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L'Eva di Jacquot: Valzer tra due sadici

eva feat

Non vi è passione, nessun reale interesse al di fuori di se stessi, nessun barlume di purezza e salvifica speranza per i personaggi che prendono piede nella regia di Jacquot, Eva, tratta dal romanzo della Serie Noire di Chase. Di fatto un remake dell'omonimo film di Losey del '62 che vedeva come protagonista Jeanne Moreau. L'intento arduo di Jacquot diviene creare un'opera diversa dall'originale, traendo spunto dai tempi moderni all'insegna dell'alienazione e della corsa verso il successo, tratteggiando dei personaggi ambigui, mai schierati, sicuramente ed egoisticamente cinici, ai limiti con il sadismo. Il sadismo bilaterale crea una sorta di vicendevole distruzione che si realizza a piccoli passi durante i 102 minuti di film nei quali lo spettatore tenta di districare la matassa restandone invischiato esattamente come i protagonisti. Bertrand (Gaspard Ulliel) è un giovane badante che, intuitivamente, presta altro tipo di servigi ai suoi clienti. Uno degli anziani assistiti è uno scrittore drammaturgo che muore inaspettatamente lasciando al giovane la possibilità di entrare in possesso di un racconto fantasma di cui nessun altro conosce l'esistenza. Bertrand se ne attribuisce la paternità creando così il suo successo, la sua fortuna. Vive passivamente una relazione con la bellissima, angosciata ed ingenua Caroline (julia Roy), flette la propria esistenza sul desiderio di compiere un'opera altrettanto brillante da poter affermare il proprio successo e proseguire l'ascesa verso la popolarità, l'affermazione personale nonostante sembra non interessargli neanche troppo il ruolo propriamente detto di drammaturgo. Un bellissimo involucro vuoto. Imbattendosi casualmente nell'escort d'altro borgo Eva qualcosa si smuove nello sguardo e nei gesti del protagonista. Incomincia inesorabilmente un valzer ballato tra due sadici, una lotta di supremazia sessuale e sensuale che incrocia il desiderio di sottomissione fisica e violenta nei confronti dell'altro.

L'escort interpretata da Isabelle Huppert trafuga un nome biblico non casuale, difatti Eva è l'origine di tutte le donne, ma anche la prima peccatrice della storia. Non a caso il personaggio è intriso di mistero, è una guerriera bondage armata di frustino, spietata, gelida, doppia-citando prevedibilmente Hitchcock-bugiarda. La Huppert sembra ormai incastonata nel ruolo della femme fatale e nonostante qualche ruga le solchi il volto, riesce inspiegabilmente a restituire a quella Eva descritta da Chase veridicità e tridimensionalità. Jacquot decide di soffermarsi ben poco sull'evoluzione narrativa del racconto, concentrandosi sul gioco perverso tra i protagonisti, rendendoli mai delineati in maniera irreversibile, emarginando inspiegabilmente tutto il resto, decidendo di non mostrare mai esplicitamente gli amplessi sessuali e la morte-ad eccezione della scena iniziale-tagliando bruscamente i piani sequenza, assopendo le brutalità animalesche e gli istinti primordiali con l'inesorabile inettitudine dell'uomo moderno, incarnato da Bertrand. Il focus diviene il rapporto tra la verità dei personaggi e la finzione degli stessi. È la metafora della vita: il fine che giustifica i mezzi, e i mezzi in questione divengono pedine di se stessi, intenti ad attrarsi come i poli opposti delle calamite, e a respingersi brutalmente ogni qual volta quella vicinanza non torni comoda o inizi a divenire poco conveniente ai fini ultimi del rapporto.  Bertrand utilizza Eva e i dialoghi con quest'ultima per poterne trarre ispirazione, sinonimo di pigrizia ma anche di siccità intellettuale. Eva utilizza gli uomini per sostentarsi e per poter pagare gli avvocati nella speranza che suo marito George venga scarcerato. Entrambi utilizzano i loro fallimenti e i loro dolori per procurare ferite immaginarie sulla cute dell'altro, traendone conforto, piacere, soddisfazione palpabile. I nostri antieroi finiranno prevedibilmente verso l'annullamento vicendevole, la resa, una sconfitta divisa perfettamente in due parti uguali.

Giorgia Groccia 06/05/2018

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