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Irréversible: il capolavoro "sgradevole" di Gaspar Noé ora disponibile su Prime Video

Irréversible, Monica Bellucci Fonte Wikipedia

Il 25 aprile “Irréversible” è entrato a far parte del catalogo della piattaforma streaming di Amazon. Vi proponiamo quindi una breve ma intensa retrospettiva.
Uno schermo nero ci accoglie. Solo nero, niente loghi di produzioni, come un presagio dell'oscurità nella quale ci apprestiamo a tuffarci. Quando tutto ad un tratto compaiono non i titoli di testa, bensì quelli di coda. Lo spettatore, preso inizialmente alla sprovvista, capisce a poco a poco, scena dopo scena, che si tratta di una narrazione a ritroso. La storia presentata non sarà quindi lineare, ma invece comincerà dalla fine per poi concludersi con quello che in teoria sarebbe l'inizio.
Dopo un significativo cameo della star del lungometraggio precedente del regista (il NoéVerse?), seguiremo le vicende del nostro protagonista Marcus (Vincent Cassel) impegnato in una dolorosa missione, una vendetta personale. Man mano che il tutto proseguirà ne capiremo le motivazioni, empatizzando sempre di più con lui e il suo alleato moralmente ineccepibile, Pierre (Albert Dupontel).
Quest'ultimo rappresenta una specie di guida spirituale con un'innato senso di giustizia e, per certi versi, puro. Un personaggio positivo e affettuoso che si contrappone a quello principale, irascibile e istintivo. Una vera testa calda.
Ma come dargli torto considerando l'orrore che ha vissuto, il motore della storia, un atto di una violenza estrema, uno stupro.
Alex (Monica Bellucci), l'attuale fidanzata di Marcus, ed ex compagna di Pierre, esce da una festa piuttosto movimentata e decide di tornare a casa sfruttando un sottopassaggio vicino. Purtroppo lo ignora ancora ma alla fine di questo tunnel non vi è luce ma solo tenebre.
Cupezza, violenza, brutalità e disagio sono le parole chiavi di questa pellicola. La bestialità dell'uomo, disposto a regredire ad uno stato animale pur di soddisfare i propri bisogni. Da una parte sul piano sessuale, dall'altra su quello della pura aggressività fisica.
Tutto questo è particolarmente sottolineato da regia e fotografia.
Riprese a mano “sporche”. Una serie di piani sequenza roteanti, dove la camera da presa cambia continuamente prospettiva. Da sopra a sotto, come per simulare gli effetti della miscela fatale tra alcool e rabbia e la confusione che ne deriva.
Una messinscena che sembra improvvisamente tranquillizzarsi, invece, nei momenti più calmi o paradossalmente più angoscianti, come la scena con lo stupratore Il Tenia (Jo Prestia).
Un succedersi di emozioni espresse attraverso le luci. Una sequenza di colori che spazia dal più pacato e raro blu, all'onnipresente giallo/arancione che sfocia nel rosso durante i tre momenti culminanti e decisivi del film. La rappresentazione visiva e sensoriale della spensieratezza, l'imminente pericolo, e la collera, l'oppressione, la depravazione vera e propria.
Un codice cromatico che ricorda fortemente quello di “Eyes Wide Shut”, diretto da Stanley Kubrick. Similitudini anche con due scene chiavi del film di Noé, la festa e il momento di intimità tra Marcus e Alex. Per non parlare della citazione diretta a “2001: Odissea nello spazio”, sempre di Kubrick, tramite un poster.
La pellicola è un pugno allo stomaco. Un'opera che affascina per la sua narrazione simile a “Memento” di Christopher Nolan, dove la posta in gioco dei personaggi sembra aumentare man mano che andiamo avanti, o tecnicamente che torniamo indietro, fino al dramma finale.
Un capolavoro “sgradevole” che ci invita a confrontarci con la parte più bassa, cruda, macabra e disgustosa dell'umanità. L'ineluttabilità del fato, del destino, una tragedia fissata nel tempo. Tempo che come dice il film stesso, distrugge tutto.

Matthieu Silvani   26/04/2020

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