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"A new Gershwin Path", il primo album dei Gershwin Trio a Palazzo Santa Chiara

Un saloon americano anni trenta. Un pianista, un contrabbasista e un sassofonista vestiti alla moda del tempo con nelle mani il ritmo dello swing. Al trio si aggiungono due donne, la dark e la white lady, a dar voce a quelle sonorità e il via ad un viaggio alla scoperta di George Gershwin, intramontabilmente attuale in questo concerto-spettacolo che prende il nome dal primo album ufficiale del gruppo. Si tratta di un omaggio al più grande compositore del '900, alla sua musica e alle sue muse, le donne, altro grande amore.C'è spazio per gli esordi, quell'omaggio al fiume Swanee, primo brano edito nel 1919, divenuto simbolo dell'essenza migrante; c'è spazio per i classici "The man I love", "I got ryhtm" e naturalmente per "Summertime", per la quale sono stati dichiarati intenti di fedeltà all'originale, dunque senza concessioni al jazz.

Eppure, nonostante le luci soffuse e calde a evocare una solennità quasi sacrale, nonostante la purezza del pianoforte che accompagna, solo, il canto, poco è stato restituito dalla voce al calore umano e materno, all'innocenza di quella famosa ninna nanna tratta da Porgy & Bess, a vantaggio di qualche ammiccamento di troppo. Tanto vale, evitare ogni dichiarazione di poetica. Le interpreti si muovono tra i musicisti, si scambiano sguardi complici, sorseggiano caffè, cercano di ricostruire le atmosfere da club. Buona parte del concerto è giocata sull'improvvisazione, sulla creazione estemporanea, come tutti quei momenti in cui uno strumento prende il sopravvento dando vita a lunghi e virtuosi assoli conditi da quell'umorismo tipico del jazz, quando ad esempio un contrabbasso, nelle mani di un abile musicista, sembra assumere vita autonoma, parlare più che suonare, talvolta simpaticamente imporsi come "voce fuori dal coro" .

 

(Antonella Carone) 

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