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"Noi siamo la marea": dal 21 giugno in sala la science-fiction tedesca

Noi siamo la marea”, presentato nella sezione “Perspektive Kino Deutsch” della Berlinale nel 2016, condensa le peculiarità del thriller e quelli della fantascienza, ispirandosi al cinema di Christoper Nolan da una parte e a quello di M. Night Shyamalan dall’altra. Dopo aver presenziato al 34° Torino Film Festival - dove si è aggiudicato il premio del pubblico - il film di Sebastian Hilger uscirà nelle sale italiane a partire dal prossimo 21 giugno, grazie a Mariposa Cinematografica e 30 Holding, in collaborazione con German Films.  downloadNel paesino fittizio di Weidholm nel Mare del Nord, il tempo si è fermato all’aprile del 1994 quando tutti i bambini della città sono misteriosamente spariti insieme alla marea che costeggiava la città. A Berlino il giovane ricercatore di fisica Micha - interpretato da Max Mauff, attore già visto ne L’onda, Vitctoria, Sense8 e Il ponte delle spie - è momentaneamente costretto a lavorare come barman in un locale. Dopo aver ricevuto l’ennesimo rifiuto alla sua proposta di ricerca da parte della commissione universitaria, decide di partire alla volta di Weidholm per fare chiarezza su ciò che è accaduto vent’anni prima - dato che da quasi un decennio le ricerche sono state interrotte. Ad accompagnarlo in questa impresa Jana (Lana Cooper), figlia del suo relatore ed ex fidanzata, tornata dal Portogallo dove si era rifugiata alla ricerca di se stessa, dopo aver interrotto gli studi e la gravidanza. A Weidholm i giovani dovranno scontrarsi non solo con l’ostruzionismo accademico ma anche con quello delle autorità e dei cittadini, i quali faranno di tutto per sabotare il loro lavoro. Micha e Jana, costretti a vivere nella stessa stanza ed a lavorare fianco a fianco rifletteranno retrospettivamente sulle falle del loro rapporto e sui motivi per cui si è incrinato. Assieme alla verità le loro ricerche faranno emergere anche i sentimenti che nutrono l’uno per l’altra.

Wir sind die Flut” - titolo originale dell’opera - non è soltanto l’esordio di Sebastian Hilger e degli studenti dell’accademia di cinema di Potsdam e Ludwigsburg - che hanno attivamente collaborato alla realizzazione del film - bensì il debutto tedesco nella science-fiction. Una reinterpretazione del genere americano per eccellenza in una prospettiva esistenzialista tipica della cultura e della filosofia europea. Ciò si riflette nel grigiore dei paesaggi restituiti dalla tonalità plumbee della fotografia curata da Simon Vu. La grande domanda di fondo è infatti: come può rapportarsi l’uomo con l’infelicità? Cosa rimane della sua vita dopo delle perdite tanto importanti? Per meglio capire la natura di questi quesiti una buona chiave di lettura potrebbe essere quella del concetto, squisitamente tedesco, di Sehnsucht, fil rouge narrativo della pellicola. La parola chiave del romanticismo tedesco che esprime la disperata ricerca di qualcosa di sconosciuto; un senso di malinconia incolmabile per il passato e l’avvenire, anche traducibile con “desiderio del desiderio”. Ma a tutto questo “Noi siamo la marea” non ci darà risposta perché i risultati delle ricerche lasceranno agli spettatori tanti punti di domanda.

Il film attinge a piene mani agli stilemi di genere dettati da oltreoceano. Sono evidenti i riferimenti stilistici nonché diegetici del capolavoro di Christopher Nolan, “Interstellar”. Le filiazioni fra i due film sono talmente palesi che fra le musiche originali di Leonard Petersen e quelle di Hans Zimmer si sente un rapporto quasi incestuoso - confermata anche dalla provenienza tedesca di entrambi gli artisti - come un figlio minore che cerca di raggiungere la grandezza paterna. Le ottime prove attoriali dei giovani interpreti celano le imperfezioni in fase di montaggio, spesso pesanti e poco fluidi. A rallentare il ritmo contribuisce anche la laconicità dei dialoghi, riconducibile del resto non solo a una carenza nella sceneggiatura ma più in generale ad una specificità antropologica dell’area nordica. Nonostante questo “Noi siamo la marea”, grazie al cospicuo budget e alle giovani maestranze, rimane un ottimo esordio. Esemplificativa l’immagine della battigia prosciugata, perfettamente restituita grazie agli effetti speciali digitali, simbolo della desolazione e dell’impossibilità di fare i conti con la realtà della vita.

Giorgio Catalani, Luisa Djabali, Virginia Zettin 08/06/2018

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