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“Valar Dohaeris”: ascolti record per l’episodio 03x01 di “Game of Thrones”

L’ultimo episodio della seconda stagione si era concluso con l’avanzata degli Estranei, i non-morti che minacciano le desolate lande oltre la Barriera, ed è da lì che David Benioff e Dan Weiss, i due sceneggiatori della serie, decidono di ripartire, fin dalla scelta del titolo della premiere: “Valar Dohaeris” (in Alto Valiriano “tutti gli uomini devono servire”) si rifà, infatti, al “Morghulis Valar” (“tutti gli uomini devono morire”) della season finale dell’anno scorso.

La costruzione del plot, diviso in piccoli e numerosi nuclei narrativi, rende l’episodio piuttosto lento e privo di tensione, ma necessario per assemblare con coerenza gli infiniti tasselli di un puzzle che cresce e si complica a ogni nuova scena.

Sam si riunisce ai Guardiani della Notte che lo salvano dall’aggressione di un Estraneo e subisce la collera del comandante Mormont per non aver inviato tempestivamente i corvi con l’annuncio dell’imminente pericolo. Nel frattempo Jon Snow, prigioniero-infiltrato dei Bruti, incontra il famigerato Mance Rayder, prima “corvo” e ora capo del popolo nomade che vive oltre la Barriera.

Ad Approdo del Re, Lord Lannister respinge brutalmente le rivendicazioni del figlio Tyrion, che ha affrontato valorosamente l’attacco nemico, salvando di fatto il Regno, e ora reclama per diritto d’eredità la tenuta di Castel Granito. Sansa invoca ancora una volta l’aiuto di Ditocorto per fare ritorno a casa ottenendo, infine, una promessa di fuga, mentre Margaery, educata con l’ambizione di diventare un giorno regina (curioso che sia la stessa attrice che ne “I Tudors” interpretava Anna Bolena), irrita Cersei con degli atteggiamenti, a suo dire, poco consoni a una futura sovrana, dalla visita all’orfanotrofio ai repentini cambi d’abito.

Pressoché inutile la sequenza a Harrenhal che vede protagonista Rob, pieno di rancore nei confronti della madre, responsabile della fuga dello “sterminatore di re” Jaime Lannister.

Negli anfratti oscuri e profondi di Dragonstone, il re sconfitto Stannis Baratheon è ormai totalmente soggiogato dalla magia nera della sacerdotessa Melisandre, che può così praticare i suoi riti sanguinosi senza alcun freno. La strega rossa di R’hllor condanna sul rogo tutti i suoi presunti nemici perché “la morte nelle fiamme è la più pura”, come rivela subdolamente a uno sgomento Davos, costretto alla prigionia dallo stesso Stannis, colui che ha sempre servito con lealtà e devozione.

Ma, come spesso accade in “Game of Thrones”, la parte più interessante, anche se breve, riguarda la “madre dei draghi” Daenerys, in viaggio per nave alla riconquista dei Sette Regni.

Giunta ad Astapor, l’ultima della dinastia dei Targaryen, seppur inizialmente restìa, acquista un esercito di mercenari, detti “gli immacolati”, addestrati all’obbedienza e al dovere sin da bambini con metodi truculenti.

L’episodio si chiude con un cliffhanger efficace: gli stregoni di Qarth, sotto le sembianze angelicate di una bambina, attentano alla vita di Daenerys, ma la tragedia è sventata grazie all’intervento di un uomo misterioso che presto rivela la sua identità. Si tratta di Ser Barristan Selmy, il cavaliere che per anni ha servito onorevolmente le dinastie che si sono succedute sul trono di spade e che ora dichiara fedeltà all’unica legittima sovrana dei Sette Regni.

Registrando gli ascolti migliori di sempre (ben 4.366.000 di telespettatori), con questa prima di stagione “Game of Thrones” si conferma uno delle serie più amate e attese dell’anno.

I presupposti per uno spettacolo epico e ricco di colpi di scena ci sono tutti. Vedremo come gli sceneggiatori renderanno sul piccolo schermo le sfumature sottili, le evoluzioni-involuzioni inaspettate dei personaggi e gli intrighi tortuosi della prima parte di "A Storm of Swords", il terzo libro della saga letteraria di Martin, da cui sono tratti i nuovi episodi del serial.

 

(Paola Francesca Spada)

 

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