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“Viaggio sola”, la solitudine a cinque stelle di una donna in carriera

Maria Sole Tognazzi (aiutata dagli sceneggiatori Ivan Cotroneo e Francesca Marciano) filma con originalità la storia di una possibile faccia dell'emancipazione femminile odierna. Irene (Margherita Buy) fa l'ispettore d'alberghi di lusso, il temuto ospite in incognito che deve verificare se gli standard promessi si mantengano sempre a un livello qualitativamente impeccabile e, in caso contrario, presentare il “salato” conto ai direttori. Trascorre la sua vita tra aeroporti e suite dove sfodera prontamente il suo kit da spia: guanti bianchi cattura polvere, cronometro per appuntare le tempistiche del servizio in camera e impietose tabelle di valutazione con dettagliate voci da compilare. Durante le brevi tappe in cui fa ritorno nella sua asettica casa d'appoggio, museo di cimeli di viaggio come pantofole in spugna e flaconi di bagnoschiuma, si concede delle incursioni nella famiglia di sua sorella Silvia (Fabrizia Sacchi), la sua antitesti allo specchio: sposata con un marito apatico (Gian Marco Tognazzi, fratello della regista) e madre di due bambine. L'unico legame affettivo di buona riuscita con l'altro sesso sembra essere l'amicizia con il suo ex fidanzato Andrea (Stefano Accorsi), almeno fino a quando quest'ultimo non scopre di aspettare un figlio da un'altra e vuole assumersi le sue responsabilità.

Irene (che ricorda il personaggio di George Clooney nel film “Tra le nuvole” di Jason Raitman) è uno spirito apparentemente libero da vincoli sentimentali e radici fisiche ma ingabbiata nella parte di single realizzata nel lavoro che crede di poter bastare a se stessa, adducendo la scusa di non avere tempo per coltivare gli affetti. Questa cittadina del mondo alla ricerca di un suo equilibrio, attraverso un parallelo con la sua professione, passa al setaccio le priorità e le sbavature della sua vita in modo meno categorico. Seppur non rinunci alla sua svincolata scelta d'origine ristabilisce un ponte di collegamento più stabile con la terra ferma e il ritrovato nucleo familiare, poiché non si può concepire un'intera esistenza solitaria, mentre il focolare domestico nel quotidiano può aspettare o forse non fa semplicemente per lei.

La pellicola, inoltre, suggerisce una bella carrellata di posti (Parigi, Berlino, Marrackech ma anche italiani come la Puglia) degni di essere visitati, magari non avendo il privilegio di soggiornare nelle medesime strutture super confortevoli, che se in un primo momento possono far gola e invidia tolgono il gusto di lanciarsi all'esplorazione verace di una meta.


(Maria Teresa Limosa)

 

 

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