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"Aladin" è ironia, ritmo ed energia: parola di Fabrizio Angelini

Il 7 dicembre  debutterà in Sardegna “Aladin”, l’avvincente favola esotica riproposta da  Stefano D’Orazio. Dopo l’annullamento dello Spettacolo del 18 agosto ad Alghero in seguito all’incredibile crollo di una struttura del palcoscenico e alla cancellazione per motivi di sicurezza della Replica all’Anfiteatro Romano di Cagliari, la compagnia Nausicaa ha mantenuto fede alla promessa fatta quest’estate al pubblico sardo e ha riportato, con tre recite, il musical nell’isola. La Commedia Musicale diretta da Fabrizio Angelini,  interpretata da Manuel Frattini, Roberto Ciufoli, Valentina Spalletta  e dal corpo di ballo, andrà in scena presso il Teatro Auditorium del Conservatorio cagliaritano. In vista di tale appuntamento ho avuto modo di porgere alcune domande al regista Fabrizio Angelini.

 

C.C.: “Aladin”, con atmosfere da mille e una notte, è una favola per tutta la famiglia, riletta in chiave moderna. Quale il personale contributo della sua  regia?

 

F.A.: Prima ancora di iniziare le prove ho lavorato fianco a fianco all’autore Stefano D’Orazio, al Direttore musicale e alla produzione. Abbiamo cercato di trovare una strada comune che soddisfacesse tutti quanti, partendo dallo scritto di Stefano D’Orazio, che era molto ironico, brillante e per certi versi attuale; non mancano, infatti, le battute con riferimenti al nostro vissuto quotidiano, ma senza parlare di politica o quant’altro. Fondamentale è stata la scelta dei protagonisti, necessariamente spiritosi per alcuni ruoli mentre, dal un punto di vista della dinamica dello spettacolo, ho cercato di dare molto ritmo al tutto attraverso i cambi scena ed attraverso i movimenti delle scenografie: colonne che salgono e scendono,  fondali mobili e carrelli che introducono elementi in scena,  fanno sì che lo spettacolo sia molto ‘veloce’.

 

C.C.: Il pubblico italiano di musical, per tradizione e cultura, è diverso dal pubblico di Londra o di New York, come diversi sono i prodotti offerti nei nostri circuiti. In questi anni, nello stivale, è cambiato qualcosa in rapporto a produzioni di qualità, come Aladin o i precedenti lavori della Compagnia della Rancia?

 

Io lavoro con la Compagnia della Rancia dal 1990: ho partecipato alla maggior parte dei loro spettacoli e posso dire di aver vissuto la nascita del musical Italiano.  Feci parte del cast del primissimo ’’Chorus Line’’- quando eravamo ancora dei pionieri, i soli a fare musical, e tutti sottovalutavano le nostre capacità: sentivamo continuamente dire di quanto gli italiani fossero incapaci a recitare, cantare e danzare! E’ stato faticoso sia per noi interpreti che per le produzioni – ne sono nate poi altre in questi anni-  e dopo tanti sacrifici abbiamo dimostrato che qualcosa la sappiamo fare anche noi. Sussiste in luoghi come Londra e New York una grossa differenza sociale, economica, culturale e politica; i loro spettacoli vengono portati in scena –per mesi- nei medesimi teatri ed il pubblico va a vederli. Da noi la maggioranza degli spettacoli sono itineranti e, provenendo dalla Commedia dell’Arte, agiamo ancora allo stesso modo. Non abbiamo più i carrozzoni ma ci spostiamo di città in città per portare lo spettacolo al pubblico, questo è ciò che si continua a fare in Italia, dove spesso non c’è altro modo e dove il tutto è nato più tardi. La Rancia ha provato a dare un segnale di cambiamento con ’’Pinocchio’’e anche “Notre Dame de Paris” è stato in scena a lungo; tra l’altro, proprio in questi mesi, io stesso sto lavorando come regista residente per ’’La Bella e la Bestia’’ a Roma. Lo spettacolo sta nella stessa città per un tot di mesi ed il pubblico può godere di musica suonata da un’orchestra dal vivo, di un impianto scenografico consistente e di  numerosi interpreti sulla scena. Come dicevamo c’è, poi, sotto un discorso culturale e una diversa preparazione rispetto a Londra o a New York.

 

 C.C: Possiamo chiamare in causa anche una differente formazione scolastica?

 

Certo che sì! Pensi che negli anni ’80 feci una tournèe con Renato Greco, nei colleges americani di provincia; già trent’anni fa le scuole erano molto simili alla celebre scuola di ’’Saranno famosi”: possedevano aule di canto, palcoscenici attrezzati di impianto luce e server, strumenti musicali… insomma, c’era di tutto ed erano dei normalissimi licei. Oggi, in Italia, non si possiedono tali attrezzature nemmeno in alcune cosiddette scuole artistiche. Siamo riusciti, in questi vent’anni, a cominciare ad avvicinare una larga fascia di pubblico al musical e anche alle audizioni si presenta un numero sempre più alto di interpreti capaci e preparati, la gamma di scelta si fa sempre più ampia. Stiamo ottenendo risultati estremamente positivi, ma siamo ancora indietro e c’è tanto da fare.

 

C.C.: A proposito di audizioni, quali sono i criteri di scelta? Quanto conta il ‘grande nome’ sul palco ed  in cartellone?

 

F.A.: Il discorso del ‘grande nome’ è importante, non tanto per noi quanto per i teatri che devono inserire lo spettacolo in cartellone. La prima cosa che ci viene chiesta, spesso è, chi andrà in scena, lasciando passare in secondo piano la vera natura dello spettacolo. In questo caso, in “Aladin”, abbiamo Manuel Frattini e Roberto Ciufoli, accompagnati da altri sette o otto comprimari che sono bravissimi: cantano, recitano e ballano, pur non essendo famosi. Ai provini le richieste sono molto aumentate: per Aladin siamo arrivati ad un migliaio di candidati. Solitamente la prima selezione viene fatta in base al curriculum ed alla foto, poi si procede con le prove di danza e di canto, specifiche per ogni ruolo, a seconda delle necessità. Si cerca di andare a fondo facendo venire a galla non solo le capacità tecniche dei ragazzi, ma anche l’aspetto caratteriale, che è molto importante. Quando ci si sposta in tournèe, si viaggia e si mangia insieme, si dorme negli stessi alberghi e si vive a stretto contatto; è dunque necessario che all’interno della compagnia regni un clima sereno ed è sempre produttivo escludere gli elementi di disturbo.

 

C.C: Se dovesse descrivere lo spettacolo in tre parole, quali sarebbero?

Ci sono tre parole che lo riassumono al meglio: Ironia, ritmo e tanta energia.

 

C.C: In seguito ai recenti tagli al FUS, quanto diventa difficile garantire prodotti di qualità?

 

Per risparmiare si taglia un po’ qui ed un po’ là. Per quanto riguarda la parte coreografica, abbiamo in scena otto ballerini ed il numero minimo dovrebbe essere quantomeno dodici, se non sedici. I ragazzi non hanno paghe alte e si cambiano continuamente per poter rientrare in scena. A livello scenografico è sempre necessario partorire idee che si possano realizzare con costi contenuti e una scenografia che si possa, montare e smontare e possa essere trasportata agevolmente. Idem per i costumi, diciamo che si risparmia un po’ su tutto: sacrificare una sola parte in genere è più difficile. Inoltre, nel caso di Aladin, abbiamo dovuto fare a meno dell’orchestra, un’ altro aspetto al quale mai avremmo voluto rinunciare. Ora più che mai, lavorando al musical“La Bella e la Bestia” mi rendo conto di quanto sia  importante il ruolo dell’orchestra. Nonostante i tagli è fondamentale garantire la qualità del prodotto: chi si avvicina per la prima volta al musical dovrebbe affezionarcisi e non allontanarsi storcendo il naso, per aver visto qualcosa di mal realizzato.  Il musical piace, la gente si diverte, si rilassa e spesso riflette, anche se, per ora, è difficile realizzare in Italia lavori come “Il Fantasma dell’opera”, almeno per ora.

 

C.C: Roberto Ciufoli nei panni del Genio è stata una scelta azzeccatissima. Come è avvenuto il vostro incontro, chi ha cercato chi?

Quando cercavamo il Genio, si sono mosse un po’ di acque, agenzie, notizie, chiacchiere.  Se non ricordo male, poi, Roberto Ciufoli conosceva già Stefano D’Orazio e, quando abbiamo fatto i provini, lo abbiamo convocato. Lui, dopo aver cantato una canzone e proposto un pezzo recitato, si è cimentato nell’improvvisazione, convivendoci a stipulare l’accordo contrattuale. Siamo felicissimi del lavoro fatto insieme; Roberto una persona deliziosa e propositiva. Non è un piantagrane è sempre molto disponibile…insomma, un’ottima scelta dal punto di vista artistico ed umano.

 

C.C: Ringraziandola per la disponibilità e per la simpatia le comunico che  Roberto Ciufoli, durante l’intervista parlando di lei (Fabrizio Angelini), ha usato il medesimo aggettivo: delizioso!

F.A: Non posso che esserne felice! Tanta stima ricambiata.

 

(Cinzia Crobu)

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