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La Caduta dell’Impero Americano, l’ultimo capitolo della trilogia sulla crisi occidentale firmata Denys Arcand in sala dal 24 aprile

Filosofia, soldi ed una confusa moralità. Sono questi gli elementi che muovono la trama del nuovo film del regista canadese premio Oscar Denys Arcand, La Caduta dell’Impero Americano, in uscita nelle sale italiane il 24 aprile 2019. Una commedia che racconta il potere corruttivo del denaro e i meccanismi perversi che compongono il sistema capitalista, ponendosi a chiusura di una trilogia satirica sulla crisi del mondo occidentale già composta dai precedenti film Il Declino dell’Impero Americano (1986) e Le Invasioni Barbariche (2003).

Arcand ambienta la sua storia a Montreal, all’interno dell’odierna società canadese, prospera ed efficiente, ma anche ricca di ingiustizie sociali, disonestà e sistemi criminali nonché criminosi. Una panoramica su di un’ambigua contemporaneità in cui il denaro governa e corrompe e dove i “cattivi” vestono sia i simboli delle gang di strada sia costosi completi per uomini d’affari. LaCadutaImperoAmericano2 min
Protagonista della storia è Pierre-Paul (Alexandre Landry), giovane uomo colto, generoso e rispettoso della legge costretto a lavorare come fattorino per mantenersi, nonostante un dottorato in filosofia rivelatosi utile unicamente al fine di constatare come «il mondo sia nelle mani degli stupidi, non delle persone intelligenti». Rassegnato alla prospettiva di una vita infelice, Pierre Paul si trova un giorno ad affrontare un’improbabile situazione, destinata a scuotere la sua esistenza. Durante un turno di consegne finisce nel mezzo di una rapina conclusasi con una sparatoria che lascia a terra due cadaveri e due sacche piene di contanti. Il fattorino spaventato osserva i due borsoni per un istante mentre attorno a lui non c’è nessuno. È un attimo, un momento di esitazione che lascia spazio alla visione di una vita diversa, una vita soddisfacente dopo tutto l’amaro ingoiato sino a quel momento. Pierre-Paul raccoglie i soldi e li nasconde, dando inizio ad un intreccio che lo vedrà interagire con diversi personaggi che, come lui, possiedono un’identità in bilico fra la legalità e l’illegalità e una morale che rimescola il concetto di “buoni” e “cattivi”. La vicenda interessa così persone come la bella Aspasie (Maripier Morin), giovane escort di cui il protagonista si innamora, un ex galeotto esperto di economia e riciclaggio di denaro in cerca di una nuova vita (Remy Girard) e una coppia di instancabili poliziotti sulle tracce del bottino scomparso (Maxim Roy e Louis Morissette). 
Il risultato è una commedia divertente arricchita da dinamiche proprie di un poliziesco e da una profonda riflessione sulla nostra civiltà, i suoi costumi, la sua etica, ma soprattutto la sua totale ambiguità, che porta i personaggi più volte a interrogarsi su cosa riteniamo giusto e morale e cosa realmente in fondo lo sia. Ne scaturisce una forte critica nei confronti del mondo del denaro, che tutti corrompe con il suo fascino e il suo potere, e all’interno del quale trovano spazio sia sanguinari criminali sia broker finanziari, capaci con poche operazioni di creare imperi economici e rovinare i comuni risparmiatori.
Nella società delineata da Arcand, dunque, ognuno segue il proprio tornaconto, lo stesso mite Pierre-Paul, ma la differenza risiede nel modo in cui i singoli agiscono e le motivazioni alla base delle loro azioni. Ciascun personaggio della trama incarna positività e negatività dell’essere umano contemporaneo, inevitabilmente costituito da caratteristiche contrastanti. Il risvolto ultimo, forse un po’ utopico, lascia il sorriso sulle labbra, portando lo spettatore alla conclusione del complicato intreccio e facendo luce sul vero problema, più volte accennato da Pierre-Paul nel corso della pellicola e sotto gli occhi di tutti, nel film come nella realtà. I veri sconfitti del sistema del denaro sono gli emarginati, i bisognosi, in questo caso mostrati attraverso la situazione dei senza tetto di origine inuit, travolti dal progresso e dal conflitto sociale e ignorati dalla maggior parte della popolazione. Se è vero dunque quello che dice Pierre-Paul, ossia che il denaro è stato la causa della rovina dell’America, e quello che dice Aspasie, ossia che il denaro consuma le persone, il regista vuole spingerci a una successiva considerazione, legata all’altro grande problema che ci affligge come società: l’indifferenza, perfettamente esplicata in una sequenza di impatto dove i senza tetto, con i loro volti stanchi e gli occhi rassegnati, guardano in camera lo spettatore, come a reclamare una propria identità.

La regia del film si afferma ancora una volta ottimamente curata dal Denys Arcand che indaga sull’umano e crea una storia a partire da un fatto di cronaca realmente accaduto nel 2010, dal quale emergono dei personaggi interpretati da un cast all’altezza del compito. I dialoghi, spesso ironici, risultano sottili e mai scontati e portano a interrogarsi, a esplorare la propria etica e morale, come se di fronte a quelle sacche piene di soldi ci fossimo noi, anziché Pierre-Paul. Cosa avremmo fatto dopo un primo momento di esitazione?

Lorenzo Bartolini 17-4-2019

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