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Musica

Un guitto con la tosse: Bobo Rondelli canta Piero Ciampi al Parco della Musica
Me ne andai verso il mare,a cercare un ricordo,a trovare un passato,di quando era tempo d’amare(Piero Ciampi, Sul porto di Livorno) Ce l’ha fatto vedere sul serio, alla fine. Ce l’ha fatto sentire, immaginare, gustare, ce l’ha fatto bere a piccoli sorsi, come la bottiglia di vino accanto al microfono, che piano piano si è svuotata di ricordi da consolare. Alla fine Bobo Rondelli ce l’ha fatto vedere sul serio Piero Ciampi.È come l’amico che vorresti a ogni festa. È quello “un po’ beone un poco artista, compagnone nato triste” che racconta dell’anima sua bruciata e della sua città illuminata…
Hanjo: l’attesa nell’amore
“Sono giunto nel luogo del nulla, dove ogni ricordo è cancellato.” (Yukio Mishima)Rivoluzionaria e in controtendenza l’opera di Yukio Mishima risponde a un nuovo modo di concepire il teatro musicale. “Hanjo” è un adattamento originale del 1960 tratto dalla tradizione del teatro Nō giapponese. Lo scrittore Mishima, considerato uno dei più grandi autori del Novecento, trasferisce l’ambientazione di un’opera classica nel mondo di oggi, rovescia la conclusione e contrappone gli ideali tradizionali al grigiore dell’esistenza moderna. Lo stesso impianto drammaturgico è trattato da uno dei maggiori musicisti italiani viventi, Marcello Panni. Compositore poliedrico e raffinato artista, ventidue anni dopo la…
Un’eccellenza artistica, una profondità umana: Franco D’Andrea riceve il riconoscimento alla carriera
75 anni e non sentirli, potrebbe pensare qualcuno. Ma Franco D’Andrea, pianista e colonna portante del Jazz italiano contemporaneo, li sente e li sfrutta tutti. Così, come regalo per i suoi primi ¾ di secolo, si tuffa in un nuovo e audace progetto musicale che dall’8 aprile sarà in vendita sotto il nome di “Electric Tree”. Tre è anche il numero fortunato dell’album, che vede la collaborazione di tre differenti trio, per tre policromi volumi.Franco D’Andrea rappresenta la radice più profonda alla base di una chioma sinfonica nella quale scorre nuova linfa. Jazz, elettronica e afrobeat si incontrano per dare…
#Rubik - I colombiani fatsO approdano in Europa con l’album “On tape”
Partire è un po’ morire, diceva quello. Massima che senza dubbio i marinai di Cristoforo Colombo avevano ben in mente quella mattina del 3 agosto 1492 quando, non troppo volentieri, furono trascinati per mare, ignari di approdare in quelle che sarebbero state le future terre del Sud America. Mentre a questo giovane gruppo di Bogotà (Colombia) della morte, del partire importa ben poco, anzi, proprio nulla, dato che è pronto a levare le ancore alla volta delle temutissime Colonne d’Ercole, viaggiando su navi cariche di una musica che di latino ha ben poco. Sì, perché ai fatsO, sestetto assemblatosi intorno…
Flow, Home: tutto si trasforma e poi torna a casa
Non è facile pizzicare una chitarra elettrica come fosse una classica. Specie se si tratta dell’ostico manico di una Gibson. Se si aggiunge poi, che il tutto viene fatto ad occhi chiusi, seguendo il controcanto di una tromba, l'impresa potrebbe risultare al limite del titanico.È con queste premesse che Francesco Diodati, leader degli Yellow Squeeds, ha aperto il concerto di giovedì 31 marzo, a Il Cantiere, da lui stesso definito “il posto più bello per fare musica a Roma”.Progetto messo in piedi nel 2013, questo freschissimo quintetto di giovani talenti jazz è in tour con il primo album “Flow, Home”.…
Addio a Gianmaria Testa e Giorgio Calabrese, il mondo è un po' meno bello
"E all'orror de' notturnisilenzi si spandea lungo ne' campidi falangi un tumulto e un suon di tubee un incalzare di cavalli accorrentiscalpitanti su gli elmi a' moribondi,e pianto, ed inni, e delle Parche il canto" (Ugo Foscolo, Dei Sepolcri) I detti popolari non vanno mai presi sotto gamba, sanno e possono essere impietosi. Come questo 2016, bisesto e funesto, al quale forse dovremmo rassegnarci. La morte di Gianmaria Testa e Giorgio Calabrese conferma questo come l'anno che spazzerà via dal mondo tanta bellezza. Al netto di chi parte e di chi resta, sciogliere la contrizione ed elaborare un pensiero sensato diventa…
#Rubik - A Place To Bury Strangers: il magma del suono
Grandi nubi e luci soffuse sul palco del Traffic di venerdì 26 marzo hanno lasciato alla penombra i tre newyorkesi che attraverso la loro esibizione performativa hanno dato grande prova del talento e della grande musica che macinano. Distorsioni e feedback hanno portato alla totale compromissione del suono attraverso anche una diretta, costante aggressione degli strumenti da parte della voce/mente Oliver Ackermann e del bassista Dion Lunadon. Il tutto non manca di definire dei puntuali e matematici ritorni ad un rigore formale per la struttura di ogni brano. Il condimento visivo all’interno di questo scenario era fatto di proiezioni costruite…
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