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"All the invisible children": un film sull''infanzia violata

A Venezia approda un film che parla di infanzia visto da sette diversi punti di vista, attraverso gli occhi di otto registi provenienti da varie parti del mondo. “All the invisible children” è un progetto che nasce da un’idea di Chiara Tilesi e Stefano Veneruso; tra i produttori, Maria Grazia Cucinotta, impegnata a far conoscere la finalità della pellicola. Gli introiti del film saranno devoluti tutti all’Unicef per un programma di aiuto ai bambini del mondo. I registi coinvolti nel progetto sono nomi conosciuti nell’ambito cinematografico: Spike Lee, Jordan e Ridley Scott, Emir Kusturica, Katia Lund, Stefano Veneruso, Mehdi Charef, John Woo; ognuno di loro ha voluto raccontare a modo suo un volto, la storia di un bambino in una parte del mondo, la sua fatica nell’affrontare ogni giorno la vita che ha e a cui non può sfuggire. La colonna sonora è stata scritta e prodotta da Elisa; l’interprete invece è Tina Turner. Il primo episodio è di Mehdi Charef, “Tanza”; si racconta l’esperienza di un gruppo di sette ragazzi africani che combattono per la libertà del loro Paese. Sono giovani, molto giovani; il più piccolo, Tanza, ha dodici anni e si è unito al gruppo dopo lo sterminio della sua famiglia. Per un attimo, grazie a un laghetto e a giochi tra ragazzi, dimenticano chi sono e dove si trovano ma ben presto la realtà ritornerà prepotente e ognuno di loro seguirà il proprio destino violento. Emir Kusturica dirige l’episodio “Blue Gipsy”; al centro della storia la vita di un piccolo gitano la cui esistenza è un continuo passaggio tra la vita fuori e dentro il carcere. Anche se volesse cambiare il percorso, la famiglia non gli permette di vedere al di là di quello che fino ad oggi ha fatto e per questo è imprigionato in un cerchio e non riesce a trovare una via di fuga. Il terzo episodio, “ Jesus Children of America” porta la firma di Spike Lee; protagonista la drammatica storia di Blanca, un’adolescente che vive a Brooklyn e un giorno scopre di essere sieropositiva e di avere come genitori due tossicodipendenti. La sua esistenza cambia e lei comincia a guardare la realtà attraverso altri occhi. Con l’episodio di “Bilu e Joao” ci spostiamo in Brasile, più precisamente a San Paolo. I due giovani protagonisti vivono in una povertà disarmante ma grazie alla loro fantasia riescono a vivere con quello che riescono a trovare in strada; proprio questa loro inesauribile capacità li aiuterà ad uscire da situazioni pericolose. Padre e figlia (Ridley e Jordan Scott) firmano la regia dell’episodio cinque; “Jonathan”. Il protagonista è un fotoreporter di guerra, segnato profondamente da quello che ha visto nei suoi lunghi viaggi. Tornato a casa vorrebbe poter dimenticare e decide di ricominciare a vivere avvicinandosi ai bambini per recuperare, attraverso l’infanzia, la voglia di vivere e la serenità perduta. Anche Stefano Veneruso, uno degli autori del progetto, ha voluto partecipare; è il regista del sesto episodio. Siamo in Italia a Napoli e Ciro (che è anche il titolo dell’episodio) è un ragazzino che vive nella periferia grigia e piatta della città. Un giorno decide di rubare a un automobilista un Rolex, insieme al suo amico Bertucciello. Dopo aver compiuto il fatto i due fuggono lontano, uno in una direzione, l’altro in quella opposta cercando di poter raggiungere l’infanzia mai avuta. L’ultimo episodio è stato affidato a John Woo; siamo in Cina e protagoniste sono due bambine, Song Song e Little Cat, molto diverse tra loro, infelici delle loro esistenze ma con la speranza che tutto possa cambiare e ognuna possa realizzare i propri sogni. Sette episodi firmati da grandi registi che hanno voluto dare un contributo, mettendo a disposizione la propria arte, per dar voce a bambini che sono stati dimenticati, relegati in un angolo, che vivono in situazioni estreme ma che vorrebbero tornare a sperare, a sorridere e a sognare, ritornare ad essere dei bambini, solo e soltanto bambini.
Tamara Malleo

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