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Conferenza stampa de "Il Codice del Babbuino": quando non conta il costo di un film ma il suo valore artistico

Vendetta, violenza e desolazione umana sono al centro della storia de "Il Codice del Babbuino", film presentato nella conferenza stampa tenutasi l’8 maggio all’Anica di Roma.
Patrizia, la ragazza di Tiberio viene trovata in fin di vita, dopo essere stata violentata, davanti ad un campo rom. Da quel momento la sete di vendetta da parte di Tiberio, accompagnato dal suo amico Denis - all’apparenza più saggio di lui - spingerà i due attraverso tutta la notte alla ricerca dei colpevoli. Il progetto nasce dal collettivo Amanda Flor poi tramutato, a partire dal 2015, in Donkey’s Movies (associazione culturale di promozione sociale) con a capo Davide Alfonsi e Denis Malagnuno.
Sono intervenuti alla conferenza stampa uno dei due registi e sceneggiatori Davide Alfonsi (l’altro è Denis Malagnino, il quale interpreta proprio Denis), il direttore della fotografia nonché del montaggio Marco Pocetta, l’attore Tiberio Suma e un rappresentante della casa di distribuzione Distribuzione Indipendente. Il film è stato realizzato in tre-quattro mesi di riprese principalmente a Guidonia, Tivoli e su Via Tiburtina a Roma con un budget limitato. A tal proposito la casa di distribuzione interviene “Non vogliamo dire il costo del film, perché non è questo che conta, ma il valore artistico dell’opera e non quanto sia costato farlo“. Il tema preme molto e ci tengono a sottolineare “Abbiamo prodotto moltissimi film con un low budget che hanno fatto tantissimi incassi, questo è un problema per i registi in Italia poiché poi vengono etichettati come realizzatori che a “basso costo“ creano film che guadagnano e non gli viene data la possibilità di crescere ma gli vengono tarpate le ali, ricevendo proposte a costo zero. Non è giusto parlare del costo, ma solo di ciò che il film vale a livello di estetica e qualità”. tiberio

Nonostante non si voglia rivelare la spesa effettiva di realizzazione si parla apertamente dei bassi costi di produzione, ma proprio questo aspetto è il punto di forza del film, infatti il regista Davide Alfonsi ci tiene a sottolineare: “Abbiamo girato di fatto con mezzi di fortuna ma la povertà dei mezzi ci ha dato una forma stilistica ed estetica ben definita e particolare. Ad esempio l’uso del fuori campo nelle scene più di contrasto ne hanno sottolineato il carattere tragico. Quindi la povertà si traduce in un riscatto di stile che dà vita a forme nuove.” La pellicola non è stata maneggiata in maniera estrema per lasciare l’aspetto più realistico e crudo del film, ambientato nell’hinterland romano - spesso dimenticato - e così prosegue Alfonsi: “Abbiamo la fortuna e la sfortuna di vivere a Guidonia un luogo ma anche un non-luogo a metà tra qualcosa, ma ciò ci ha permesso di riflettere e di restituire al meglio l’Italia contemporanea e su ciò che realmente avviene nelle strade.” Il fattore realistico e ampliato dal fatto che ci siano molti non-attori nel film come proprio uno dei protagonisti, Tiberio Suma: “Io sono infermiere in sala operatoria e quando staccavo giravamo tutte le sere. Ho cercato di interrogarmi non tanto su cosa farebbe un attore, ma cosa farebbe un ragazzo a cui avviene una cosa così terribile e proviene da un determinato ambiente. Nella pellicola ho cercato di rendere il personaggio mio, ho interpretato me stesso, - rassicura l’attore - estremizzandolo naturalmente.” Il Codice del Babbuino, che sarà nelle sale a partire dal 17 maggio, è un western urbano che fa della povertà dei suoi mezzi la forza della sua storia, rendendola reale e cruenta.

Giordana Marsilio 08/05/2018