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All’Auditorium di Milano l’imponente Sinfonia n. 7 in Do Maggiore op. 60 Leningrado di Dmitrij Šostakovič

Ott 20

Dopo la repentina incursione di Campogrande nell’inno austriaco, laVerdi parte immediatamente con il concerto sinfonico. In realtà ci aspettavamo che protagonista del concerto dei pomeriggi domenicali di questa settimana all’Auditorium di Milano fosse la violinista Natasha Korsakova, solista nel Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K.216 di Mozart. Classe 1973, la Korsakova nasce a Mosca in una famiglia di grandi musicisti, discendenti per linea paterna dal compositore Rimskij-Korsakov. Si esibisce a Milano nel terzo di 5 concerti per violino attribuiti a Mozart. In tre movimenti, Allegro, Adagio e Rondò, scritto nel 1775, questo pezzo appartiene ancora allo spirito garbato in cui le idee tematiche vengono messe insieme ma non sviluppate. Mozart sembra distaccarsi con il suo acume dai modelli del tardo-rococò affermando la propria personalità con accenni malinconici e momenti emotivi. L' Allegro iniziale è ricco di energia e di vari spunti tematici. Nel secondo movimento (Adagio), dove la Korsakova appare un po’ incerta in alcuni passaggi, Mozart raggiunge momenti di grande commozione. Il rondò finale è scritto con sezioni di diverso ritmo e al solista sono riservate le parti più brillanti. La Korsakova tenta di rifarsi concedendo al pubblico un lungo bis. Ma protagonista indiscussa del concerto domenicale è la potente Sinfonia n. 7 Op. 60 in do maggiore Leningrado di Dmitrij Šostakovič, una delle composizioni più note ed eseguite di questo autore russo del XX. Scritta nel 1941, prevalentemente durante l'assedio di Leningrado da parte dell'esercito nazista, ed eseguita per la prima volta il 5 marzo dell'anno successivo, la Sinfonia n. 7 venne proclamata dal regime comunista come manifesto della lotta russa contro il nazismo. Šostakovič la scrisse durante l’Operazione Barbarossa, organizzata da Hitler per distruggere l’armata russa; la popolazione di Leningrado resistette per 900 giorni, prima di costringere il nemico alla ritirata. Šostakovič si trovava proprio a Leningrado (sua città natale) quando i nazisti cominciarono l’assedio, ma fu uno dei primi a lasciarla, riuscendo a completare la sinfonia lontano dagli scenari di guerra nel dicembre 1941. Significativo come il primo movimento viene scritto durante un incessante bombardamento della città e difatti la musica, con i suoi trivellanti ritmi di marcia, sembra ricreare il mood bellico. La sinfonia è complessa e dura circa 80 minuti, ed è formata da quattro movimenti. L’allegretto è in forma di sonata, dal tono patriottico introdotto dagli archi e poi ripetuto dai legni. Emblematico come il tema dell'invasione, con un'orchestrazione delicata è affidato a trombe e tamburo rullante. A seguire un Moderato e poi un Adagio, un movimento dal tono struggente e profondo, come a descrivere la desolazione e la distruzione causate dalla guerra. Si ritorna a motivi più vivaci con l’Allegro non troppo, di carattere descrittivo e celebrativo, raffigurazione del popolo che organizza la propria difesa per liberarsi dall'invasore. I temi dell'ultima parte, con le sue melodie festose, trionfanti e di carattere popolare, celebrano la resistenza. La sinfonia si conclude in modo trionfale col prepotente inserimento degli ottoni e delle percussioni. La Settima Sinfonia simboleggia un'appassionata denuncia dei crimini della guerra. Un’opera molto attuale che sembra voler esprimere il punto di vista di tutte quelle popolazioni che tentano di resistere all’ingiustizia della guerra e dei regimi totalitari. Una Sinfonia in cui laVerdi non si è risparmiata in un crescendo sempre più vorticoso. A dirigere, la bizzarra bacchetta di Eiji Oue, in una mise da Gestapo.

Adele Labbate 20/10/2015

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