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All’Auditorium di Milano il melologo “Sull’acqua – Sotto di noi il diluvio” di Michele Serra con Lella Costa accompagnata dall’Orchestra Sinfonica Verdi

Ott 06

In una mise in bianco e nero estremamente elegante, Lella Costa fa la sua apparizione sul palco dell’Auditorium di Milano per una serata speciale, in un concerto straordinario per Expo 2015. Protagonisti la Costa, il potente testo di Michele Serra, la musica dal sapore avanguardista di Fabio Vacchi e la straordinaria Orchestra Sinfonica Verdi, che ancora una volta ci stupisce sostenendo un’esperienza musicale particolare. Si tratta di una esecuzione in Prima Assoluta, anche se a settembre, presso il Palazzo di Brera in Sala Napoleonica, si è tenuto un saggio in Anteprima dell’opera di Vacchi. Si tratta di un’opera dove musica e poesia raccontano l’epica delle acque di Milano, che dopo anni di intense “asportazioni” industriali, giacciono nel sottosuolo della città cariche di mistero, di memoria e di promesse. L’opera completa eseguita da laVerdi all’Auditorium di Milano il 3 ottobre celebra l’acqua, un tema caro ad Expo 2015, il cui spot è “Come nutrire il pianeta. Commissionato  da laVerdi al musicista bolognese, attraverso i testi del giornalista scrittore romano, nell’interpretazione originale dell’attrice milanese, questo testo ripercorre la millenaria ed intima relazione di Milano con il bene primario in natura, l’acqua. In questa speciale occasione, l’Orchestra Verdi è diretta da Claire Gibault, direttore francese, apprezzata in tutto il mondo, collaboratrice di Vacchi di lunga data, che aveva debuttato con laVerdi già nel marzo del 2014, in occasione di un’altra prima assoluta di Vacchi: il melologoVeronica Franco. Lella Costa appare visibilmente emozionata e anche i Maestri della Verdi. Per entrambi si tratta di una novità, di una prima volta. La Costa, pur non dimentica del suo ruolo, rimane molto concentrata nel seguire la bacchetta del Direttore Gibault. La Costa, come sempre, non delude le aspettative del pubblico; con la sua voce modula i momenti salienti del testo di Serra, divenendo essa stessa strumento tra gli strumenti; la sua voce infatti segue pure lei una partitura, con pause, trilli, scale repentine per questo racconto sull’acqua. L’acqua ha una storia a Milano. E la storia di Milano è affidata all’acqua. Michele Serra, presente in sala insieme a Vacchi, ne fa scorrere appunto i ricordi. Amabili e sorprendenti vengono descritti i quartieri popolari dove la sera ci si riuniva per raccontare storie di gente industriosa, d’imprenditori e di operai, talora antitetici a ingiustizie e soprusi ai danni dei più deboli. Ma l’acqua è anche quella che scende dalle montagne nelle quali si è plasmato il marmo del Duomo: falde che producevano, raccoglievano, fertilizzavano, e inquinavano. L’acqua è anche quella che divideva i ricchi dai poveri nel modo d’usarla e di ripartire i quartieri. Ma la Milano, la vecchia Milano dei navigli, ha ceduto il passo, in un sempre crescente processo di trasformazione, alla Milano in cui i navigli, le sue storie e le sue fabbriche sono state coperte, perché inesorabilmente vittima del sopravvento della moda e degli affari.  Ma nonostante tutto, l’acqua non si è fatta mettere in un angolo, bolle e risale, emerge nelle metropolitane e nelle cantine. Essa deriva da suoni primitivi: forse da questa idea che Vacchi ha tratto ispirazione per la composizione del melologo. Il messaggio di questo testo, potrebbe essere sintetizzato in un’apertura agli altri chiedendo a chi porta sostegno nuovo, di osservare sempre e comunque le regole della convivenza, nel rispetto di ciò che è stato fino ad oggi e che ha diritto a pieno titolo di esserci ancora. Al contrario l’acqua potrebbe rivelarsi malvagia e guastarsi, travolgendoci. Un testo, quello di Serra, evidentemente scomodo per i molti imprenditori che continuano a colonizzare o per meglio dire sfruttare una città, Milano appunto, senza curarsi delle ragioni della natura e del suo naturale corso. Un testo semplice e al contempo graffiante, reso unico dall’interpretazione della Costa. In generale un esperimento di musica e teatro ben riuscito.

Adele Labbate 06/10/2015

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