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"The Grudge" torna a far paura nel nuovo capitolo prodotto da Sam Raimi

Dal 27 febbraio al cinema il quarto film di una delle saghe horror più di successo del nuovo millennio, reboot del remake americano del 2003, legato a sua volta al più famoso film giapponese Ju-on uscito in direct-to-video nel 2000. Riprendendo il nucleo centrale dei film precedenti tutto ruota intorno al rancore (Ju-on in giapponese significa questo) che, si dice, una persona al momento della morte possieda e che rilasci nel luogo in cui è avvenuta, infestandolo, trasformandosi in un yurei, nome tradizionale dei fantasmi giapponesi. Nella casa in cui il film si svolge sono avvenuti degli omicidi a cui ne seguiranno altri, perché chiunque vi entri attirerà la maledizione su di sé. La detective Muldoon, ritrovatasi per caso ad indagare su questi avvenimenti, sarà l’ennesima vittima dello spirito infestante e, per salvare la sua vita e quella del figlio, dovrà indagare e risolvere questi delitti una volta per tutte. the grudge 4

Prodotto dal maestro dell’horror Sam Raimi, The Grudge è diretto da Nicolas Pesce, autore anche della sceneggiatura, che da qualche anno sta tentando di ritagliarsi un piccolo spazio con film quali The Eyes of My Mother del 2016 e Piercing del 2018. Qui sceglie di riprendere, con risultati discreti, l’atmosfera della saga originale creando un collegamento adulatore con il primo film giapponese e il suo remake americano, del 2003. Decide di concentrarsi più sull’effetto visivo orrorifico che sulle sensazioni di angoscia e inquietudine di cui i film horror giapponesi sono massimi esponenti e che raramente i rifacimenti americani riescono ad emulare. La particolare scelta di narrazione che fa sì che il film viaggi su più linee temporali accompagnate da didascalie che aiutano a chiarire la cronologia degli eventi, dando dinamicità e ritmo ed evitando la canonica linearità. Questo permette a noi spettatori insieme alla protagonista di ricostruire gli eventi ed evitare che il film incappi nell’immediato oblio in cui molti horror commerciali cadono inevitabilmente, perché privi di personalità e creatività. Il talento di Pesce viene esaltato più dalla sceneggiatura che dalla regia, ordinaria e senza nessuna iniziativa brillante e originale. Non mancano i jumpscares, cari al filone più mediocre del genere che, nonostante il loro posizionamento ben studiato durante lo svolgimento del film, tendono ad interrompere bruscamente il fluire del crescendo di tensione scadendo così in una banalità facilmente evitabile. Buona parte della complessiva riuscita del film è dovuta ad un cast insolitamente bravo e credibile per un reboot horror, da Andrea Riseborough (Birdman, Animali Notturni) a John Cho (Star Trek, Into Darkness) a Demiàn Bichir (Alien: Covenant, The Hateful Eight) e la veterana Lin Shaye (Nightmare- dal profondo della notte, Insidious, Ouija), la cui presenza risulta sempre gradita nei film di genere. 

Negli ultimi anni l’horror sta sperimentando su sé stesso, riuscendo ad esprimere un potenziale da tempo schiacciato sotto la pressa di stereotipi e banalità (casi esemplari, tra i tanti, sono Get Out e The VVitch), ma resta sulla cresta dell’onda quel filone horror amato dal pubblico, semplice, ingenuo e poco pretenzioso, il cui unico obiettivo è quello di far divertire il pubblico in sala. The Grudge vi rientra a pieno titolo, con l’ulteriore pregio d’aver rivitalizzato e riportato alla mente un incubo e un macabro suono che, con la stessa intensità del giapponese Ringu, ha terrorizzato un’intera generazione. 

Tiziana Panettieri

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