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La Cineteca di Bologna presenta “Salò” restaurato: l’ultimo capolavoro di Pasolini ancora incompreso?

“La poesia è quel che c’è di più reale: essa è completamente vera soltanto in un altro mondo” scriveva Baudelaire. L’immaginazione è frutto sempre della realtà, di una realtà diversa, quella percepita dalla sensibilità dell’artista.
L’immaginazione quindi si colloca non totalmente nella sfera dell’irreale, ma meglio in quella del “verosimile”. Questo altro mondo del possibile, essendo creazione pura, è anche innovazione. L’innovazione modifica, critica e sconvolge, sovverte gli schemi esistenti, è irriducibile all’opinione dominante, difficilmente viene accettata o tollerata.
“Salò o le 120 giornate di Sodoma”, l’ultimo capolavoro cinematografico di Pasolini, vive questa condizione: è sospeso tra la realtà e la finzione, tra la veglia e l’incubo, è senz’altro un’eccezione brutale al corretto svolgimento del quotidiano. Per questo “Salò” fa ancora oggi fatica a essere accettato.
Alla presentazione del film, nella sua versione restaurata, al Cinema Lumiere di Bologna, in occasione del quarantennale della morte del poeta e regista lo scorso 2 novembre, il direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli afferma: “non ci aspettavamo che il film venisse premiato come miglior restauro a Venezia, siamo contenti perché questo film, “in vita”, di riconoscimenti non ne aveva avuti”.
Ma alla fine della programmazione della pellicola, in cui è notevole il lavoro di restauro effettuato (i colori brillano di una luce vera), la sensazione è questa: “Salò”, che non è solo un film, ma una dichiarazione politica ed estetica insieme, non sembra ancora accettato dal pubblico. È sicuramente un film controverso e crudele che lascia sconvolti e senza parole, ma riaccese le luci in sala, a parte un accenno di applauso, subito si alza il chiacchiericcio.
Come ci ricorda Gideon Bachmann, presente alla proiezione, Pasolini fu chiaro nell’affermare che, oltre a essere una trasposizione del romanzo del Marchese de Sade nel periodo della Repubblica di Salò, il film è una metafora: il sesso diventa il simbolo di ciò che il potere fa del corpo umano, della mercificazione che compie su di esso.
Secondo Pasolini il film vuole essere anche un’eclatante e triste dimostrazione di quanto sia pericolosa l’anarchia, che si sviluppa in ogni regime totalitario, in qualsiasi forma di dittatura istituita e legittimata.
Ogni potere ha i suoi riti, e nel disordine assoluto di quegl’anni i quattro protagonisti, uomini simbolo di organi istituzionali, redigono un libro di regole folli, per sottoporre ad abusi giovani ragazzi e ragazze rinchiusi in una villa, costretti a soddisfare le loro perversioni. Chi sopravvive è chi accetta.
Salò contiene al suo interno, al di là della simbologia politica che lo rende sicuramente angosciante e attuale, un lucido e puntiglioso lavoro di scrittura cinematografica: è, come lo definì Mario Soldati “un film tragico e magico, il capolavoro cinematografico e anche, in qualche modo, letterario di Pasolini”.
La struttura della pellicola è costruita sull’accostamento di riferimenti e connessioni inseriti in uno schema estetico realizzato alla perfezione: nulla è casuale, a cominciare dai colori, dagli abiti, dai dialoghi, caratterizzati dall’uso di una dialettica estremamente formale, borghese, a tratti aulica per descrivere punizioni riprovevoli. E ancora la presenza di particolari eccentrici e sfarzosi, per opporre il lusso e la ricchezza alla povertà dei corpi maltrattati, ormai svuotati, l’uso della musica da sala, il pianoforte accostato ai rumori fastidiosi degli aerei, il suicidio di una prostituta contro la morte ribelle di una giovane vittima.
È tutto un insieme di contrasti, che riescono a dialogare tra loro attraverso la forma utilizzata, il cinema: la controversia insita nel potere si riflette continuamente in ognuna di queste opposizioni, nei dialoghi, nei suoni, negli spazi, nell’arredamento, e forma un ossimoro continuo, tartassante, estenuate; una crudeltà spinta all’eccesso che diventa insopportabile.
Salò è la metafora della violenza subita, un sopruso che è l’emblema della contemporaneità, di un secolo contorto, del malessere storico, un’ambiguità di valori, che Pasolini aveva colto, e che ancora oggi sembra essere un punto focale, sul quale si concentra la ricerca artistica.
Non a caso la presenza della violenza fisica e del sesso caratterizza buona parte dell’arte contemporanea, dal tetro, al cinema, all’arte figurative e performativa. La fisicità diventa probabilmente il mezzo per esprimere gli squarci dolorosi di un’epoca troppo ricca e povera allo stesso tempo, feroce, che ci fagocita velocemente senza lasciare neppure il tempo di accorgerci del cambiamento.
Nella visione di un’opera è proprio questa ambivalenza di sensazioni miste (ribrezzo o piacere) che probabilmente desta un interesse morale, che spinge alla conoscenza, e nel quale si potrebbe scorgere una sorta di funzione filantropica dell’arte.
Il film di Pasolini quindi va ben oltre la semplice provocazione politica: le categorie rischiano spesso di circoscrivere un lavoro in confini che gli stanno stretti, rendendolo incomprensibile al di fuori di questo schema.
Ancor oggi si fa fatica a collocare Pasolini fuori dalle cronache della sua vita privata, dai luoghi comuni, dalle dicerie lette di sfuggita. La tendenza al “biografismo” ha caratterizzato gran parte della critica che lo ha attaccato: l’analisi delle sue opere è stata spesso ricondotta superficialmente alla sua omosessualità dichiarata. Al contrario nei suoi lavori il sesso diviene emblema di una poetica primitiva e istintiva, ormai scomparsa, poiché uccisa dal materialismo e dal consumo sfrenato.
In questo senso forse “Salò” è il suo capolavoro, perché arriva a compimento di un pensiero sulla società, una ricerca che supera i confini cronologici del suo tempo e arriva dirompente fino a noi, stupendoci ancora. E lo fa col cinema, il mezzo secondo lui più realistico; attraverso l’uso di un linguaggio raffinato, complesso ma allo stesso tempo estremamente diretto, fino a toccarci nell’intimo.

Silvia Mergiotti 07/11/2015

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