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“Tom of Finland”: il biopic sull’illustratore Touko Valio Laaksonen al Nordic Film Fest di Roma

La terza giornata del “Nordic Film Fest”, in programmazione dal 2 al 6 maggio alla Casa del Cinema di Roma, si è conclusa con il biopic del regista finlandese Dome Karukoski Tom of Finland, dedicato all’illustratore omoerotico Touko Valio Laaksonen, in arte Tom of Finland. Il film è stato selezionato per rappresentare la Finlandia ai premi Oscar 2018, nella categoria Oscar al miglior film in lingua straniera.
Sconosciuto forse ai più, Tom of Finland ha profondamente influenzato l’immaginario omosessuale, con i suoi corpi muscolosi e virili, i falli enormi e le giacche di pelle. Le illustrazioni del finlandese hanno il merito di aver offerto un’idea gioiosa e giocosa dell’omosessualità, affrancandola dai pregiudizi di cui è stata vittima per secoli. Ed è questa una delle maggiori conquiste raggiunte dall’artista: svincolare l’omosessualità da una rappresentazione faziosa. I suoi corpi sono sani, robusti, energici, trasudano gioia di vivere e mascolinità, l’esatto opposto della riduzione dell’omosessuale a stereotipo mellifluo e effeminato, già per alcuni sintomo di corruzione morale e malattia. Tom of Finlad 2Il film di Karukoski cerca di restituire questa concezione della sessualità, maturata dal disegnatore nel corso di un percorso di vita sofferto ma sempre affrontato a testa alta, tra fantasmi del passato e desiderio di libertà, partendo dalla traumatica esperienza sotto le armi di Laaksonen nella seconda guerra mondiale, durante il conflitto tra esercito finlandese e URSS. Saranno poi gli USA - e in particolare l’aria di emancipazione e liberazione dei costumi che si respirava a Los Angeles e San Franscisco negli anni ’70 -, a sancire il trionfo dell’illustratore, ribattezzato appunto Tom of Finland. Tom - prima ancora di diventare Tom - non si dispera mai per la propria condizione, non lo vediamo mai colto da dilemmi morali e esistenziali sulla propria identità sessuale. Pur essendo cresciuto all’interno di un sistema ferocemente repressivo nei confronti del diverso, le certezze sulla dignità e la bellezza della propria natura non vacillano in Tom, come al contrario è accaduto ad altri. Il film evita dunque i facili pietismi, al riparo da scontate ipotesi melodrammatiche, ponendo al suo centro la forza di un personaggio consapevole di sé e dalla carica vitalistica, mostrando, in alcuni dei suoi momenti più felici, come la penna dell’artista riesca a trasformare eventi drammatici in occasioni di scoperta e riscoperta del corpo.
Eppure, proprio il mancato approfondimento di quel’ultimo aspetto - trattato per lo più nella prima parte del film - costituisce uno dei punti deboli del film, da cui ci si sarebbe aspettati una maggiore esplorazione sugli aspetti artistici del protagonista. La seconda parte sembra talvolta compromessa dall’esigenza di condensare il racconto dell’ascesa di Tom. Un racconto che si dimostra dunque più interessante nei suoi primi minuti - in particolare durante le sequenze negli anni bellici -, quando riesce a prendersi tutto il tempo necessario per un’indagine umana e artistica di spiccata sensibilità, dando spazio all’interiorità psicologica del personaggio, alle sue immagini mentali, ai suoi incubi e ai suoi desideri. Momenti che fanno di Karukoski un regista di grande talento.

Riccardo Bellini 05/05/2018

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