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“Contemporanea 13”, la danza al passato dei Kinkaleri

È una poesia che balla quella di John Giorno. “È una saggezza – dice – che arriva attraverso il corpo.” I Kinkaleri hanno preso un suo testo del 2008, “It doesn’t get better”, e con “Someone In Hell Loves You | All!” l’hanno tradotto in una partitura per muscoli e fiato. A ogni lettera il suo gesto, senza dimenticare di muovere anche la punteggiatura.

Ricercando l’alfabeto di nuova comunicazione dell’opera poetica, però, la compagnia toscana scrive piuttosto un bignami fuori tempo della beat generation. Su una musica fatta dei suoni della strada e lampi di jazz, le “paroledanza” dei Kinkaleri indossano vestiti comprati al discount e le sneaker della tradizione americana della danza post-moderna. Sono come noi, perché il legame tra il corpo e la parola appartiene a tutti.

I movimenti di braccia e di gambe dei tre danzatori sono ora ampi, per conquistare lo spazio, ora raccolti, per proteggersi da esso. Aggiungono la voce, suoni di gola che affiorano sulle labbra. L’incanto di una sfida rap a chi spara la rima corporea più affilata si interrompe quando Marco Mazzoni comincia a spiegare l’abc del vocabolario che hanno ballato fino a quel momento. Si aiuta con un modello di scheletro umano per far capire al pubblico cosa avviene dentro al corpo che danza la poesia. Nel frattempo è entrato in scena anche John Giorno, poeta tuttora in attività, amico fraterno di William S. Barroughs e di tanti personaggi della New York alternativa dalla metà degli anni Sessanta fino a oggi.

Tra un’associazione di lettera con gesto e l’altra (passando per scientifico ciò che invece è opinabile tanto quanto il balletto di “YMCA” dei Village People), la performance tracima presto in un’intervista a Giorno: il suo rapporto con la poesia e la performance, la beat generation, le droghe, ma c’è spazio anche per chiedergli se ha conosciuto John Lennon o dov’era l’11 settembre 2001. Alla fine, Giorno recita Giorno e quel che dice danza nella sua bocca. I Kinkaleri recitano i figli al cospetto del padre e rimangono immobili in disparte. “Someone In Hell Loves You | All!” prende così la forma definitiva di un omaggio alla Storia più che di un intervento artistico sul presente. Oggi, su questo palco, è ancora ieri. Un usato garantito con un grande futuro. Alle spalle.  

 

(Matteo Brighenti)

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