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Nella Giornata dedicata alla legalità su Rai Uno, dopo Liberi di scegliere e varie altre fiction dedicate a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, il 22 maggio 2019 andrà in onda Duisburg Linea di sangue. Protagonisti del nuovo film tv sono Daniele Liotti, recentemente protagonista dell'ultima serie de Un passo dal cielo, e Benjamin Sadler attore tedesco noto in Italia per le fiction Anna Karenina, Guerra e pace e Caravaggio. I due attori sono due commissari di polizia, due servitori dello Stato, che si trovano ad indagare  insieme su un fatto tragico senza precedenti: nel Ferragosto 2007 a Duisburg, all'uscita da ristorante "Da Bruno" sei italiani vengono trucidati da due killer. Sono tutti calabresi e giovanissimi. La Kriminalpolizei pensa a un regolamento di conti tra bande di turchi, albanesi e italiani per controllo di armi e droga. Il commissario Battaglia, saputo l'accaduto, viene inviato in Germania per affiancare il collega Thomas Block. Battaglia intuisce che il fatto risale a un'antica faida familiare nata a San Luca, un paesino dell'Aspromonte ritenuto capitale dell'ndrangheta, iniziata durante il carnevale del 1991. Il film è diretto da Enzo Monteleone che partecipa anche in veste di sceneggiatore insieme a Claudio Fava, Francesco Ranieri Martinotti e Monica Zappelli.

Si è puntato a fare un racconto civile di un servitore dello Stato e si è voluto mostrare anche i simboli della criminalità. La 'ndragheta gestisce l'immigrazione, proprietà e droga vivendo da semi clandestini. Daniele Liotti sottoliena che per prepararsi ha incontrato i veri poliziotti che hanno condotto le indagini perchè possedevano dei risvolti impossibili da trovare sui quotidiani. Il suo personaggio,  consapevole dei tanti difetti che abbiamo noi italiani, è umile e fa parte di quel grande esercito di persone che giorno e notte combatte la criminalità organizzata con grande spirito di sacrificio e intuito. Mostra anche il suo lato privato di padre di famiglia e i rischi che corre ogni giorno. Affiancando due commissari di due nazionalità diverse si è  voluto evidenziare le diverse  tecniche di indagine dei due paesi e come adesso la Germania sia molto più organizzata per quanto riguarda il crimine mafioso. Prendono la parola anche i due giovani attori che interpretano i due killer: Brenno Placido e Massimiliano Frateschi. Quest'ultimo sottolinea come i malavitosi giovani non sanno quello che stanno facendo e l'unica arma per combattere e debellare la mafia è l'educazione.

Il film è prodotto da Laurentina Guidotti e Cochita Airoldi.

Maria Vittoria Guaraldi 16/05/2019

Dopo la breve grandeur con SKY, i David di Donatello sono tornati su Raiuno, in una prima serata condotta per la seconda volta consecutiva da Carlo Conti, ormai cerimoniere ufficiale del servizio pubblico. Per quanto vi sia stato un indubbio sforzo nel rendere l’evento più attraente, i problemi sono sempre gli stessi: i limiti di un sistema che non è una vera industria in grado di promuoversi, la fragilità di uno show zeppo di momenti evitabili (imbarazzante l’unico pezzo comico, un po’ troppo improvvisato il coro del cast di “A casa tutti bene”, poco appropriata l’esibizione dei Bocelli), la scarsa collaborazione di un parterre come al solito freddino. Tuttavia, è stato per il cinema italiano un’ottima annata, che conferma quanto negli ultimi tempi stia vivendo una stagione entusiasmante. Peccato che non ci sia un pubblico disposto ad andare in sala a sostenere questi film: a “A casa tutti bene” sono bastati poco più di nove milioni di euro per conquistare il neonato David dello spettatore, assegnato al film che ha più incassato nell’anno.

Frontrunner della serata, “Dogman” di Matteo Garrone ha vinto nove premi su quindici candidature: alla straziante favola nera ispirata ad un vero fattaccio di periferia sono andate le statuette per il film, la regia, l’attore non protagonista (Edoardo Pesce), la sceneggiatura originale (condiviso da Garrone, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso con Marcolino, un macchinista che a suo modo ha collaborato alla scrittura), la fotografia, la scenografia, il trucco, il montaggio e il suono. Ha però mancato il David, dopo gli allori a Cannes e agli European Film Awards, il suo canaro, Marcello Fonte: ha avuto la meglio Alessandro Borghi, straordinario protagonista di “Sulla mia pelle”, dolorosa ricostruzione del caso di Stefano Cucchi, alla cui famiglia (e “agli esseri umani”) l’attore ha dedicato la vittoria. Oltre al David Giovani, ha ottenuto anche le statuette per il produttore e il regista esordiente, premio da quest’anno intitolato a Gian Luigi Rondi, storico presidente dell’Accademia del Cinema Italiano. In realtà il riconoscimento ha creato qualche malumore perché non si tratta dell’opera prima del pur notevole Alessio Cremonini. Secondo il regolamento non ci sono violazioni, poiché l’esordio "Border" (2013) non fu distribuito in sala; eppure, a livello logico, il problema sussiste. In questo senso, è impari il confronto con i fratelli D’Innocenzo, loro sì davvero esordienti, che con “La terra dell’abbastanza” hanno offerto uno dei debutti più clamorosi degli ultimi anni.

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Nel trionfo annunciato (poco audace?) di “Dogman”, agli altri restano le briciole: le tredici candidature di “Capri-Revolution” si sono trasformate in due statuette per i costumi e la musica; i doverosi riconoscimenti per la sceneggiatura non originale e la canzone del cult “Chiamami col tuo nome” (dodici nomination) conferma l’antipatia della comunità del cinema italiano nei confronti di Luca Guadagnino; mentre “Loro” (velate polemiche per i mancati cenni a Paolo Sorrentino) ha dovuto accontentarsi di due premi su dodici possibili, per le acconciature e l’attrice, l’emozionatissima Elena Sofia Ricci. Due veterani: Marina Confalone si è meritata il suo quinto David in carriera per “Il vizio della speranza”; e Nanni Moretti, regista del commovente documentario “Santiago, Italia”, ha vinto per la nona volta.

Non particolarmente memorabili l’intervento di Uma Thurman, che ha dimenticato di ritirare il suo David Speciale, né la premiazione del già grande Tim Burton, in Italia per il tour promozionale di “Dumbo”. Più onesti gli emozionati vaneggiamenti sulla paura del maestro Dario Argento, onorato per la prima volta dall'Accademia, e gli impacci di Francesca Lo Schiavo, tre Oscar per la scenografia assieme a Dante Ferretti. E l’idea di assegnare il David Speciale solo a lei senza il marito è forse la scelta più politica della nuova gestione della presidente Piera Detassis, che ha rivoluzionato la giuria del David cercando di rendere l’appuntamento meno provinciale e clientelare. Certo, fa un po’ impressione che la storica presenza di due donne (Valeria Golino e Alice Rohwracher; ma c'era anche Wilma Labate segnalata nei documentari) nella cinquina per la miglior regia si sia risolta in un nulla di fatto, dato che i loro “Euforia” e “Lazzaro felice” non hanno portato a casa nemmeno un premio.

Lorenzo Ciofani  27/03/2019

Gli operai non sono numeri ma persone. Questa è stato pensiero di Enzo Muscia quando ha deciso di rilevare la A Novo, l’azienda di Saronno che l’aveva licenziato. Nel febbraio 2019 Enzo Muscia è stato insignito dal Presidente della Repubblica Mattarella del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana e la sua storia è un esempio di grandi capacità imprenditoriali, di grande forza di volontà, di passione per il proprio lavoro, di non piegare la testa, di non scendere a compromessi calpestando gli altri e pensando solo a se stessi e soprattutto di considerare il lavoro un diritto. La A-Novo ha aperto una filiale anche a Torino, ha assunto circa trenta persone ed è pronta ad assumere. .

Beppe Fiorello ci racconta la sua battaglia per ridare lavoro agli operai e far ripartire l’azienda trovando la forza anche in suo figlio Davide nato con problemi al cuore. Il film è diretto da Nicola Campiotti.

Marco Parisi è un operaio specializzato alla Nova Teck: è un professionista molto preparato, intraprendente e molto testardo. Gli operai per lui sono come una famiglia. Nel 2011 l’azienda è in gravi difficoltà e il curatore fallimentare chiede a Marco di gestire insieme a venti colleghi un affitto di ramo d’azienda per un anno nella speranza che qualcuno si faccia avanti per rilevarla. Scaduto il periodo la situazione non cambia e la Nova Teck si avvia verso il fallimento. Marco decide, senza non poche difficoltà nel trovare finanziamenti, ipotecando la casa e rifiutando un lavoro prestigioso in un’azienda concorrente, di compare la Nova Teck e ridare lavoro a tutti i suoi colleghi. Nella trasposizione televisiva sono raccontate con precisione tutte le dinamiche della storia di un uomo che passa da operaio a imprenditore e che si prende a cuore esigenze e sogni dei suoi colleghi. Beppe Fiorello, il cui ruolo di persona sensibile alle problematiche sociali calza a pennello, si dimostra ancora una volta in grado di fornire una grande prova d'attore mettendo in luce le caratteristiche di una persona di questi tempi atipica.

 enzo-muscia.jpgIl film mette in luce le difficoltà che comporta perdere il lavoro da un giorno all’altro e trovare un altro impiego perché la tua situazione "non dipende mai da chi a cui ti stai rivolgendo"; le esigenze di mercato che fanno chiudere piccole e medie imprese; le banche che non ti vengono incontro anche se sei la persona più onesta del mondo; la forza di tante persone che nonostante tutto difendono con le unghie e con i denti tutto quello che si sono conquistati facendo tanti sacrifici. 

Accanto a Beppe Fiorello c’è Sara Zanier che interpreta la moglie Carla, Andrea Pennacchi nel ruolo di Mario, Stefano Rossi Giordani in quello di Simone, Alberto Basaluzzo in quello di Fabio. Gianluca Gobbi presta il volto a Michele, Viola Sartoretto impersona Anna, Claudia Penoni ha il ruolo di Maria Grazia. Antonio Zavatteri veste i panni di Berti mentre Gianluca Ferrato è il capo reparto Gianni De Rosa, Enrico Ianniello ha la parte del curatore fallimentare e la dottoressa Manuela Longoni ha il volto di Olivia Manescalchi.

Maria Vittoria Guaraldi 20/02/2019

 

 

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