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All’Auditorium di Milano LaVerdi parla russo sulle note di Stravinskij, Čajkovskij e Khachaturian

Apr 11

Comincia con uno stravolgimento di programma l’appuntamento settimanale sinfonico con LaVerdi all’Auditorium di Milano. La prima parte del programma infatti è affidata all’esecuzione dell’intricata “Petruska Suite” che in realtà avrebbe dovuto chiudere un concerto tutto in chiave russa. L'opera fu composta durante l'inverno del 1910-1911 da Stravinskij per i Balletti russi di Sergej Diaghilev e fu rappresentata per la prima volta al Théâtre du Chatelet di Parigi il 13 giugno 1911. Rappresenta uno tra i primi fermenti di rinnovamento della danza classica del Novecento. Seppur un estratto del balletto Petruska (versione 1947), in questo pezzo non troviamo traccia delle dolci e romantiche melodie tipiche del tradizione del balletto classico, eccetto l’incipit dal sapore fiabesco. Per tutti e quattro i movimenti suddivisi in sottotemi, il pubblico può percepire come la percussione ritmica si faccia sempre più forte ed accentuata. I toni sono cupi e creano intorno alla composizione un alone di mistero al fine di raccontare la storia dell’arrivo in città durante la settimana santa, di un teatrino, delle sue marionette e di un burattinaio. Vicina a quella di “Pinocchio” questa suite racconta infatti di una marionetta dal corpo di segatura e la testa di legno, che prende vita e riesce a provare dei sentimenti. Ancora oggi, le tonalità utilizzate da Stravinskij suonano alla platea, stridenti, dirompenti, in alcuni passaggi fastidiose e sembrano collidere con la realtà sinfonica classica. Cambiamo completamente registro con la seconda parte del programma dedicato a “La bella addormentata Suite” di Pëtr Il'ič Čajkovskij, dove la musicalità si ammorbidisce e scene da sogno sembrano materializzarsi agli occhi del pubblico. Senz’altro uno dei balletti più rappresentati di Čajkovskij. La prima rappresentazione ebbe luogo il 3 gennaio 1890 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo ed il successo fu immediato. Costruita su 5 movimenti, la Suite ripercorre tutti i momenti salienti del balletto, regalando alle orecchie melodie celeberrime, come quelle sfruttate dalla Disney per il cartone animato “La bella addormentata”. Gli applausi sono praticamente d’obbligo per un’esecuzione rispettosa del ritmo e dello spirito originario della composizione. La trama è nota a tutti. Alla corte di re Floristano, viene organizzata una festa per il battesimo della principessa Aurora: intervengono cavalieri, dame e le fate buone del regno, che portano con loro doni per la principessa. Tra gli invitati manca una fata che per vendicarsi, getta una maledizione alla piccina: al sedicesimo anno di età, la principessa morirà pungendosi con un fuso. La fata dei Lillà però, non avendo ancora fatto il suo regalo, decide di modificare la maledizione: questa non morirà infatti, ma sprofonderà in sonno secolare, che coinvolgerà tutta la corte e che avrà fine grazie al bacio di un principe. Ma il top del concerto è dato dalla chiusura con l’esecuzione de “Masquerade Suite” di Aram Khachaturian. Scritto nel 1941 e pensato appunto come un gioco musicale, questo pezzo piace molto al pubblico per il suo brio e le sue coloriture. Tra i 5 movimenti, tutti dall’aria gioiosa, è proposto un valzer famoso che difatti è il passaggio di cui LaVerdi ci regalerà un bis. Il fraseggio musicale di quest’opera rispecchia lo stile ed il mood vicini alla corrente del realismo socialista, in cui l’opera d’arte doveva essere realista nella forma e socialista nei contenuti. La musica risulta fresca, il ritmo insistente. Il senso del tragico e la vita ritrovata sembrano permeare le armonie di questa “Mascherata, lasciando soddisfatti sia il pubblico che il giovane Direttore d’Orchestra Stanislav Kochanovsky, chiaramente russo, in pendant con il tema della serata.

Adele Labbate 14/04/2016

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