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Dal 21 marzo una serata cinematografica al gusto menta con "Peppermint - L'angelo della vendetta"

Cosa faremmo se subissimo una perdita inimmaginabile e ci trovassimo in un sistema marcio e corrotto? Questa è la domanda principale che solleva Peppermint – L’angelo della vendetta, un film di Pierre Morel con Jennifer Garner nei panni della protagonista. La pellicola - in uscita nelle sale italiane il 21 marzo - racconta di Riley North (Jennifer Garner), una moglie felice e una madre modello, che assiste impotente all’omicidio del marito Chris North (Jeff Hephner) e della figlia Carly per mano di alcuni trafficanti. Gli autori del brutale omicidio vengono catturati ma durante il processo, nonostante la testimonianza della donna, le accuse vengono fatte cadere e gli assassini liberati grazie all’intervento di giudici, di avvocati e di poliziotti corrotti. Riley decide dunque di farsi giustizia da sola ma il suo obiettivo non saranno più soltanto i carnefici della sua famiglia ma tutto il sistema della (non) giustizia americana.
Si rimane positivamente colpiti dalla storia di questa donna che si trasforma da normale cittadina a una paladina della giustizia. Riley infatti non è la tipica eroina eroe dei film perché in passato non è stata né una spia né un militare. Lei è una donna normalissima che però si vede costretta a trasformarsi in qualcosa d’altro – una paladina della giustizia o un’assassina? - a causa del trauma che la travolge improvvisamente. È proprio questa dimensione familiare e “casalinga” che porta lo spettatore a schierarsi subito dalla sua parte nonostante Riley compia dei brutali omicidi. Chi vede la storia si trova inevitabilmente a supportare la causa della donna. Tuttavia una domanda non lascia mai lo spettatore: è davvero giusto quello che fa? Si può davvero giustificare una donna che risponde alla violenza con altra violenza? Peppermint – L’angelo della vendetta ha al centro proprio questo dibattito: vendetta o giustizia? Riley è un’assassina vendicativa o una giustiziera che fa quello che il sistema della giustizia non fa? Ma soprattutto: come si pone l’umanità a riguardo di queste due facce della stessa medaglia? Sicuramente la vendetta non ripaga mai e non riporta indietro nessuno. Infatti Riley non uccide per il gusto di uccidere ma per mettere in atto una “pulizia del marcio” che il sistema giudiziario non è stato capace di offrire. Una pulizia però che interessa solamente le persone che l’hanno ferita profondamente e irreparabilmente: Riley non sarebbe mai in grado di colpire delle persone innocenti. Anzi, la sua volontà non è per nulla quella di diventare una vigilante: lei è consapevole che potrebbe non sopravvivere e accetta questo (eventuale) destino perché tornerà ad unirsi alla sua famiglia sapendo però che coloro che l’hanno distrutta non faranno più del male a nessuno.
Peppermint – L’angelo della vendetta è sì un film d’azione che però solleva la complessità delle questioni morali che girano intorno al concetto di giustizia senza dare delle vere soluzioni. Tuttavia, come afferma il produttore Richard Wright: “Nessuno vuole vedere dei vigilanti che se vanno in giro a farsi giustizia da soli ma certamente ci sono molte persone là fuori che hanno bisogno di essere protette molto meglio di quanto faccia la legge.” E da questo punto di vista, siamo tutti pronti ad accogliere e supportare chiunque si prenderà carico di questo impegno.

Chiara Rapelli 19/03/2019

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