Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Cecilia Dazzi: "Essere artisti è sempre una questione di creatività"

Artista eclettica e curiosa, Cecilia Dazzi ama tutti i colori dell’arte e riesce a mescolare sulla tavolozza del suo talento: cinema, televisione, musica (è autrice di alcuni testi di canzoni) e pubblicità. Il grande pubblico l’ha scoperta ne "I ragazzi del muretto", ma lei ha lavorato con registi del calibro di Ettore Scola (La famiglia), Cristina Comencini (Matrimoni), Francesco Nuti (Caruso, zero in condotta), e Nanni Moretti (Il caimano). Torna in tv con "La Squadra 8” mentre al cinema è co-protagonista del film Voce del Verbo Amore di Andrea Manni.  

 

Cecilia Dazzi, nel film di Manni interpreta il ruolo di Gioia, l’amica che sa parlar d’amore. Ci racconti il suo personaggio..

 

Cecilia Dazzi: ”E’ una single distratta e sognatrice, divorziata da un paio di anni, alla ricerca dell’amore perfetto. E’ un folletto scatenato, una giardiniera buffa che cerca di aiutare i suoi amici in crisi d’amore. E’ prodiga di consigli. Fa molta confusione, ha un catalogo di uomini ma continua a cercare il suo principe azzurro. Ha una sua teoria: basta con i belli”.

 

E così prima dice quella battuta imparata a memoria da milioni di donne(“Maschio, etero, libero. E’ roba da WWF”) poi prende a cavalcare la suggestione del ”brutto è bello”?

 

C.D.: ”Brutto è carismatico. Brutto è più interessante. Perchè il brutto è stato costretto a lavorare di più sui contenuti. I belli non sono stupidi, ma pigri. I belli che sanno essere interessanti sono quelli che non si sentono belli. Sono quelli non stereotipati. Asimmetrici, ma con dei valori".

 

Ad esempio?

 

C.D.: “Robert De Niro”.

 

Tra gli sceneggiatori del film, oltre al regista e a Silvia Ranfagni, ci sono anche Anna Rita Ciccone e Maurizio Costanzo. Ci sono state divergenze o è filato tutto liscio?

 

C.D.: ”La storia è stata scritta a più mani. Certo la Ciccone e Costanzo sono due persone molto distanti ma hanno saputo trovare il giusto impasto per raccontare di una coppia che si trova a fronteggiare la stanchezza di un rapporto senza il prestigio della crisi. La sceneggiatura ha il coraggio di mostrare la parte più brutta di due persone. L’insicurezza, le debolezze, le incomprensioni, la separazione forzata e la disperazione di un amore che non sa più come trovare un raggio di sole”.

 

Ha avuto modo di lavorare con Giorgio Pasotti e Stefania Rocca. Come è andata?

 

C.D.: ”Benissimo, Giorgio Pasotti e Stefania Rocca sono stati perfetti nell’interpretare la coppia in crisi. Anche i bambini che gridano, sono nervosi, avvertono che qualcosa tra i genitori si è rotto, sono stati semplicemente stre-pi-to-si. Il ragazzo ha ciglia lunghe e tempi di recitazione fantastici, la bimba ( Aurora Manni, nipote del regista) ha un viso molto dolce”.

 

E con il regista Andrea Manni, come si è trovata?

 

C.D.: ”Manni è gentile ma esigente. Se occorre, sa pure usare la frusta. Poi torna di nuovo gentile. Ti consiglia, specie nell’indicazione dei tempi comici. Ti conduce per mano nel film. Per farti sentire di più il personaggio è disposto a concederti anche delle pause di riflessione e di studio. E’ un regista che parte con una sua idea che poi durante le riprese sviluppa in più direzioni”.

 

Recentemente l’abbiamo vista anche su Raiuno nella spy-story sul Sismi ”Caccia segreta”. Ha ripreso a frequentare la fiction?

 

C.D. : ”La fiction è una prova continua di destrezza. Si fatica, si lavora tanto, si fa tutto a grande velocità. Ma questo galoppo è un allenamento fondamentale per l’attore".

 

 E’ stata protagonista della prima stagione de ”La Squadra”, la serie poliziesca di Rai Tre, ed oggi, dopo molti anni di silenzio, torna nel ruolo di Elena Baroni per aiutare l’ispettore Guerra…

 

C.D.: ”Elena ha ammazzato l’assassinio di suo padre, è finita in galera. Dopo 7 anni esce dalla prigione con un graffio sull’anima e le ferite aperte di una donna che ha vissuto un pezzo importante della sua vita là dentro. Ha un orizzonte di valori diversi. Quando mi hanno proposto la parte, la sfida era recitare come in un film per il cinema. Mi sono calata subito nel ruolo. Il personaggio ha molte pieghe. E’ sfaccettato, intenso, pieno”.

 

Per quale motivo ha scelto di tornare?

 

C.D.: ”Per me è una grande soddisfazione lavorare per La Squadra. E’ una  fiction che mi piace, non è patinata. Anzi mi esalta perché i protagonisti sono sporchi, stanchi, veri. Ho visto all’opera un’attrice strepitosa: Anna Foglietta. E’ un ispettore che svolge un’indagine parallela. E’ uno schianto. Sono rimasta incantata”.

 

La fiction seriale è un ritorno alle origini. Nel 1991 è stata tra le protagoniste di una serie destinata a diventare un cult televisivo di quegli anni: I ragazzi del Muretto. Ne ha fatta di strada Debora…

 

C.D.: ”I Ragazzi del Muretto è stato come il servizio militare. 365 giorni di lavoro. Di giorno e di notte. D’estate con i piumoni, d’inverno con le magliette a maniche corte. Una tournee lunga un anno, ma ne è valsa la pena. C’era un divertimento e una complicità sul set che ha reso il lavoro piacevole e leggero. Eravamo tutti uguali. Entusiasmo, allegria e nessun atteggiamento divistico. Una palestra che mi ha insegnato tutto. A rispettare tempi e colleghi. A fare bene questo mestiere”.

 

L’umiltà quando si fa questo lavoro dovrebbe essere la regola…

 

C.D.: ”Sì, ma qualche volta si vedono delle pose (e delle pretese) divistiche che mi lasciano senza parole. Ricordo che Marcello Mastroianni era capace di aspettare su una sedia per ore senza fare le bizze. Ed era Marcello Mastroianni. Ma non faceva pesare la sua bravura, aveva un’umanità speciale”.

 

C’è anche la musica nel suo orizzonte artistico. Per Niccolò Fabi ha scritto ”Capelli” e ”Lasciarsi un giorno a Roma”. Come è nato questo sodalizio? 

 

C.D.: ”La collaborazione con Niccolò Fabi è molto particolare. Lui scrive dei testi e li amministra. Pensa molto alle cose. Ho trovato delle parole che dicevano qualcosa, erano segni e brandelli di una ricerca interiore. Glielo ho fatte leggere, gli sono piaciute. Ha aggiunto la musica, è stato come mettere delle ossa dentro i pezzi di carne”.

 

Collabora da tempo, inoltre, con il musicista e autore Fulvio Binetti con il quale ha scritto la canzone ”Labirinto”contenuta nell’album d’esordio di Micol Barsanti, scoperta e promossa da un certo Lorenzo Jovanotti…

 

C.D.: ”Micol ha un talento incredibile. E’ un’artista della Soleluna, la casa di produzione di Lorenzo Jovanotti. Le ho dato una mano e ho scritto con lei i 9 brani del suo nuovo album. Sono i testi di una ragazza che si fa domande sull’amore, sulla vita, sulle pulsioni, sulle passioni”.

 

Dice: "Non mi abituo all’inerzia, cerco sempre i perché..."

 

C.D.: ”Una doccia di rabbia mi ha svegliato da te”. Il mondo diventa sempre più liquido. Tutti i sessi sono mischiati. La donna è aggressiva, l’uomo, vanitoso e insicuro. Le ragazze ti saltano addosso, i ragazzi scappano impauriti. Tutto alla rovescia. A cena si paga sempre a metà. Bisogna trovare un equilibrio nuovo, altrimenti si rischia di entrare in crisi come racconta nel film Costanzo”.

 

La sua curiosità la porta a sperimentare e a frequentare generi diversi. La sua ricerca è in battere o in levare?

 

C.D.: ”La mia ricerca che sembra essere controcorrente o comunque a più dimensioni è orientata verso la semplificazione. Lavoro a togliere. In ogni cosa che faccio cerco di andare all’essenza e scarnifico. Soprattutto nella recitazione. Ogni attore ha il suo tiranno. Il mio è questa voglia continua di migliorarmi. Anche se ho la mia corda di timidezza e di pudore”. 

 

Ama l’arte, colleziona oggetti di ogni tipo, ha brevettato persino un cuscino per garantire alle donne con il seno grande o affette da mastopatia un sonno tranquillo. Ma ha un fondo la sua radice artistica?

 

C.D.: ”Mi piace esplorare nuovi linguaggi. Amo dare libero sfogo alla creatività e inserire in scena oggetti che rappresentino qualcosa di me”.

 

Come ne Il Caimano in cui interpretava la compagna di Jasmine Trinca...

 

C.D.: ”Mi ha facilitato il personaggio che interpretavo. Facevo l'artista. Così ho potuto riempire le scene con alcuni orsacchiotti bislacchi, dei piccoli mostriciattoli strampalati”.

 

Come l’ha presa Nanni Moretti?

 

C.D.: ”Nanni è stata una sorpresa. Dolce, saggio, con un forte senso dell’etica. Quanto agli orsacchiotti, è stato un gioco, mi sono molto divertita a sperimentare. Ho creato questi pupazzetti con vecchi maglioni di golf infeltriti. Ogni attore porta qualcosa. Chi i capelli, chi un gesto, chi un’espressione. Il nostro è un lavoro di creatività”.

 

Quanto ha influito sulla sua vita il fatto di aver avuto un padre produttore?

 

C.D.: ”E’ la mia educazione ad aver influito moltissimo. Se mi guardo indietro, da una parte vedo le foto con le cernie che pescava mio padre e dall’altra i libri di mio nonno. Amavo prenderli, sfogliarli, disporli secondo un ordine tutto mio. Ci giocavo, e diventavano i miei migliori amici. Poi, certo, ho respirato l’aria del set fin dai 4 anni. Un’emozione fortissima, uno shock. Mio padre ha cercato sempre di spostarmi dal ruolo di attrice. Mi avrebbe voluto regista, sceneggiatrice. Pensava all’attore come a un ruolo troppo passivo”.

 

E chissà che in un futuro prossimo non avvenga questo passaggio dietro la macchina da presa…

 

C.D.: ”Il regista è un altro mestiere. Ma se mi verrà l’urgenza di dire qualcosa, magari ci posso anche pensare. Mi vedo più tagliata per la sceneggiatura, la vedo più facile”.

 

Nella sua formazione un ruolo decisivo lo ha avuto Carmelo Bene. Che ricordo ha di lui?

 

C.D.: ”Carmelo Bene mi ha aperto la testa e mi ha fatto vedere il mondo. Lui non era solo un regista, era un vulcano pieno di lava e di ispirazione, di poesia e di dolore. Mi ha insegnato a imparare dai grandi e a lasciar perdere gli inutili. Un giorno mi ha sorpreso mentre stavo leggendo Carver e ha cominciato una filippica contro Alberoni e i sociologi. In quel momento era Kirkegaard, Shakespeare. Era Carmelo Bene. Non conosceva Carver ma era come se ne avesse penetrato il pensiero.Con lui si lavorava finché non sorgeva il sole. Anche dopo l'operazione e il by-pass continuava a provare e riprovare tutta la notte. Era bionico”.

 

Ha lavorato con grandi registi (Scola, Cristina Comencini, Nuti, Damiani) e vinto numerosi premi (David di Donatello come miglior attrice non protagonista per Matrimoni e Premio Flaiano per Emma sono io). Quale ruolo, e quale film, sente più suo?

 

C.D.: ”Il film a cui sono più legata è ”Emma sono io” di Francesco Falaschi. E’ la storia di una pediatra afflitta da ipomania, una malattia che conduce a fasi di entusiasmo seguite da momenti di terribile depressione. E’ stata l’opera prima di questo professore di Grosseto che ha una passione per il cinema fortissima.Lui mi aveva scelto per interpretare la parte dell’amica che si sposa, ma poi leggendo il copione mi sono innamorata del personaggio della protagonista. Ho avuto la sfacciataggine di auto-candidarmi. Mi è andata bene”.

 

Lei è un’attrice popolare che riceve sempre molti complimenti dalla critica. Come è cambiato negli anni il suo rapporto con i registi?

 

C.D.: ”Ogni regista è un amore diverso dall’altro. Crescendo mi sono resa conto che sono diventata più forte e più utile al regista. Non aspetto più indicazioni, avanzo idee, proposte, suggerimenti. Il regista non è un burattinaio, e io non sono una bambola".

 

Dopo ”La valigia dei sogni”, il programma di cinema che conduceva per La 7, tornerebbe a lavorare in tv?

 

C.D.: ”Non escludo nulla. Tengo sempre gli scheletri nell’armadio come memento mori. Non pensavo mai di poter condurre una trasmissione televisiva, e invece…anche se poi, c’è da dire che non sono, né mai sarò, una conduttrice pura e semplice, così come mi preme sottolineare che quella trasmissione non andava in diretta ma era registrata, e spaziava dai mini-monologhi all’interpretazione dei testi scritti. Ho gli occhi aperti su proposte che richiedano prove attoriali. Le trasmissioni sul cibo le lascio volentieri ad altri. Non sono buona a fare tutte le parti in commedia. Il mio talento va in un’altra direzione. Posso leggere, improvvisare, recitare. Una poesia, ad esempio”.

 

Di chi?

 

C.D.: Di Trilussa che amo per la sua ironia romana. Caciarona e sofisticata.

 

Ha un modello a cui ispira o a cui vorrebbe avvicinarsi?

 

C.D.: ”Laura Antonelli nell’Innocente. Attori e attrici speciali in un film e poi basta. Ma ricordo sempre ciò che mi disse Giancarlo Giannini: ”Se devi imparare da qualcuno, impara da quelli dell’altro sesso”. Così se devo ispirarmi a qualcuno, mi ispiro a Cary Grant, Edward Norton e Gian Maria Volontè”.

 

Non solo cinema, musica e tv, nella sua carriera ci sono anche spot, corti e una miniserie (Un colpo al cuore).

La felicità è non farsi mai mancare nulla?

 

C.D.: ”Sono tutte sfide a catturare il meglio in qualsiasi situazione ti trovi. Nello spot devi essere sintetica e convincente. Nel corto misurarti con un’esperienza breve e intensa. E poi la miniserie: la parte più lussuosa della serie lunga”.

 

Quali sono le sue prossime sfide?

 

 C.D.: ”Attualmente sto scrivendo un soggetto, una commedia che mi piace molto e contemporaneamente sto preparando un corto su un’audizione disastrosa di un’attrice. La prima volta, l’esame. Il provino che significa mettersi in discussione e dimostrare di essere all’altezza. La regola aurea. A un sì corrispondono 3 no. Devi essere allenato alla disfatta. Come avviene nello sport e nell’amore. Bisogna ripartire, re-inventarsi, cercare un altro strumento”.

 

A proposito, lei che tipo di strumento si sente in questo momento?

 

C.D.: "Per anni sono stata arpa e clavicembalo. Una noia… adesso mi sento una chitarra elettrica. Ha un suono affilato e struggente, ha dentro il sangue che bolle".

 

Come declina Cecilia Dazzi il verbo amore?

 

C.D.: "Al presente. C’è molto sole, molta libertà. Lo scrivo con le nuvole nel cielo. E’ un amore che ha le ali".                                                 

                                                                                                                                        

(Francesco Persili)

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Digital COM