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A ritrovar bellezza: Diodato celebra gli anni Sessanta all''Auditorium

Apr 17

Una sorprendente e sentita standing ovation saluta lo spettacolo offerto da Antonio Diodato, una delle figure più interessanti tra i cantautori emergenti del panorama italiano. Poco più che trentenne, il musicista di Aosta ha deliziato per un'ora e mezza una gremita sala Petrassi, mostrando – oltre che uno stile impeccabile e un'intonazione invidiabile – sicurezza ed eleganza nel revival della canzone nostrana messo in scena all'Auditorium Parco della Musica di Roma.

Luci soffuse di colore viola. La voce di Roberto Pedicini – doppiatore di Kevin Spacey, Jim Carrey e tanti altri – narra di un viaggio nell'auto di famiglia. Un brillante espediente scenico, utile per riprendere fiato e per costruire una tela narrativa. Durante quel viaggio, tra un pensiero e l'altro del protagonista, l'artista interpreta pezzi memorabili della nostra canzone d'autore, tutti contenuti in 'A ritrovar bellezza', sua opera seconda.

Il benvenuto al pubblico lo dà "Senza fine" di Gino Paoli, cantata quasi a cappella per testare l'acustica della Petrassi (ottima, come l'intesa con l'orchestra). Poi inizia la passerella di ospiti: Daniele Silvestri sale sul palco per "Piove" di Modugno, Manuel Agnelli tira fuori una splendida performance ne "La voce del silenzio", di Mogol, e Renzo Rubino duetta con il padrone di casa in "Una canzone per te" di Endrigo.

Due i picchi emotivi della serata. Il primo quando, confessando la propria emozione, Diodato annuncia la cover di "Se stasera sono qui" di Luigi Tenco: "Siamo qui per condividere, e questo è un pezzo da condividere". Altrettanto sentita l'interpretazione di "Amore che vieni, amore che vai" di De André, in cui Diodato si alterna al microfono con tutti i suoi ospiti. Come in una serata tra vecchi amici.

Se la prima parte è dedicata all'ultimo disco, la seconda sezione passa in rassegna i pezzi più noti dell'opera prima di Diodato, "E forse sono pazzo". Una delle più divertenti è proprio il primo singolo in assoluto della sua carriera, "da dove tutto è cominciato", "Ubriaco". Qui la tromba di Roy Paci avvolge l'Auditorium in un ritmo a metà tra rock e tarantella.

Al termine di "Babilonia", in cui Diodato dà il meglio di sè, la sala applaude convinta e l'artista è costretto a rientrare per un bis che, dice, non aveva preparato. Si siede ai piedi del palco e sussurra "Patologia", la soave buonanotte che il suo pubblico aspettava.


(Daniele Sidonio)

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