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"A voce d'' ''e creature", intervista a Don Luigi Merola

Don Luigi Merola, parroco di Napoli, ideatore e fautore della fondazione “A'voce d'e creatur'”.

In giro per l'Italia, da sempre, in particolare nelle scuole, per la sua opera di sensibilizzazione alla cultura, unico strumento efficace nella lotta alle mafie.

Vive sotto scorta da quando, a Forcella, quartiere della città partenopea, intervenne duramente contro la criminalità organizzata dopo l'omicidio di Annalisa Durante, intraprendendo la sua battaglia spirituale, culturale, sociale all'insegna della legalità, così come ogni buon parroco dovrebbe fare.

Al suo terzo libro, come scrittore, a Formia l'appuntamento è per presentare il nuovo testo “I bambini di Napoli”.


Don Luigi Merola: scrittore perchè la sua fondazione possa continuare a camminare sulle proprie gambe e i suoi ragazzi abbiano un domani in seno alle opportunità. 'I bambini di Napoli', ancora loro protagonisti?

L.M. “ Si sono ancora una volta loro i protagonisti, per due motivi: primo perchè i bambini non sono un problema, come molti adulti pensano, ma essi sono una risorsa che bisogna solo canalizzare con dei buoni educatori, permettendogli di dare così ottimi risultati; secondo, si tratta di un libro che, purtroppo, sottolinea ancora una volta l'abbandono delle istituzioni e i tagli delle risorse all'infanzia, quindi alle loro. Per cui, l'intento è stimolare gli adulti e gli uomini di potere, come direbbe Papa Francesco, a servire e non a servirsi del potere. In quest'ultimo periodo abbiamo avuto solo cattivi esempi dal mondo delle istituzioni”.


Papa Francesco. Sulla scia del suo predecessore è già sbarcato sui social network: cosa ne pensa, dal momento che lei consiglia sempre di limitarne l'utilizzo?

L.M. “Più che invitare a non usarli, io invito sempre a farne un buon uso di questi strumenti; quasi sempre i bambini davanti al computer vengono lasciati da soli, bisognerebbe spiegare ai genitori che si tratta di strumenti potentissimi a cui dovrebbero indirizzare i figli positivamente. Oggi, purtroppo, i nostri ragazzi sono lasciati soli, anche in senso fisico, a volte per intere giornate, e quindi, spesso, non hanno chi gli insegna cosa fare di determinate potenzialità. Per ovviare a ciò, ai miei bambini in fondazione, ho fatto seguire un corso di informatica proprio sul buon uso di internet. E' un modo per comunicare: fa bene il Papa ad usare Tweeter, ma è bene anche 'accarezzare le persone', quindi, ricordare l'importanza dell'incontro, oltre il web”.


“ 'A voc' d'e creatur'', il penultimo libro raccoglieva una serie di pensieri dei ragazzi della fondazione e non solo, anche in questo nuovo libro, 'I bambini di Napoli', c'è un capitolo dedicato alle loro riflessioni: in che modo sono cambiate, se sono cambiate?

L.M. “Si, il capitolo V 'Pensieri sparsi' dei bambini, è interamente dedicato a loro come protagonisti. Le loro riflessioni sono cambiate dal testo dell'anno scorso, sintesi di cinque anni di lavoro, ora cominciano a vivere anche delle grandi gioie. Certo nel libro raccontano ancora i loro sogni, molte cose non si sono realizzate, però ci auguriamo di rispondere sempre meglio, in quanto adulti, alle loro domande. In questo senso la grande richiesta va alle istituzioni, al comune di Napoli ed è quella di cambiare marcia; questo comune, Napoli, così vicino a Formia, che ha contaminato anche con tante brutture, come la criminalità organizzata, possa esprimere il suo potenziale”.


C'è un capitolo dedicato all'incontro con Silvio Berlusconi. Chi è quest'uomo attraverso i suoi occhi?

L.M. “E' una persona che può anche affascinare per il modo con cui parla, però è circondato, come dico nel libro, da cattivi compagni che in questi anni l'hanno fatto sbagliare, compiendo molti errori. E' un imprenditore, a lui dobbiamo riconoscere che 80.000 famiglie lavoro, grazie alla sua azienda, però deve anche avere l'umiltà di cedere un po' il passo. Nella politica ci sono generazioni che hanno lasciato tanti segni positivi, ma anche negativi ed è venuto il momento di dare anche spazio ad altri. Nella proposta ad essere candidato come capolista per il Pdl, ho dovuto dire di no perché sono, in primis, un prete e poi perché ci sono ancora personaggi non limpidi in questo schieramento partitico”.


Eventualmente, il disegno di legge circa i beni confiscati, pensa che comunque ci sia una possibilità di realizzarlo lo stesso o comunque di andare avanti in merito?

L.M. “Si, la proposta che mi ha fatto Silvio Berlusconi, laddove avessi accettato di candidarmi, era la realizzazione di un disegno di legge per la gestione dei beni confiscati. Bisognerà comunque andare avanti, perché questi ormai sono diventati 'mali confiscati', visto che quando lo Stato arriva a prenderli, sono passati talmente tanti anni che per rimetterli a posto e renderli usufruibili ci vuole molto denaro. Inizia il solito tam tam, per cui lo Stato li passa ai Comuni, che a loro volta non hanno soldi, così li affidano alle associazioni, che però devono provvedere da soli in immense difficoltà Quando questo accade, inoltre, può succedere, come per la nostra sede della fondazione, la Villa di Bambù, nel quartiere Arenaccia, che ti vengano recapitati diecimila euro di T.A.R.S.U., soffocando economicamente le realtà che vivono questi beni confiscati. Ciò significa che il lavoro di tante persone diviene inutile e che questi beni sono destinati a rimanere abbandonati, per cui quando s'insedierà il nuovo governo, la prima cosa che andrà chiesta è la modifica della legge 109 del 1996, che non prevede la risorsa della manutenzione del bene. Questo per me è diventato un punto su cui battagliare all'infinito”.

 

(Antonia De Francesco) 

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