Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 674

“The Girl, the Mother and the Demons”: amore e schizofrenia al Nordic Film Fest di Roma

A prima vista potrebbe sembrare un thriller, The Girl, the Mother and the Demons (Flickan, mamman och demonerna), infarcito com'è di tutti quei riferimenti e rimandi a un cinema e a un immaginario perturbante che parte da film come Repulsion di Roman Polanski e arriva fino a prodotti recenti come Babadook. Eppure, a guardarla meglio, l'ultima fatica della svedese Suzanne Osten, presentata in anteprima al "Nordic Film Fest" di Roma, non è altro (si fa per dire) che un sofferto dramma sociale, scorcio su una realtà – quella della schizofrenia – che l'autrice affronta con una competenza, un affetto e un'empatia decisamente lontani dalle più classiche logiche di genere.Girl1

Perché non c'è alcuna ambiguità orrorifica tra realtà e finzione nella storia di Siri e di Ti (madre e figlia anche fuori del set), nessuna difficoltà (almeno per lo spettatore) a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è, a districarsi tra le fantasie e i sogni infantili di una bambina e la lenta, inesorabile discesa nella follia allucinatoria di sua madre. 

É una tragedia quotidiana filtrata attraverso gli occhi dell'infanzia, d'altronde, il film della Osten, ultima tappa di un percorso autobiografico su un rapporto, quello con una figura materna complessa e problematica, iniziato già negli anni Ottanta con il film d'esordio Mamma (1982) e qui reso con una delicatezza, un pudore e un'attenzione indiscutibilmente fuori dal comune. 

Difficilmente un altro film sarebbe riuscito, con tanta immediatezza e inventività, a rendere il senso di un grave disagio psichico raccontandolo attraverso una favola nera distorta e a misura di bambino, mantenendo sapientemente l'equilibrio tra l'incubo più assoluto (i “demoni”, a tratti ben visibili, di Siri) e l'affetto incondizionato di un'infanzia eletta a ultimo baluardo di salvezza.

Mettendo in scena la quotidianità stravolta e disturbante del suo chiusissimo microcosmo familiare, la regista restituisce così al pubblico il dramma di una donna e, insieme, quello di una società terrorizzata dalla malattia mentale, pronta ad allontanarla, emarginarla e relegarla nel buio della sua disperazione, lasciandola sola con i propri affetti e i propri mostri, alla disperata ricerca di un lieto fine da scrivere a ogni costo.

Mattia Caruso 08/05/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM