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"A single man" al teatro Belli. L''ultimo giorno di una vita qualunque

California, anno 1962. L’ultimo giorno di vita di George. Professore, sui sessanta, omosessuale. Il senso di vuoto dato dalla perdita del suo compagno. Il rapporto con il mondo esterno. La memoria. La solitudine. La morte. Sono questi i temi di “A single man”, reading diretto da Valentino Villa. Tratto dall’omonimo romanzo di Christopher Isherwood (conosciuto ai più grazie al film di Tom Ford), è in scena al teatro Belli per la diciottesima edizione del Garofano Verde. Nel quadrato magico tra George (Marco Angelilli), l’amica Charlotte (Anna Gualdo), lo studente Kenny (Giuseppe Sartori) e l’amato perduto Jim (Pasquale Di Filippo), presenza visibile e costante nella coscienza del protagonista, si sviluppa questa storia silenziosa di vite che durano un soffio.

Un reading insolito, in cui le pagine del testo non sono che oggetti scenici stranianti, funzionali alle notevoli interpretazioni attoriali. La camera da letto, il luogo di lavoro, la cucina, rappresentati come un unico non-luogo, un giardino onirico nel quale immaginare il quotidiano: spazio mentale sovrapposto agli eventi di una giornata come tante, eppure l’ultima, di una vita qualunque. Le musiche, poche e funzionali ai silenzi, scivolano sui dialoghi amplificandone e moltiplicandone il senso. Tutto, compresi gli abiti di scena di colori improbabili, sembra orientare verso un mondo privato lontano, che il pubblico non può percepire come suo. Una rappresentazione apparentemente distaccata che evita complicità emotive per proiettare lucidamente verso dimensioni altre. I personaggi, e non solo Jim, appartengono a un mondo sparito, fugace e per questo, e solo in questo suo aspetto più feroce, eternamente attuale. Il risveglio dal sogno e il corpo senza vita del protagonista disegnano il punto d’inizio e la fine di questa elegante parabola, in cui i confini tra vita morte e sogno si confondono al punto da incrinare l’illusoria e rassicurante percezione di sé.

 

(Claudia Pajewski)

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