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1982. A un bar di una spiaggia, dove campeggia il poster della Nazionale Campione del Mondo, un bambino ordina il gelato gusto arcobaleno, il mitico ghiacciolo degli anni Ottanta dai quattro gusti: cola, limone, menta e fragola. Mentre gusta il gelato osserva un vero arcobaleno spuntato dopo un acquazzone. Quel bambino crescerà e amerà sempre gli arcobaleni tanto da diventare un osservatore di arcobaleni professionista e un guardiano di uno specchio in un piccolo paese di montagna, Viganella. La sua vita verrà sconvolta quando una notaia gli comunica che ha un fratellastro di tredici anni e l’unico tutore legale è lui. 

Il film segue le peripezie e il viaggio dei due fratelli da Roma a Parigi attraverso battibecchi, battute in romanesco e luoghi del cinema. Il racconto parte interessante soprattutto quando mette in campo due personalità molto diverse- uno troppo bambino, l’altro troppo serio- ma nel proseguo della storia non si rivela interessante ma piuttosto intrappolata in una visione molto ingenua e banale della vita: ogni volta che si presenta l’occasione di cambiare tono l’ostacolo viene sempre aggirato.
Stefano Fresi interpreta un quarantenne immaturo con un lavoro precario. Nel suo essere un eterno Peter Pan è molto affettuoso e istintivo. Si farà amare da fratello e da una ragazza incontrata a Rimini per caso, interpretata da Simona Molinari. Il suo humour è trascinante ma non basta a far cambiare ogni tanto rotta alla storia e a renderla più credibile.

Cè Tempo

Giovanni Fuoco è il fratello tredicenne di Stefano. È un ragazzino che si trova solo all’improvviso anche se sembra non avere avuto molto affetto dai genitori che lo lasciavano sempre solo con la baby sitter. Ha dentro di sé tanti sogni, tante passioni ma anche tante paure. Non basta l’affetto e la vita a colori di Stefano né l’incontro con una sua coetanea per farlo cambiare completamente. 

Walter Veltroni nella sua prova da regista mescola nella stessa pellicola amore, drammaticità, fratellanza, road- movie e citazioni cinefile- Fellini, Bertolucci e Truffaut- appiccicate come post-it sul frigorifero ma il risultato è un pastone dolciastro e mal assortito in cui non c’è mai una svolta amara e troppi punti di domanda non vengono risolti. Alla fine il sorriso di Giovanni davanti a un altro arcobaleno, come quello di Stefano, dimostra che i protagonisti non hanno intenzione di crescere e vogliono rimanere sempre a fissare gli arcobaleni, colorati ma impalpabili e inconsistenti come si dimostra il film.

Maria Vittoria Guaraldi n11/03/2019

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