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“Attenti a quelle due” di Chris Addison: mai sottovalutare le donne

In una lussuosa villa della Costa Azzurra, la sofisticata Josephine (Anne Hathaway) domanda altezzosamente: “Dimmi Penny, perché le donne sono più brave degli uomini a truffare?”. “Perché siamo abituate a fingere!” risponde spudoratamente Penny (Rebel Wilson). “C’è una verità universale innanzitutto: nessun uomo crede che una donna sia più intelligente di lui” replica con prontezza Josephine. In tre battute è racchiuso il senso di Attenti a quelle due, opera prima dell’attore comico Chris Addison, nelle sale da giovedì 16 maggio. Il film, sceneggiato da Jac Schaeffer e prodotto da Roger Birnbaum e Rebel Wilson, è il remake di Due figli di… di Frank Oz (1988), film a sua volta ispirato a Due seduttori di Ralph Levy (1964). La novità che caratterizza il rifacimento di Addison consiste in un ribaltamento dell’identità di genere: i protagonisti maschili, interpretati da Michael Caine e Steve Martin nel 1988 e da Marlon Brando e David Niven nel 1964, diventano femminili e sono portati sul grande schermo da Anne Hathaway e Rebel Wilson. La commedia di Addison segue così le regole del gender-swapped remake, trend hollywoodiano che negli ultimi anni, da Ghostbusters (2016) a Ocean’s 8 (2018) a What Men Want (2019), denota una maggiore attenzione dell’industria cinematografica americana verso l’universo femminile.
Protagoniste sono Josephine e Penny, due donne esattamente agli antipodi non solo fisicamente – la prima bruna e longilinea mentre la seconda bionda e curvy – ma anche caratterialmente. Attenti a quelle dueJosephine, di origine inglese, è una donna fredda, razionale e calcolatrice, dal portamento elegante e con un look ricercato. Al contrario, l’australiana Penny è esuberante, impulsiva e senza filtri, con dei modi goffi e uno stile casual. Ciò che lega i due personaggi è una particolare inclinazione per la truffa, un reato che trasformano in uno stile di vita, in una professione da esercitare con ingegno, in un’arte vera e propria. Entrambe, infatti, si definiscono delle artiste ma il loro stile è totalmente diverso. Il raggio d’azione di Josephine è circoscritto ad alberghi di lusso e casinò, dove imbroglia uomini facoltosi per riempire la propria cassaforte con diamanti. Penny, invece, ha un profilo più basso ed estorce contanti raggirando uomini nei bar di quartiere. Se gli ambienti in cui agiscono sono così diversi, le loro operazioni hanno un comune denominatore: la vittima, sempre di sesso maschile. La predisposizione alla truffa nasce non soltanto dal desiderio di accumulare ricchezze ma è determinata da una volontà di rivalsa, probabilmente anche di vendetta, nei confronti degli uomini. L'universo maschile dipinto dalle due donne è superficiale e meschino: vi sono giovani ragazzi interessati esclusivamente alla bellezza esteriore, futuri governatori che sono alla ricerca di belle e silenziose statuine e mariti che rivendono i gioielli delle mogli per saldare i propri debiti. Per ingannare questa tipologia di uomini, Josephine e Penny parlano, per così dire, la stessa lingua del “nemico” e adottano strategie di raggiro che puntano sul lato estetico o sulla vulnerabilità femminile. Soltanto quando lavorano insieme, i loro imbrogli si colorano anche di scherno, inscenando dei siparietti quasi grotteschi che fanno fuggire gli uomini dopo essere stati truffati. Naturalmente, la loro collaborazione scatena una delirante competizione, combattuta a suon di colpi bassi per decretare chi è la migliore truffatrice. La sceneggiatura, pur vantando un ritmo incalzante e un colpo di scena finale, si adagia su cliché ormai superati, su gag dalla facile ilarità e su una comicità eccessivamente fisica, interamente giocata dal personaggio della Wilson. Considerando la premessa del film, riassumibile nella battuta della Hathaway “gli uomini non pensano che le donne siano più intelligenti”, si sarebbe potuto puntare su un umorismo più sottile e pungente.

Silvia Mozzachiodi, 11/05/2019

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