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Al teatro Mongiovino di Roma, Banana Republic di Lucio Dalla e Francesco De Gregori rivive quarant'anni dopo nel tributo di Carlo Valente e Roberta Giallo

Apr 01

Si respira l’odore degli anni ‘70 al teatro degli Accettella, quello acre di un luogo da troppo tempo privato del pubblico dal terrore degli anni di piombo.

Eppure, a ben guardare, è il 29 Marzo 2019. E il pubblico che sta entrando oggi, a distanza di 40 anni, sembra percepirlo al punto da immaginarsi entrare nello stadio Flaminio, in quel lontano Luglio del 1978, quando un giovane Walter Veltroni, presidente della Federazone Italiana Giovanile Comunista, invitó due cantautori a condividere lo stesso palco per dare un calcio al terrore: un Lucio Dalla in stato di grazia e un Francesco De Gregori in piena ascesa.
Fu quello l’incontro che fece da preludio ad uno dei tour capaci di cambiare la storia della musica italiana: Banana Republic.
40 anni esatti dalla prima tappa, il 4 Giugno 1979 allo stadio comunale di Savona, ed è quasi un obbligo celebrare quel tour. A prendersi l’onere e l’onore è il cantautore laziale Carlo Valente - “fisarmonicista per tradizione, pianista per curiosità e chitarrista per sbaglio”, come dice la sua biografia - invitando al proprio fianco la cantautrice emiliana Roberta Giallo – di ritorno da un tour mondiae e in passato collaboratrice dello stesso Dalla.
Ancora una volta, come nel 1979, si traccia un filo musicale tra Bologna e Roma (seppure Valente nasca a Rieti), trascinato dagli interventi biografici del giornalista musicale Enrico Deregibus.
L’obiettivo dei due cantautori è replicare alla perfezione il disco tratto dal tour Banana Republic, canzone per canzone, in una scaletta fedele e intensa, quasi come quella originale. Dal pezzo che dà il titolo al tour, fino a “Come fanno i marinai”, Valente e Giallo sembrano intenzionati a mettere in scena anche le più piccole imperfezioni che hanno reso unico quell’evento storico: “ho perfino cercato di scordare la chitarra con la stessa scordatura del tour”, scherza Valente.

Se da un lato, però, questa fedeltà è la forza dello spettacolo, dall'altro corrisponde al serio rischio di trasformare il tributo in una sconsolante cover performance nella quale i musicisti scimmiottano i propri idoli, annullando la loro personalità artistica. Fortunatamente questo non accade mai, grazie proprio alla personalità di Valente e Giallo che, pur cercando di ricalcare le difficili vocalità di De Gregori e soprattutto di Dalla, non cedono mai totalmente al timore reverenziale verso i due mostri sacri della musica italiana.

E se nel 1979 il tour negli stadi italiani di Banana Republic veniva sostenuto dalla grande casa discografica RCA, oggi è la neonata Non è mica Dischi a sostenere questo tributo che corrisponde alla quinta tappa della rassegna “Non è mica… la ribalta!”, il cui obiettivo è far incontrare il teatro, la sperimentazione e la canzone d’autore.
A collaborare in modo diretto in questa rassegna è il Teatro Mongiovino, un luogo storico che si fa ponte fra passato e presente, cercando di stimolare il pubblico ad un ascolto alternativo, fisico, rispetto a quello attuale, fondato quasi esclusivamente sulla virtualità della rete.

Ed è così che quell’insegna sbiadita di un teatro di periferia, di un teatro di marionette all’interno del quale gli artisti si esibiscono circondati dalle scenografie delle produzioni Accettella, ci accoglie con quell’odore acre che ha la storia nel momento in cui echeggia nel presente. Uno spazio affascinante che rende magico tutto ciò che accade al proprio interno: dall'apertura della serata affidata a Giulai Olivari, giovane cantutrice di cui sentiremo presto parlare, fino alla sua conclusione, nella quale Giallo e Valente regalano al pubblico l'ascolto di alcuni pezzi inediti (come la toccante “Tra l'altro”, dedicata da Valente a Federico Aldrovandi).

Alessio Tommasoli

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