Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

Print this page

Senza memoria non esiste identità: il Viaggio in Italia degli Adoriza

Lug 02

Senza memoria non esiste identità. È da questo assunto che nasce lo studio musicale di Viaggio in Italia. Cantando le nostre radici, album-progetto sulla musica popolare italiana e sul suo rapporto con la contemporaneità. L’idea si sviluppa all’interno di Officina Pasolini, Laboratorio di Alta Formazione della Regione Lazio, coinvolgendo sedici giovani artisti insieme a Tiziana Tosca Donati, Paolo Coletta e Felice Liperi. Lo studio degli allievi del biennio 2016/2017 è diventato un vero e proprio spettacolo, che prima ha debuttato negli spazi della Pasolini, poi è andato in scena su Rai Radio3 in occasione del settantesimo anniversario della Costituzione Italiana, e alla fine è confluito nell’omonimo album da 24 brani, prodotto e arrangiato da Piero Fabrizi. Il disco ha vinto la Targa Tenco 2019 nella categoria Album collettivo a progetto, e verrà presentato venerdì 5 luglio alle 21.30 nella manifestazione Letture d'estate, all'interno dei Giardini di Castel Sant'Angelo. 

IL PROGETTO

La ricerca alla base del progetto indaga un intero patrimonio orale, nazionale ma multiculturale, giunto fino a noi soprattutto attraverso le musiche delle festività tradizionali. È un mondo antico, atavico e lontano, in cui comunque è ancora possibile rintracciare le radici di un’identità italiana complessa e frammentata. Diventa così un progetto quasi necessario per la miope Italia di oggi, per ricordare, celebrare e valorizzare la ricchezza culturale e sociale delle nostre radici. È anche per questocolletivo adorizamotivo che il collettivo formato dagli interpreti e musicisti di Viaggio in Italia ha scelto di chiamarsi AdoRiza: il nome deriva dalla lingua greca e significa “cantare, suonare e celebrare le proprie radici”.
Viaggio in Italia è un concerto-spettacolo itinerante che attraversa l'Italia dalla Sicilia al Friuli, passando per il Molise, la Puglia e la città di Napoli. Ogni tappa è pensata per raccogliere i colori, i profumi e le voci della memoria della musica popolare, riportando a galla tematiche storiche come la guerra, l'immigrazione, il lavoro nel meridione ma anche intrattenimento e intrighi amorosi. La particolarità di AdoRiza sta nella ricercatezza della diversità: il collettivo infatti ricorre ai numerosi dialetti italiani per rappresentare, in modo realistico, un arco narrativo che spazia dal 1200 ai primi anni del Duemila. Nel 2019 Viaggio in Italia è stato in scena al Teatro Marconi e poi all’Auditorium Parco della Musica (il 24 aprile), dove è stato presentato ufficialmente anche il disco, pubblicato da Squilibri Editore. Il collettivo è composto da: Andrea Caligiuri, Marta Lucchesini, Carlo Valente, Francesco Anselmo, Paola Bivona, Eleonora Tosto, Matteo Bottini, Michela Flore, Sara Franceschini, Salvo Corallo, Walter Silvestrelli, Valerio Buchicchio, Rita Ferraro, Giorgia Parmeni, Giulia Olivari e Fabia Salvucci.

LA MATERIA

Legata a una collettività, la musica popolare nasce dalla ricchezza di canti regionali e tradizioni veicolate dai dialetti. Legata a una collettività, ha forma anonima ed è diffusa oralmente di generazione in generazione: questo ha comportato la presenza di modifiche e versioni diverse di una stessa canzone. Nasce dal bisogno di comunicazione nell’ambito di una comunità ristretta ed è strettamente legata agli strumenti musicali con cui è eseguita e ai balli che la accompagnano. In Italia è percepita come antagonista della 81 Largemusica colta ed egemone; nel ventennio fascista veniva prodotta una versione edulcorata del folk, che ha perso popolarità con il boom economico.
Negli anni ‘60, si assiste, tuttavia, alla rinascita del genere, grazie all’intervento di artisti come i Cantacronache, i cantori di Carpino e Otello Profazio. Sul finire di quegli anni si impone anche il lavoro di Roberto De Simone che, insieme a Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò, fonda a Napoli la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Roma ospita il lavoro dei giovani musicisti del Canzoniere del Lazio, che vede anche le influenze della musica jazz, rock e africana; e ancora, Ciccio Busacca, Orazio Strano, i Musicanova. Gli anni ‘70 vedono il progressivo affermarsi del rock, anche sulla scena italiana, con conseguente perdita di terreno per il folk. Dagli anni ‘80 e ‘90 c’è un secondo revival, in cui il legame tra impegno politico e musica è quasi estinto, mentre c’è un recupero totale di forme popolari e strumenti tradizionali. Tra gli artisti più noti: Daniele Sepe, Elena Ledda, Maria Carta e Lucilla Galeazzi. Dagli anni 2000 a oggi, la canzone popolare ritorna in auge, in quanto rappresentante della memoria culturale del nostro paese, un filo rosso che attraversa la nostra penisola e unisce Nord e Sud. L’ascolto di Viaggio in Italia promette una vera escursione musicale nel nostro Paese. Per questo abbiamo provato a raggruppare geograficamente le canzoni.

IL DISCO

Cominciando dal Molise di Ripabottoni brun brun. Percussioni, violini, chitarra in un vortice travolgente di sonorità, basterebbero per raccontare tutta la vivacità e ricchezza della storia regionale molisana, che viene da lontano. Delicata, un dolce intermezzo nel ritmo frenetico della canzone interpretata da Andrea Caligiuri e Valerio Buchicchio, la vocecopertina viaggioinitalia recitante di Ludovica Bove che ci ricorda come «c’è un treno nella nostra vita» che ci ricorda di vedere la realtà con occhi sempre diversi, notando di volta in volta questo e quel dettaglio, sfuggito prima e ora scoperto: occhi sempre nuovi per perdersi sempre nella bellezza dell’unicità.
In Bella ci dormi/Qifti violino e chitarra ammaliano l’orecchio in una soave serenata, una delle più note della tradizione pugliese, unita a un canto in arbëreshe, minoranza linguistica albanofona della provincia di Foggia. Le appassionate voci di Rita Ferraro, Giorgia Parmeni e Fabia Salvucci conducono in un’atmosfera sognante, ma al tempo stesso così fortemente unita alla terra.
No potho reposare è uno dei brani più noti della tradizione sarda. Nato da una poesia che, nel 1915, Salvatore Sini dedica alla sua amata, A Diosa, e musicata, cinque anni più tardi, dal compositore Giuseppe Rachel, è interpretato da Michela Flore con voce limpida. Accompagnata dalla sola chitarra, canta il puro desiderio d’amore: «non posso riposare amore, cuore mio/ penso a te in ogni momento (…) ti assicuro che desidero solo te perché ti amo forte,/ ti amo ti amo e ti amo
Ascoltare e stare fermi non si può, i suoni della tarantella si impadroniscono non solo delle orecchie, ma di tutto il corpo con Diavule diavule, interpretata da Walter Silvestrelli. Altro giro, altra tarantella: questa volta siamo in Calabria, per la tipica tarantella di Reggio E ballati e ballati, cantata a due voci da Rita Ferraro ed Eleonora Tosto. Un testo divertente in cui si racconta tutta la voglia di esprimersi e di divertirsi, dimenticando ogni pensiero.
Ludovica Bove dipinge in un intermezzo recitato l’antica atmosfera partenopea, tra disperazione, povertà, ma anche tanta umanità. Poi parte Il Canto dei Filangieri, un canto popolare nato nel ’700 nell’ambiente dell’Asilo Filangieri, ricovero carcerario di correzione e rieducazione minorile collocato nella zona di San Gregorio Armeno. Il protagonista, destinato a una rapida carriera criminosa, ha la voce di Marta Lucchesini che, accompagnata dalle tastiere, permette di immedesimarsi nell’irriverente indole dello scugnizzo. Si rimane a Napoli con il 94 Largeterzetto femminile composto da Sara Franceschini, Eleonora Tosto e Fabia Salvucci che intona a cappella Dimme na vota sì, composta a metà ‘800 e resa famosa da Roberto Murolo.
E ancora il Secondo coro delle lavandaie, una tammuriata degna di un’opera rock, con percussioni e chitarra elettrica che si uniscono al mandolino per un coro di voci femminili che danno espressione a un testo irruento ed energico.
Dalla Sicilia il viaggio prosegue fino al Friuli Venezia Giulia, con il corale Stelutis Alpinis, risalente alla Prima Guerra Mondiale e cantato in versione solista da Giulia Olivari. Non si fa sentire la mancanza del coro degli alpini: la voce della Olivari si fonde alla perfezione con quella narrante di Ludovica Bove, regalando una sensazione di delicata omogeneità al brano.
Non ha bisogno di traduzione il canto popolare E prima d’andar via, appartenente alla tradizione lombarda, ma che strizza l’occhio a tutta l’Italia in una sfilza di doppi sensi che si concatenano come una sconcia Fiera dell’Est. Salvo Corallo snocciola con divertita eleganza i versi amorosi e maliziosi, accompagnato dai componenti del gruppo al completo, che si improvvisano divertiti avventori di un’osteria immaginaria.
La bergera, canto medievale della tradizione piemontese, vede insieme Giorgia Parmeni e Andrea Caligiuri a raccontare una storia pastorale venata di sensualità e dall’arrangiamento che mescola antico e moderno.
Ritroviamo Salvo Corallo con il gruppo a eseguire una breve, ma non per questo meno complicata vocalmente, pillola di saggezza veneta in musica: Trita el giaz propone un volgarissimo ma esilarante metodo per liberarsi delle emorroidi.
Si chiude il viaggio nel Nord Italia con La Blanchisseuse. Il canto popolare valdostano in lingua francese traccia un quadro poetico e allusivo della vita delle lavandaie ottocentesche, ed è interpretato con eterea armonia vocale da Michela Flore ed Eleonora Tosto.
Il brano Ninne nanne coniuga tre tradizioni popolari di Liguria, Emilia e Molise. La prima è registrata a Monghidoro ed è ottocentesca; Zi Monac va a caval è una filastrocca infantile legata ai frati francescani e cantata in tutta l’Italia centromeridionale;95 Large Nonna ninnarella, nota anche come Il lupo si è mangiato la pecorella, appartiene alla medesima tradizione.  Qui troviamo addirittura un soave terzetto di donne a incantare: si incastrano alla perfezione le voci di Giulia Olivari, Sara Franceschini, Marta Lucchesini e Paola Bivona.
Re bufè, interpretata da Francesco Anselmo, appartiene invece alla tradizione siciliana e si colloca nell’epoca di Carlo I D’Angiò, di cui è metafora il re protagonista della canzone.
Sotto le stelle e Serenata sincera sono brani storici della tradizione romana. Brani d’amore qui eseguiti a una sola voce accompagnata da uno strumento. Nel primo caso la voce è quella di Tosca, nel secondo è di Eleonora Tosto.
La serenata malinconica Bella sei nada femmena riprende un canto popolare di origine marchigiano rispolverato da Gastone Pietrucci, in cui il protagonista sogna di unirsi in matrimonio con la giovane protagonista. Il testo e la musicalità scelta ricordano la Malaffemmena napoletana di Totò, che Carlo Valente omaggia con la sua fisarmonica. Un vero e proprio falso popolare è Lu cacciatore Caetano, composta da Giovanna Marini e interpretata con mirabile teatralità da Fabia Salvucci.
Nenia Grika, una ninna nanna in dialetto griko, si sviluppa attraverso i toni soavi della sua interprete Giorgia Parmeni; la canzone rappresenta un'espressione d'amore puro di una madre verso il proprio figlio.
Ah, vita bella! trae spunto dalla cultura popolare della sua autrice Lucilla Galeazzi, una delle voci più potenti e intense della musica folk italiana. Il brano, cantato da Paola Bivona, narra di momenti malinconici passati, smorzando i toni con un sottofondo che ricorda i ritmi della tarantella.
Cubba Cubba lascia ampio spazio all’immaginario quotidiano campestre: la protagonista Ninella Ninozza viene esortata più volte a uccidere un maiale e servirlo ai suoi compaesani.

Si fa anche riferimento alla settimana lavorativa e alla svogliatezza quotidiana nell'affrontare il proprio dovere, giorno dopo giorno, per tante e svariate motivazioni, come nel caso de La leggera, canto registrato a Stia da Caterina Bueno e ambientato in Toscana negli anni delle prime lotte proletarie. A caratterizzare la canzone è ancora un duetto al femminile tra Marta Lucchesini e Paola Bivona
Il lamento dei mendicanti, storico brano di Matteo Salvatore interpretato da Valerio Buchicchio, rammenta un contesto familiare tipico dell'Italia meridionale, costretto a subire la partenza del genitore per trovare un lavoro e per assicurare il pane quotidiano alla prole che, per tanto tempo, resta a casa in attesa del suo ritorno.
Viaggio in Italia è un suggestivo percorso a ritroso nell’Italia del passato, che attraversa la nostra tradizione percorrendo lo scenario musicale da Nord a Sud, senza distinzioni. Buon ascolto!

Foto: Adriano Natale

www.adoriza.com - https://www.facebook.com/adorizacollettivo

Maria Castaldo, Maria Vittoria Guaraldi, Noemi Riccitelli, Greta Terlizzi, Francesca Totaro, Valeria Verbaro, Giulia Zennaro 
02/07/2019