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"L'uomo invisibile" è la nuova scommessa vinta dal produttore Jason Blum

L’emergenza Covid-19 ha mietuto molte vittime prossime all’uscita nelle sale cinematografiche. Alcune sono state salvate in extremis con la posticipazione, altre si è deciso di renderle noleggiabili legalmente su piattaforme online. L’ultimo caso è quello de L’uomo Invisibile, disponibile in Italia su Chili. Trovatosi nell’occhio del ciclone (la sua uscita nei cinema italiani era prevista per il 5 Marzo 2020), questo nuovo riadattamento del classic monster della Universal spicca per modernità e intelligenza.

Cecilia Kass, la protagonista, vive da tempo una malsana relazione con Adrian, un uomo violento e mentalmente instabile. Decisa a lasciarlo, fugge da lui trovando rifugio in casa di sua sorella e dell’amico d’infanzia, compagno di lei e con una figlia adolescente. Dopo aver ricevuto la notizia della morte dell’ex crede che il suo incubo sia finalmente finito, ma non è che l’inizio. Il sospetto che sia una messa in scena scatena dubbi e paure che metteranno a rischio la sua vita e quella dei propri cari. 

L'uomo invisibile fa ben sperare per il futuro del Dark Universe dopo il flop de La Mummia del 2017, e dispiace che gli spettatori italiani non abbiano potuto goderne sul grande schermo. A fronte di un budget di circa 7 milioni, in America ne aveva già incassati più di 100 e sicuramente avrebbe continuato a rimpinguare le casse del box office se non fosse stato frenato anche lì dalle misure restrittive riguardanti l’emergenza sanitaria mondiale. E’ un horror che modernizza e rende attuale l’icona Universal degli anni ‘30 tratta dal romanzo omonimo di H.G Wells di fine ‘800 trasformandola in uno stalker che perseguita la vita di una giovane donna, minandone l’equilibrio appena ritrovato. Cecilia si ritrova impotente di fronte ad un uomo che, resosi invisibile grazie al suo genio di scienziato, la tormenta psicologicamente rendendola pazza agli occhi delle persone a cui lei chiede disperatamente aiuto. Gioca con lei in maniera subdola e cattiva facendogli terra bruciata attorno, la debolezza di lei è la forza di questo moderno uomo invisibile supportato dalla tecnologia. Nessun siero prelevato da chissà quale fiore o pianta come nel film in bianco e nero, è una tuta ricoperta da telecamere, da piccoli e insidiosi occhi a rendere Adrian pericoloso, un voyeurismo total-body di cui Cecilia è vittima inconsapevole. Ad interpretarla un’attrice in continua ascesa nell’industria di Hollywood, Elizabeth Moss, a suo completo agio in un ruolo che porta sulle proprie spalle la responsabilità di un argomento delicato come la violenza sulle donne. La capacità d’interpretazione dello spettro emotivo di Cecilia rende la sua performance efficace e magnetica, dando ulteriore prova del suo grande talento e restituendo una figura di donna assolutamente vera e non costruita. The Invisible Man

Ad Hollywood il vento è cambiato, i numerosi scandali sessuali venuti alla luce hanno dato voce e coraggio a chi, fino ad allora, aveva vissuto nella paura e il personaggio di Cecilia, così come il film, è figlio del nostro tempo. Una mossa furba da parte del regista e sceneggiatore Leigh Whannell? Se non si conoscesse la Blumhouse verrebbe istintivo rispondere sì, ma attualizzare i temi caldi della società sembra essere diventato uno dei marchi di fabbrica di Jason Blum. Produttore ormai affermato, giovane ma con le idee ben chiare su come si lavora alle sue dipendenze, il suo successo è determinato da una formula che, tra le altre cose, lascia la completa libertà creativa al regista. Scommette, rischia, dà fiducia a cineasti talentuosi lanciandoli nell’olimpo hollywoodiano (casi eclatanti quelli di Jordan Peele e Damien Chazelle) e la storia si ripete con Leigh Whannell. Creatore insieme a James Wan di Saw-L'enigmista e Insidious (saghe in cui ha anche recitato), con L’Uomo Invisibile ha raggiunto l’apice, almeno fino ad ora, in regia e sceneggiatura riuscendo a mantenere tensione e ritmo per tutta la durata, insolita per un horror, di due ore. Dimostra capacità creativa, una tecnica registica che continua ad affinare film dopo film e una consapevolezza del mestiere notevole.

Prematuro, forse, affermare che L’uomo invisibile sia già un cult, ma ha tutte le carte in regola per diventarlo in un futuro prossimo e Whannell ha sicuramente imboccato la strada giusta per affermarsi ufficialmente tra i registi horror più promettenti. 

Tiziana Panettieri 17/04/2020

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