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“Una vita di parole”, Vincenzo Cerami (si) racconta al Teatro dei Comici

“Giuro di non dire la verità” esordisce Vincenzo Cerami, dato che a volte, per dire la verità, è necessario mentire. Soprattutto quando il soggetto è la tua vita e il tema da sviluppare quello del "perché" si scrive e come nasce questa vocazione. “Una vita di parole”, in programma al Teatro dei Comici di Roma, prima ancora che uno spettacolo è un racconto, uno dei tanti nella lunga carriera di Cerami che da piccolo decise di voler fare lo scrittore per creare un suo universo ed evitare al massimo di stare nella vita.

Sul palco bastano una sedia, un leggio e delle immagini proiettate. Nulla più. Al resto ci pensa il navigato affabulatore che, in tono colloquiale, ripercorre le tappe della sua educazione sentimentale alla scrittura e i gustosi aneddoti che l'hanno indirizzata: una vita, come dice lo stesso Cerami, nella quale il destino l'ha condannato a “stare sempre all'opposizione” (l'ombra del fratellino scomparso prima che lui nascesse, la curiosa ricorrenza del suo compleanno: il 2 novembre...). Le cose non potevano che andare così. E allora via ai ricordi d'infanzia e al primo, fondamentale incontro con quella che sarà una delle figure decisive per Cerami, quel giovane maestrino così bravo a giocare a pallone ma anche nel far scoprire la poesia ai suoi allievi e che rispondeva al nome di Pier Paolo Pasolini.

Nel racconto di Cerami carriera artistica – l'incontro i grandi intellettuali dell'epoca, gli esordi nel giornalismo, l'approdo al cinema sul set del “Vangelo secondo Matteo” – e ricordi della gioventù, vissuta in una Roma che si preparava ad affrontare lo spartiacque del '68 (e che sfocerà nel fortunatissimo romanzo d'esordio, “Un borghese piccolo piccolo”) si rincorrono incessantemente, a testimoniare che spesso e volentieri scrittura e vissuto formano un tutt'uno inscindibile.

I momenti toccanti sono legati ad alcuni preziosi documenti video e audio in cui c'è anche Pasolini che legge alla radio delle poesie. E poi Totò, l'amicizia con Piovani, il teatro e ancora il sodalizio con Benigni (“mi ha sempre affascinato il comico e come sviluppare questa sublime arte”). Cerami è quasi sorpreso: dopo la premessa iniziale in cui afferma di aver scritto per stare fuori dal mondo, si accorge che vi ha passato "dentro" tutta la vita.

Si chiude con una foto in costume da bambino: “È tutta la vita che gioco. A dire la verità non mi sono mai mosso da lì”. È proprio vero: i viaggi degli scrittori sono sempre un ritorno. 

 

(Raffaele G. Flore)

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