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“We are young, we are strong”: la nuova leva del cinema tedesco

Rostock, 1992. Le violenze contro gli immigrati stanno culminando nella sanguinosa “notte del fuoco”, quando tremila neonazisti incendieranno un centro di accoglienza che ospita centocinquanta vietnamiti. Stefan e i suoi amici, giovani, arrabbiati, disoccupati, aspettano i saccheggi notturni e gli scontri con la polizia, per dar sfogo al malcontento latente che li attanaglia; Lien giovane vietnamita trasferitasi in Germania, si chiede se quel posto possa davvero essere la sua nuova casa; Martin, padre di Stefan, ambizioso politico, è tormentato da un dilemma: fare carriera o lottare per i propri ideali, assumendosi anche la responsabilità delle azioni del figlio?

Le ferite sociali ancora aperte e grondanti sangue della Germania post caduta del muro, bruciano sotto lo sguardo del regista tedesco, classe 1980, di origini afgane Buhran Qurbani (già premiato a Berlino per la sua opera prima "Shahada", 2010) che, seguendo da vicino quel gruppo di “giovani e forti” dimostra di saper coniugare la profondità dei contenuti alla capacità tecnica: uso simbolico del bianco e nero alternato (nel finale) al colore, linguaggio filmico a metà tra documentario e romanzo generazionale, tempi narrativi dilatati e ristretti all’occorrenza, per amplificare il disagio provocato dal racconto. Non solo. Si finisce per provare fastidio puro nell’assistere alle ventiquattr’ore di involuzione umana, che sfocia nella violenza più amara, quella mista all’ignoranza più becera. Il 1992 non è mai stato così vicino: l’irritazione che scaturisce nel vedere le diverse sfumature dell’odio (razzismo, antisemitismo, neo-nazismo, xenofobia) scoppiato a Rostock si connette di prepotenza con la realtà contemporanea, in cui i flussi migratori,  faide etniche e nuove lotte di estremismo religioso e politico crescono di giorno in giorno. Un cast (decisamente efficace e ben assortito) e una produzione di giovanissimi capaci di un cinema profondo e convincente, che racconta la Storia e spinge alla riflessione meditata su vecchi e nuovi fantasmi dell’umanità: se il 1992 è adesso, Rostock è ovunque.

 

(Adriano Sgobba)

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