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"A che servono questi quattrini?" Luigi De Filippo si racconta

La commedia “A che servono questi quattrini?” è stata portata al successo dalla compagnia dei fratelli De Filippo: ci vuole raccontare la sua storia?

“Possiamo dire senza dubbio che è uno dei cavalli di battaglia della compagnia di Eduardo, Peppino e Titina. Ero ancora un ragazzo e frequentavo il liceo Visconti di Roma, quando stavano preparando questa commedia al Teatro Quirino. Mi ricordo che, dopo la scuola, andavo ad assistere alle prove e la imparai a memoria. Era un periodo molto duro e significativo: la commedia debuttò l’8 maggio del 1940, a pochi giorni dall’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. È un’opera molto divertente che voglio riproporre a tutti, adulti e ragazzi, che rappresenta un paradosso originale e quanto mai attuale: nella vita spesso è più importante apparire ricchi che esserlo dentro. Ed è proprio quello che succede al protagonista: un marchese diventato povero che, attraverso l’intelligenza e le furberie, riesce a dimostrare che i quattrini non servono a nulla, perché basta avere la sola fama di ricchezza per ottenere la considerazione delle persone.”

 

Nella sua lunga carriera artistica lei ha recitato anche al cinema: quali sono le sue impressioni?

“Ho recitato in circa cinquanta film, specialmente tra gli anni ’70 e ’80. Volevo sperimentare un diverso modo di recitare, ma la mia attività principale è stata a teatro: non posso paragonare le due cose. Sono cresciuto in quel mondo e lì ho trovato le occasioni migliori per manifestare le mie capacità, per comunicare le mie emozioni.”


Due anni fa, dopo la direzione di Maurizio Costanzo, lei ha preso il timone del Teatro Parioli, dandogli un nuovo nome e una nuova vita. Come si è lanciato in questa avventura?

“Con l’intelligenza, l’impegno e la volontà: cercando di riunire queste tre forze. La struttura rischiava di diventare un garage o un supermercato, ma io e mia moglie Laura abbiamo deciso di provare a cambiare le cose e ce l’abbiamo fatta. Aprire un teatro a Roma è un’avventura coraggiosa, specialmente di questi tempi. Ci vuole tanto coraggio e una giusta dose di pazzia: il mix di questi due ingredienti ha fatto sì che prendesse vita il Teatro Parioli Peppino De Filippo.”

 

Qual è il suo ricordo più bello a teatro?

“In realtà non ne ho uno solo: in sessant’anni di teatro porto con me tantissimi ricordi. Quelli belli appartengono anche a un paio di occasioni in cui il successo non c’è stato: sono cose che possono capitare! Ma io mi sono espresso comunque in buona fede, anche in quelle volte, e ho sempre creduto in quello che facevo.

I ricordi ancora più belli sono specialmente quelli legati a quando ho avuto l’opportunità di recitare le mie commedie, che completavano la mia personalità."

 

La sua famiglia è senza dubbio una delle più grandi e rappresentative del teatro italiano: cosa comporta essere un De Filippo?

“Fare parte di questa famiglia è molto importante e significativo per me: comporta una grande responsabilità e una continua volontà di esprimersi sempre a saper comunicare delle belle emozioni e non deludere mai il pubblico, che rimane fedele a un personaggio e a un nome.”

 

(Marta Carboni)

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