Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 681

"Foxtrot": se non puoi cambiare il destino fallo danzare

Di nuovo ambientazione militare e spazi claustrofobici per il nuovo film di Samuel Maoz, "Foxtrot", il quale ci porta in un appartamento nel centro di Tel Aviv e in un container di quattro militari al confine settentrionale di Israele. Spazi lontani fisicamente, eppure legati a doppio filo dagli eventi e dal destino beffardo. Il film uscirà nelle sale il 22 marzo: al Festival di Veneziala pellicola si è guadagnata ilGran Premio della Giuriae ha ottenuto poi la candidatura agliOscarcome miglior film straniero.

Il precedente lavoro di Maoz, “Lebanon” (2009), vincitore del Leone d’oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, era stato interamente girato dentro un carro armato ed era il frutto dell’esperienza del regista stesso come mitragliere durante l'invasione di Israele in Libano nel 1982. Anche per “Foxtrot” lo spunto viene da un episodio realmente accaduto nella sua vita, come racconta lui stesso: «Quando mia figlia più grande frequentava la scuola superiore non si svegliava mai in tempo ed era sempre in ritardo, così mi chiedeva di prendere un taxi. Una mattina mi sono arrabbiato e le ho imposto di prendere l’autobus, la linea 5. Mezz’ora dopo che era uscita di casa un sito di news aveva pubblicato la notizia che un terrorista si era fatto saltare in aria sulla linea 5 e che erano rimaste uccise una dozzina di persone. Mezz’ora dopo mia figlia è tornata a casa. Era arrivata in ritardo e aveva perso il bus che era esploso poco dopo».

Il film racconta proprio una storia familiare, un padre (Lior Ashkenazi) e una madre (Sarah Adler) che si trovano a fare i conti col dolore della perdita del figlio (Yonatan Shiray) e con un brutto scherzo del destino che renderà il superamento di questo lutto ancora più difficile. Maoz ha paragonato “Foxtrot” ad una tragedia classica: l’eroe, certo di stare nel giusto, è inconsapevole delle conseguenze delle sue azioni e lotta contro coloro che vorrebbero salvarlo. Lui stesso è causa della propria punizione, che corrisponde direttamente alla sua colpa: si equilibrano, si bilanciano, dove finisce una inizia l’altra. E il film stesso risponde a questa struttura circolare, passando attraverso una ideale suddivisione in tre atti (ulteriore richiamo al teatro) che poi riporta tutto alla situazione di partenza. 

Foxtrot 3

Il primo focus è sulla famiglia Feldmann, Michael e Dafna, a cui viene annunciata la morte in guerra del giovane figlio Jonatan. La compostezza e rigidità del padre, i suoi lunghi silenzi, i pianti soffocati in gola sono controbilanciati dal dolore esternato dai parenti, che si lasciano andare a lacrime ed urla di dolore. Il mondo crolla su questo uomo su cui grava il peso di un segreto custodito per anni e tenuto nascosto a tutti. L’inquadratura dall’alto dopo il terribile colloquio coi militari contribuisce a creare un effetto di straniamento: è una ripresa che schiaccia e appiattisce, è come se il mondo gli stesse crollando addosso, tutto vacilla.  

La seconda parte ci mostra la vita di Jonatan, che scorre lenta tra noia e paura, presso un isolato posto di blocco e nel container che divide con altri tre colleghi. Eppure qualcosa accade, una notte, qualcosa che mai nessuno verrà a sapere e di cui resterà traccia solo nei suoi quaderni di disegni. In queste pagine il ragazzo ha trasformato «l'ultima storia della buonanotte» raccontatagli da suo padre prima che partisse per la guerra in un romanzo grafico, che Maoz porta in vita sotto forma di animazione. Nero su bianco vengono messe in relazione tre generazioni di ebrei, dall'Olocausto al moderno Israele, sintetizzando le questioni legate al sacrificio, all'idealismo fino all'offesa del ricordo.

Infine, nel "terzo atto" la famiglia, dopo essere andata in pezzi, trova la forza di riunirsi. Michael e Dafna improvvisano un lento nella loro cucina: perché nessuno si salva ballando da solo. La vicenda prende una piega imprevista e per ironia della sorte, per un gioco crudele del destino, il film si chiude così come è iniziato

La vita è imprevedibile, anche persone fisicamente lontane (come Jonatan e la sua famiglia) o persone che non si conoscono (come Jonatan e la ragazza che arriva al posto di blocco la fatidica notte) finiscono con l’influenzarsi a vicenda, intrecciando i fili dei loro destini, spesso in modo assolutamente drammatico, come nel film. Il foxtrot, che da il titolo al film, è un ballo che ripete ciclicamente la stessa figura circolare, la stessa sequenza di passi: avanti-avanti-destra-stop-indietro-indietro-sinistra-stop. Nel mezzo si possono inserire piccole variazioni di movimento e di lunghezza dei tempi, ma alla fine, si torna sempre al punto di partenza.

Giuseppina Dente 14/03/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

Digital COM