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"Ancora ridi": la rabbia di Roma secondo "il Muro del canto"

Imparare ad amarli con l’album d’esordio “L'Ammazzasette” è stato semplice, osannarli con l’ultimo “Ancora ridi” un vero piacere per le orecchie e non solo. Il 29 novembre scorso è tornata la truppa capitolina de “Il Muro Del Canto” con un lavoro che non delude. Gli ingredienti vincenti ci sono tutti: la tradizione del folk romano di stampo noir miscelata con assoluta padronanza e sicurezza di testi e musica.

La band è ormai arrivata a un livello di maturità tale da poter osare brani esportabili ben oltre i confini romani: a segno di tale cambiamento il tour che li porta in giro per l’Italia.  

Il leit motiv dell’album è un folk selvaggio che spesso si unisce a giri di rock che sottolineano le sonorità vivaci e drammatiche della profonda voce di Daniele Coccia, frontman della band che riesce a catturare l’ascolto sin dalle prime note. Alcol, carcere, povertà e precariato: queste solo alcune delle tematiche trattate dal Muro del Canto con assoluta sfrontatezza e soprattutto senza mezzi termini. Testi che mirano dritto al cuore e alla coscienza come ad esempio avviene nel brano i  “Palazzinari”, una lucida e amara poesia in rima, scritta e interpretata da Alessandro Pieravanti, portavoce di una denuncia contro lo scempio compiuto a Roma che ha portato la morte delle campagne e il moltiplicarsi del cemento.

“Ancora ridi” colleziona 12 brani che già al secondo ascolto rimangono impressi nella mente: troppo accattivanti per non restarne affascinati.  Ballate amare che sembrano dare voce a paesaggi e persone lontane nel tempo e nello spazio ma che alla fine si riconoscono nei quartieri in declino della Città Eterna.

Politica, malaffari, perdita di identità e di umanità, “Ancora ridi” sembra lo specchio in musica del capolavoro di Sorrentino “La grande bellezza”. Non sfugge l’amore alla tracklist che lascia l’amaro in bocca e tanta voglia di rivoluzione.

Chitarre elettriche, rullanti, fisarmoniche tutti in prima fila per sottolineare la potenza di “Ancora ridi”, che da il nome all’album, le stornellate come “Malefico”e “Il canto degli affamati”, e poi “Canzone allagata”, gli maledetti di “Peste e corna” o la ritmata “Arrivederci Roma”.

 

(Francesca Ceccarelli) 

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