull’intangibilità di determinati autori. Il risultato appare godibile, in un organico dalle grandi potenzialità che può spaziare in un repertorio che attraversa i secoli, senza che vi siano sottrazioni, ma soltanto aggiunte.

Francesco Saverio Mongelli  04/05/22

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