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"''O ssaje comm fa ''o core": in ricordo dell''ultimo Pulcinella

Un omaggio al genio creativo di Massimo Troisi, al coraggio di osare, alla determinazione di chi ce l'ha fatta pur non avendo i proverbiali "santi in paradiso", e, insieme, una dichiarazione di intenti, sul senso profondo del proprio impegno in teatro.
Ma "'O ssaje comm fa ' o core" è soprattutto una dichiarazione d'amore, a una tradizione teatrale, quella napoletana, di cui Troisi, con Totò e i De Filippo, incarna uno degli ultimi grandi interpreti.
Lo spettacolo di Antonio Grosso, rappresentato a Villa Sciarra il 25 luglio e di nuovo il primo agosto, fa rivivere il comico di San Giorgio a Cremano, scomparso prematuramente nel giugno del '94 a quarantuno anni per un attacco cardiaco, e lo mostra agli esordi, alle prese con la scrittura degli sketch de "La smorfia", il trio cui diede vita al principio degli anni '70 con gli amici Enzo De Caro e Lello Arena.
Ci sono anche loro in scena, Arena e De Caro, interpretati da Antonello Pascale e Josefia Forlì, e insieme a Massimo (interpretato da Grosso, anche autore e regista dello spettacolo) proveranno alcune delle scene più famose di pezzi entrati di diritto nel repertorio della comicità nazionale: dal colloquio con le statue dei santi in "San Gennaro" alla svista di un assai improbabile e per questo esilarante Arcangelo Gabriele de "L'Annunciazione".
Mostrando, anche attraverso situazioni originali, la difficoltà e il lavoro, sempre febbrile e a volte duro, da cui germina la comicità, anche quella che, nel caso di Troisi, appariva spontanea e guizzo fulminante.
Nei due atti che scandiscono lo spettacolo - scoppiettante il primo, più malinconico il secondo - in un'atmosfera sospesa tra sogno e realtà, Grosso ci accompagna alle origini dell'arte dell'ultimo Pulcinella, non cedendo mai, né lui né gli altri due attori, alla tentazione di provare ad imitare accenti, movenze, modi di fare che Troisi ha reso proverbiali.  
Tra i pregi dello spettacolo, che sottolinea anche il valore dell'amicizia e accende la nostalgia per un fuoco che troppo presto si è spento, vanno evidenziati la ricerca e lo studio delle fonti che si traducono in una ricostruzione attenta delle situazioni, sia pure proiettata in trasposizione teatrale.
E torna in mente la risposta di Lello Arena a Vincenzo Mollica che, a dieci anni dalla scomparsa di Troisi, chiedeva cosa gli mancasse di Massimo: "Questo è difficile dirlo, perché sono passati dieci anni nei quali mi sono mancate molte cose che mi univano a Massimo. Sono cose che mi mancano e che, ahimè, continueranno a mancarmi, ma quello che più mi manca è la possibilità di stare ore a parlare con lui, ore ad inseguire un'idea fino ad arrivare a quella giusta, a quella che ci faceva ridere e ci faceva capire che quella era l'idea che stavamo cercando".


(Luciana Matarese)


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