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"A Testa Alta": la Rai celebra il bicentenario dell''Arma, con la storia di tre eroi in divisa

Il 2 giugno, la data non è casuale, Rai1 trasmetterà in prima serata "A Testa Alta", la storia (mai raccontata in tv) del sacrificio volontario, che compirono tre giovanissimi carabinieri, per salvare la vita a dieci civili innocenti.

Era il 1944, era estate, era a Fiesole. Nella caserma locale, il vicebrigadiere Giuseppe Amico e i militi Sebastiano Pandolfo, Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e Vittorio Marandola, aiutano come possono la cittadinanza e i partigiani, in attesa che gli alleati liberino Firenze dall'incubo nazi-fascista e il piccolo borgo dal sanguinario tenente Hiesserich. Sebastiano Pandolfo è il primo a essere fucilato dai nazisti di stanza all'Albergo Aurora, che intercettata una staffetta di collegamento dei partigiani, scoprono il coinvolgimento dei carabinieri nella Resistenza. Gli altri giovani (tutti poco più che ventenni) riescono a fuggire e tentano di raggiungere le forze alleate, per liberare Firenze. I nazisti, animati dalla stessa logica mortifera della vicenda della Fosse Ardeatine, prendono in ostaggio dieci civili, in cambio dei quali vogliono che i carabinieri si consegnino spontaneamente al comando della Wehrmacht. Così, di fronte alla scelta tra la propria libertà e la vita di dieci innocenti, Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e Vittorio Marandola scelgono di mantenere fede alla propria missione, diventando il simbolo eroico del martirio per la legalità.

Maurizio Zaccaro racconta di aver voluto consegnare la massima autenticità alla storia: girato personalmente dal regista con la macchina a mano, il film sfiora la forma del documentario a cui alterna la sostanza e il fascino della "storia vera", raccontata con i toni romanzati della fiction (così si spiega, ad esempio, il personaggio del piccolo Pietro, chiaro riferimento-tributo a "Sciuscià").

Il risultato è di forte impatto emotivo, fotografia (di sapore neorealista) scenografie e costumi spingono a riflettere su cosa significasse allora e rappresenti oggi indossare la divisa: semplicemente essere uomini, che hanno a cuore gli altri uomini.

I picchi di disinnamoramento e ipocrita affezione nei confronti dell'Arma, la schizofrenia mediatica-popolare che emerge, regolata dalla cronaca di vicende come il recente caso Magherini o l'attentato a Giuseppe Giangrande, non trovano spazio nel sentimento di appartenza, di coesione e fedeltà che questa vicenda trasmette.

"La Rai conferma il suo impegno nel raccontare storie, che hanno fatto la Storia, perché verità e memoria siano i valori su cui fondare la televisione di domani, che oggi celebra con il servizio pubblico, chi fa della propria vita un pubblico servizio, proprio come nel film, a testa alta.", così il presidente Rai Anna Maria Tarantola ha presentato il film alla platea di ufficiali, autorità, giornalisti e parenti dei carabinieri di Fiesole; "La Rai ha, in misura minore per termini di sacrificio, lo stesso destino dell'Arma dei Carabinieri: servire ed essere apprezzati per come lo si fa", questo il commento del direttore generale Rai Luigi Gubitosi, che insieme alle autorità intervenute e a tutto il cast ha ricevuto i ringraziamenti e un piccolo omaggio dal "padrone di casa" Gen. Gallitelli, che non ha mancato di dedicare la serata alle famiglie di tutti i carabinieri caduti in servizio.

Una celebrazione meritata per chi, come ha ricordato il ministro Roberta Pinotti, non si occupa solo di ordine pubblico, ma anche di ordine umano, perché come quei tre carabinieri di Fiesole, si tratta semplicemente di uomini che hanno "solo sogni normali".


(Adriano Sgobba)


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