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“La prima luce” sulle tracce di una paternità negata, il nuovo film di Vincenzo Marra

La fine di un rapporto, a volte, porta ad alzare tra due coniugi delle barriere insormontabili, costruite a colpi di silenzi e incomprensioni, e le difficoltà invisibili, quando prima c’era l’amore, diventano asfissianti. Martina (Daniela Ramirez) è una ragazza cilena chiusa nella sua solitudine, madre di Mateo e compagna di Marco (Riccardo Scamarcio), giovane avvocato pugliese. Dopo sette anni di convivenza i due si rendono conto di essere legati solo dall’amore verso il figlio, che vorrebbero educare e crescere in maniera differente. Le divergenze culturali e caratteriali portano a numerosi e accesi scontri sui due, soprattutto in relazione alle questioni che riguardano il piccolo Mateo. Martina sente sempre più forte il legame con la sua terra, testimoniato anche da un uso ricorrente della sua lingua, e manifesta il disagio in un Paese in piena crisi. La decisione di lasciare l’Italia e di portare con sé il figlio è l’ultima soluzione al suo malessere. Marco si ritrova, così, solo e comincia una ricerca disperata del figlio in Cile, sulle tracce di pochissimi indizi lasciati dalla moglie.
“La prima luce”, il nuovo film di Vincenzo Marra, presentato durante le Giornate degli autori alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, è uno spaccato sulla delicata questione dei figli contesi tra genitori di nazionalità differenti. Il film, con tratti documentaristici ripercorre il viaggio di Marco per difendere con forza la sua paternità, che presto diventa una sfida, un bivio tra il rischio di essere arrestato o l’ipotesi di lasciare per sempre il Cile e suo figlio. Grazie all’aiuto di un detective, che diventa una lente di ingrandimento sulla vita cilena, riesce a ritrovare la moglie.
Il processo per l’affido si trasforma in un’espiazione, lenta e tortuosa, che il giovane avvocato accetta, con grande dignità, di intraprendere. La scelta di Martina non viene considerata egoistica e senza scrupoli, il film che scava nelle ragioni dei due ragazzi, resta in equilibrio tra le accuse e gli errori, anche a lei era stata negata la possibilità di crescere con il padre. L’unico a subire, senza poter cambiare il corso delle cose, è il piccolo Mateo, interpretato da Gianni Pezzola, un bambino sensibile e innocente a cui è stata stravolta la vita.
Le albe cilene, che fanno da cornice ai primi piani di Marco, sono la sua prima luce verso un cambiamento radicale e un compromesso, a cui cede pur di restare vicino a suo figlio. La colonna sonora di Camila Moreno e in particolare la dolcissima “Te quise” amplificano le emozioni sprigionate dal volto fermo e contratto di un padre alla disperata ricerca del figlio.
Vincenzo Marra a proposito del suo soggetto afferma che partendo dal una sua urgenza di realizzare un film su una storia attuale ha capito che poteva offrire tanti altri spunti e metafore, il ritratto di una generazione che migra come i nonni nell’America Latina, la crisi economica e i meccanismi invecchiati del Vecchio continente, i desaparecidos cileni.
La prima luce non è solo una storia di amori, rapporti, lavori perduti ma anche di suggestioni preziose ritrovate.
Il film sarà nelle sale dal 24 settembre.

Gerarda Pinto 24/09/2015

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