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"The Pink Floyd Exhibition-Their Mortal Remains": la celebrazione del mito psichedelico

"Everything under the sun is in tune, but the sun is eclipsed by the moon": questi versi chiudevano il leggendario album "The Dark Side Of The Moon", una sentenza cupa che relegava all'oscurità di un'eclissi tutto ciò che è (o pare) in sintonia sotto il sole.

Un sorte ineluttabile che non è toccata ai pionieri della psichedelia, che tornano uniti "dall'altra parte del muro", per una mostra che assume i connotati dell'evento.

A rimettere insieme, almeno nelle intenzioni, Roger Waters, David Gilmour e Nick Mason, dal 1983 in poi, c'erano riusciti solo il Live Aid del 2005 (dell'amico Bob Geldof), la morte del "diamante pazzo" co-fondatore del gruppo Syd Barrett (2006) e il dolore per l'addio a Richard Wright (2008): a riuscire nell'impresa di mettere d'accordo quel che rimane dei "resti mortali" dei Pink Floyd è stata l'idea di raccontarne l'immortalità artistica, un dovere storico che è toccato a Fran Tomasi, il promoter italiano del gruppo, ideatore della mostra.

La band è stata parte attiva nell'organizzazione dell'evento, che si articolerà lungo i 2500 mq di esposizione multimediale e polisensoriale, curata dallo studio di architettura "Stufish", lo stesso che escogitava gli strabilianti palchi dei concerti del gruppo. La direzione creativa è stata affidata a Aubrey 'Pò Powell e Storm Rogerson, disegnatori di alcune tra le più indimenticabili copertine dei dischi e portatori consapevoli della memoria visionaria dei Pink Floyd.

Una mostra d'avanguardia visiva e acustica, che sussurra una storia artistica, inevitabilmente intrecciata a più storie umane: a cominciare dal 1967, quando con "The piper at the gates of dawn" facevano il loro debutto discografico quattro giovani amici di liceo, fino all'arrivo (solo un anno dopo) del genio compositivo di David Gilmour, chiamato a sostituire il genio malato Syd Barrett, il cui ricordo rimase scolpito nei versi di "Shine on you crazy diamond"; passando per il 1979, anno del leggendario e tormentato "The Wall", concept-album maturato dalle angoscie di Roger Waters, che lo condurrano alla separazione dal gruppo, nel 1983, dopo l'album "The Final Cut".

Un'epopea itinerante per musica e immagini, che i Pink Floyd hanno deciso di far partire dall' Italia, per celebrare il ricordo di due eventi che legano indissolubilmente la band al "bel Paese": il film-esperimento "Live at Pompei" (1972) e il concerto storico del 1989 a Venezia.

Due eventi che fecero storcere il naso ai benpensanti dell'epoca, che denunciavano l'inadeguatezza delle località di interesse storico-artistico, per eventi "eccessivi" come un concerto rock. Esattamente ciò che succede oggi per il concerto dei Rolling Stones, previsto al Circo Massimo: sarebbe forse più opportuno, al di là dei pur pertinenti ragionamenti logistici, destinare le invettive nei riguardi di chi permette oggi, che Pompei cada a pezzi e che Roma anneghi in una pozzanghera, calamità che i Pink Floyd non causarono allora, come oggi non le causerebbero i Rolling Stones, perchè da sempre l'arte non uccide l'arte, piuttosto l'inciviltà annulla la civiltà.


(Adriano Sgobba)




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