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Non-Fiction: arriva a Venezia la nuova commedia di Assayas

Finalmente arriva al Festival di Venez41229948 533585980426983 291377564977463296 nia anche una ventata di leggerezza tipica dello humor francese. Non-Fiction si apre sulle parole di una conversazione tra il composto editore Alain (il sempre più bello Guillaume Canet) e il timido e impacciato scrittore Léonard (Vincent Macaigne) riguardo la pubblicazione del suo ultimo libro. Sviluppandosi attorno a una lunga serie di cene tra amici con calici di vino rosso, sciarpe di cotone e qualche candela per creare un’atmosfera accogliente e rilassante, Olivier Assayas ci diverte con dispettosa ironia a soli due anni dal suo inquietante quanto sensuale Personal Shopper. Dimentichiamo sms da sconosciuti e presenze disturbanti per calarci così in tutt’altro contesto al centro del quale regna il grande problema del nostro tempo: la “comunicazione”.
Si legge, non si legge, ci si informa o non si sa più come informarsi e ancora di più si parla o non si parla.
Si inizia così una curiosa discesa nel cuore del problema odierno relativo alla “crisi del mondo editoriale cartaceo” sotto le prese di posizione evidenti dei personaggi tra coloro che ne elogiano il prestigio e la bellezza senza tempo e chi contropropone l’editoria digitale come vera avanguardia verso il futuro digitalizzato.
Emerge così un sottofondo di perenne incomunicabilità situato a priori dalla nostra capacità di esprimerci spesso ridotta a stereotipi e retorica.
E di pari passo alla “parola” anch’essa in crisi, le relazione dei personaggi non sono da meno: Alain tradisce la 41363534 734743650205136 4969461677562003456 nmoglie Selena (l’elegante Juliette Binoche) e lei, grande attrice passata da poco alle serie-tv per adattarsi ai cambiamenti della sua epoca, a sua volta intraprende da sei anni una relazione con Léonard da qui il titolo in francese “Double Vies”.
E seppure il film sembra non proporre un susseguirsi consistente di avvenimenti né tanto meno una evoluzione di ciascun personaggio, anzi molti di loro non riescono ad uscire dalle loro cattive abitudini, pone in chiara luce allo spettatore la direzione che sta prendendo questa nostra strana era di ash-tag, tweet e post: riusciamo ad impegnare ore per esprimere le nostre importanti opinioni su riviste, social net-work e dibattiti in tv avendo però oramai dimenticato come si comunica realmente l’uno con l’altro.
Simo così molteplici e sostanzialmente inappagati mentre il web acquisisce il ruolo di surrogato alle nostre interazioni come nell’esilarante momento in cui Léonard alla presentazione del suo libro scopre che la sua ex-moglie lo ha denunciato tramite i social per aver violazione della privacy avendo parlato anche di lui nell’ultimo pubblicato.
Quindi è la quotidianità stessa che rimane un semplice susseguirsi di ordinarietà al di fuori dal coraggio di prendere decisioni pericolose ma necessarie e nascosti dietro un velo di insoddisfatta comodità cui non riusciamo a rinunciare perché richiederebbe troppo sforzo liberarsene.
Nonostante questo traspaia apertamente non manca però quel tocco di divertimento che soddisfa chi si aspetta leggerezza e consistenza anche là dove la situazione rischia il tragico. Non è Woody Allen o Wes Anderson e l’unica vera pecca è proprio il non riuscire a scendere troppo in profondità in nessuno dei temi trattati, come se non se ne riuscisse a capire il vero intento quanto piuttosto lasciare a chi guarda interpretarlo e coglierne le sfaccettature preferite, ma se non altro è comunque un’ottima proposta divertente e intelligente.

Daria Falconi  08/09/18

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