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"Acab" uno spaccato crudele e violento di una società alla deriva

Tratto dall’omonimo libro di Marco Bonini, ACAB è un film coraggioso, che traspira verità e dolore, che non vuole segnare il confine tra bene e male perché non si può; tutti i protagonisti hanno una loro verità, mostrano il loro lato debole e le proprie paure ma anche i propri ideali e ciò in cui credono. Questo non necessariamente coincide con le idee dello spettatore ma è giusto raccontare, anche se in forma romanzata, i lati oscuri di mondi sommersi che esistono ma non hanno voce.

Qui si racconta la storia di un gruppo di agenti di polizia che prestano servizio d’ordine dove necessario (negli stadi durante le partite, durante gli sgomberi di campi rom, durante gli sgomberi di case occupate abusivamente) e in particolare di Cobra (Pierfrancesco Favino), Negro (Filippo Nigro) e Mazinga (Marco Giallini), fratelli più che colleghi, pronti a difendersi l’un l’altro con ogni mezzo, spesso non leciti. A questi si aggiunge Carletto (Andrea Sartoretti) espulso dalla polizia per aggressione ma parte integrante del gruppo di amici.

Ogni giorno devono fronteggiare situazioni di violenza e odio, sentimenti che dilagano in una società esasperata, in un mondo che non sa più come rapportarsi con la diversità, che non riesce più a rispettare le regole e dove si impongono la forza e la violenza bieca e senza ragione.

A rompere l’equilibrio del gruppo arriva Adriano (Domenico Diele) un giovane ragazzo dei quartieri popolari che decide di entrare in polizia per cercare di crearsi un futuro diverso da quello che la strada gli ha indicato fino ad oggi, un futuro sostenuto dalle regole e dalla giustizia. Attraverso i suoi occhi lo spettatore entra nelle vite di uomini che devono tutti i giorni fronteggiare situazioni estreme e la vita gli ha insegnato a difendersi solo attraverso l’unica arma a loro disposizione, la stessa che combattono tutti i giorni, la violenza. C’e’ chi riesce a dividere la vita privata e quella lavorativa, c’e’ qui invece l’ira la trascina in ogni angolo della propria vita distruggendo gli affetti e tutto quel che di buono c’è nei sentimenti; c’e’ chi una vita non l’ha costruita ma ha creato il proprio mondo tutto intorno al proprio lavoro, unico scopo e senso di vita.

Adriano li costringe a guardarsi dentro, a vedere cosa sono diventati e forse a riflettere sul senso delle loro azioni; il loro distintivo non deve proteggerli dall’essere puniti per azioni crudeli né la violenza che subiscono ogni giorni può giustificare le loro azioni se commesse con arbitraria volontà.

Stefano Sollima, esordiente per il grande schermo, ma noto come regista della serie tv “Romanzo Criminale” riesce a raccontare una storia dai toni crudi e aspri senza segnare il confine tra giusto e sbagliato, tra bene e male; è un racconto romanzato ma basato su una reale condizione, quella della società attuale impregnata di odio e intolleranza ad ogni livello e in ogni spazio. Ogni storia personale è raccontata per creare una rete di narrazione dove ogni tassello serve per raggiungere un livello di conoscenza sempre più profondo. Tutti gli attori si sono rivelati perfetti per i loro personaggi, capaci di raccontare la propria storia, con verità e drammaticità senza alterare il senso di realtà e lontani dal giudicare il proprio personaggio ma solo vivendolo.

La musica è un elemento fondamentale del film che spesso accomuna uomini molto diversi, che hanno scelto di vivere la propria vita seguendo strade molto diverse ma che in realtà sono legati dal sentimento della violenza che li spinge in modi diversi a compiere azioni spregevoli e quindi rendendoli molto simili.

E’ un film poliziesco ma soprattutto un film di amicizia, di fratellanza dove ciascuno vuole imporre il proprio senso d’ordine e di giustizia attraverso la violenza, unico linguaggio universalmente riconosciuto, in una società sempre più allo sbando incapace di aprirsi alla diversità e incapaci di usare le parole come mezzo di comunicazione. La paura dilaga…

Un film coraggioso, di forte impatto emotivo, necessario per aprire un nuovo percorso di riflessione.

 

 (Tamara Malleo)

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