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Le Favolacce dei fratelli D'Innocenzo: realtà oscure per un'atmosfera rarefatta

Da lontano, dall’alto o estremamente vicino, dettagliato. La doppia vita di Favolacce, la sua doppia ricerca nel tentativo di tradurre ogni situazione per giungere ad un solo, unico e deludente risultato: l’inconsistenza della realtà.
Nella scacchiera delle villette di Spinaceto -periferia romana- procedono esistenze di grandi e piccoli individui, già scritte e stereotipate.
I fratelli D’Inncenzo scrivono e dirigono un racconto narrato -la voce è quella di Max Tortora- ripercorrendo un diario, slegandosi da questo e dalla storia per poi tornare alla consequenzialità, o saltando da un evento all’altro.
Un apparente smantellamento dei fatti per una coerenza celata dietro la caratterizzazione dei protagonisti, impalcatura stabile dell’intreccio in scena.
Le favolacce sono gli stessi personaggi, per un modo di esistere crudele assorbito da un contesto di luoghi altrettanto tali. Favolacce 02
L’afa e il caldo torrido sono lo sfondo dei racconti neri, un cassetto di ricordi dove salta fuori l’estate viva in tutti noi: un’estate italiana di televisioni in sottofondo e cicale assordanti.
Possiamo toccare tutto ciò a cui assistiamo perché la scrittura di Favolacce è esattamente congruente all’immagine. Una storia in grado di ricreare il malessere simile al dolore dopo aver ricevuto un’inaspettata pallonata sulla pancia. Un pugno nello stomaco durante il gioco, capace di conservare i tratti colorati, ancora piacevole.
La fotografia accompagnata da un suono meticoloso crea per l’occasione un esatto paradigma D’Innocenzo.
Lo spettatore riesce ad indossare le lenti “colorate” dei fratelli leggendo ed interpretando la loro visione che, in ultima analisi, riesce a diventare pensiero comune.
I bambini di Favolacce sembrano essere già consapevoli della loro infanzia fallace, il processo complesso che si attua ed emerge crescendo: un malinconico esame della tenera età, a cui nessuno si sottrae.
Una drammaticità fatta di cose semplici, di incomprensioni alimentate dalla noncuranza degli adulti, rimasti perennemente in superficie, servita ai bambini che, di tutta risposta, in profondità scendono sin troppo.
Favolacce 03 Favolacce narra la finzione del vivere bene, di una rivincita apparente, sostanzialmente priva di credibilità.
La coerenza nei dettagli, nei ritagli, nelle luci e nelle ombre crea un disegno finale ineccepibile. Esplicitato al massimo nella prossemica di Germano, riassunto ben chiaro di figure basiche destinate a non cambiare mai.
Bruno (Elio Germano) rimane vigliacco fino all’ultimo istante del film, incapace di gestire qualsiasi tipo di emozione, raccontandosi la verità più facile.
La pellicola è uno sdegno raffinato per una narrazione ruvida dove, in maniera soffice, ci sfiora la noia estiva di una periferia difficile.
Un ecosistema a sè stante intrappolato nei cliché -che i protagonisti sono convinti di aver superato- negli automatismi sociali del “perché si fa così”, nella voluta incomunicabilità.
La favola nera di una realtà possibile ma risolvibile, se solo solo i personaggi fossero disponibili all’ascolto, in prima battuta di loro stessi.
Siamo spettatori dell’asfissiante inadeguatezza di gesti, parole, comportamenti e luoghi. Cene e momenti di aggregazioni che vorremmo finissero subito, scene presentate dall’alto o da lontano di cui avvertiamo l’estrema oppressione.
Favolacce è una storia terribilmente cruda, di protagonisti e comprimari sgradevoli per le infinite possibilità di errori da commettere.
Un grottesco e drammatico noir, opera seconda degli straordinari Damiano e Fabio D’Innocenzo, capaci di diluire veloci istanti di tragicità, smontandoli attraverso il racconto e la macchina da presa, giungendo all’identità e al perché di gesti spesso considerati sin troppo estremi.
La bellezza di queste favole tormentate è situata nei dettagli, nelle inquadrature costanti per elementi potenzialmente privi di interesse. Favolacce è una summa di caratteri validi come cartina tornasole di realtà palesi, proprio come l’arte condensata e consolidata del lungometraggio.

Il film, Orso d’Argento a Berlino per la miglior sceneggiatura, è disponibile per il noleggio su CG Digital, Infinity, Chili, Rakuten TV, Sky Primafila, Tim Vision e Google Play.

Arianna Sacchinelli 20-05-2020

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