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Venezia 75, Roma di Alfonso Cuarón

Sembra non aver dimenticato del tutto lo spazio, Alfonso Cuarón, dopo il suo premiatissimo Gravity presentato proprio a Venezia in anteprima mondiale nel 2013: siamo alla periferia di Città del Messico o forse sulla luna nel suo Roma, già considerato tra i possibili vincitori del Leone d’Oro 2018. La pellicola prende il nome dal quartiere della sua infanzia in Messico, così come i personaggi e gran parte delle vicende sono personalmente tratti dalla sua storia e dalle vicende della sua famiglia: il 1971, infatti, è l’anno in cui suo padre abbandonò moglie e figli, ma anche quello del massacro del Corpus Christi, ovvero la repressione violenta di una rivolta studentesca da parte dell’esercito messicano. La ricostruzione dei luoghi è meticolosa: il set riproduce precisamente la casa del regista da bambino, e le strade, i negozi e i luoghi pubblici sono perfettamente ricostruiti per rievocare quell’epoca. Roma 1


Eppure, Roma conserva una sua aura di atemporalità, un che di sfuggente nei suoi luoghi ripescati dalla memoria, una sensazione forse accentuata dall’utilizzo del bianco e nero da parte del regista messicano. Allo spagnolo si mescola la lingua indigena della domestica Cleo – interpretata da una sorprendente Yalitza Aparicio –, protagonista inaspettata della vera e propria epopea di una famiglia bene in cui a risaltare è proprio lei, tata e domestica quasi muta e in balia di un destino che è capace di sopportare con grande forza interiore. Roma è una storia di personaggi femminili: gli uomini sono assenti, come il padre di famiglia, medico, che scompare portandosi con sé le sue librerie e i suoi attrezzi e, quando presenti, non sono affatto modelli da seguire, come l’amante di Cleo che la abbandona senza una parola dopo aver scoperto la sua gravidanza. Altra protagonista, dunque, è la madre Sofia – Marina de Tavira – abbandonata dal marito e obbligata dalle circostanze a reagire e ad affrontare la crisi per la sua famiglia. Le due donne, pur appartenendo a due classi sociali distinte, vanno oltre le convenzioni sociali e risultano ancora più unite dalle numerose avversità e dagli ostacoli della vita quotidiana. Roma 2


Roma unisce allora storia familiare e trasformazioni sociali nella impeccabile tecnica registica di Cuarón: i suoi piano sequenza – memorabile quello iniziale – accompagnano per mano lo spettatore nei luoghi della sua memoria, indugiano su cose e persone, conferendo una certa epicità al racconto dello squallore e del quotidiano. Le riprese hanno impegnato attori non professionisti per centodieci giorni con una sceneggiatura svelata di giorno in giorno al cast da parte del regista, che firma anche sceneggiatura e fotografia di quello che considera il suo film più personale ed emotivamente impegnativo. La pellicola verrà distribuita a partire dal prossimo 14 dicembre su Netflix, da cui è stata prodotta, e in alcune sale selezionate.

Pasquale Pota 04-09-2018

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