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La televisione del 2017

Il 31 dicembre si avvicina e con sé porta la necessità di fare bilanci in tutti i campi, persino in quello televisivo. Che tv è stata quella del 2017? Senza dubbio una televisione che corre, che cerca in tutti i modi di stare al passo con i tempi, che alcune volte arranca, altre esce vittoriosa, un contenitore, ormai digitale, di un’infinità di prodotti che vanno dal talent al talk politico, dall’intrattenimento all’informazione, dalla cucina declinata in tutte le sue forme ai reality show sempre più lontani dalla realtà, fino alle serie tv, punta di diamante di questo iceberg a forma di schermo, non importa se di un tablet, di un pc, di uno smartphone o di un tradizionale televisore.Resocontotv201704

Proprio dalle serie tv parte questo resoconto dell’anno. Sì perché è proprio nel 2017 che ha visto la luce “Suburra” il primo prodotto seriale italiano di Netflix, la piattaforma di streaming on demand che ormai a tutti gli effetti fa concorrenza con il suo catalogo a Sky e ai canali tradizionali. Dieci episodi che mostrano la diffusione della corruzione nella Capitale, un male oscuro che ingloba dentro di sé non solo i criminali, ma anche i politici e le persone comuni. Realtà e finzione si mescolano nella trama, preparando lo scenario per quelli che poi saranno i fatti di Mafia Capitale, raccontati nell’omonimo film uscito nel 2015. Dopo “Gomorra” una nuova serie solo con personaggi negativi? Sì e la scelta di Netflix sulla produzione di questo genere di serie deve far riflettere. Per quanto Gomorra possa essere criticata per la mitizzazione del crimine, è impossibile negare che ha creato un nuovo modello di serialità tutta italiana che piace al pubblico proprio per il suo essere così sporca, emaciata nella fotografia così come nei suoi personaggi, atroce e ingiusta come spesso è la vita. La televisione sta cambiando e restare ancorati come ancora fanno i canali generalisti a serie tv patinate, buoniste e realizzate con pochi fondi non ci permetterà mai di gareggiare con l'estero. Gomorra e Suburra sono la dimostrazione che anche noi possiamo fare di più, possiamo spingerci oltre i confini e raccontare storie capaci di affascinare persino l'America.

Resocontotv201702Al fianco di Netflix e Sky quest’anno sarà anche ricordato per la crescita di due canali del digitale terrestre. Il primo è TV8, il compianto MTV, che ormai acquistato dalla piattaforma di Murdoch permette di vedere in chiaro alcuni dei programmi marchiati Sky, primo fra tutti "XFactor Italia". Il talent show, che ancora una volta ha dimostrato di avere una marcia in più, è stato trasmesso sull’8 fin dai primi casting in giro per l’Italia per arrivare poi alla sera della finale. Stesso discorso per "MasterChef Italia", l’unico talent dedicato al mondo culinario che riesce a fondere professionalità, intrattenimento, ricerca estetica e gusto in una gara tra aspiranti chef.

L’altro canale che quest’anno ha incrementato il suo palinsesto è poi Nove il canale di Discovery che ha iniziato a costruire la sua identità mediatica alternando la messa in onda di programmi d’intrattenimento stranieri e italiani. Da "Cucine da Incubo" con Antonino Cannavacciuolo che cerca di salvare ristoranti alla deriva a "Kings of Crime" con Roberto Saviano che racconta la vita dei boss, Nove nel 2017 ha probabilmente fatto il colpo del secolo “rubando” Maurizio Crozza a La7 e affidandogli un programma tutto suo dal titolo “Fratelli di Crozza” in cui poter dare libero sfogo a tutti i suoi personaggi.Resocontotv201703

La migrazione ben retribuita del comico genovese ci permette di toccare un altro tema caldo di questo anno che si appresta a chiudersi: i cambi di rete dei volti della tv. Un meccanismo che ricorda molto il calcio mercato e che mai come in questi ultimi dodici mesi ha suscitato polemiche. Per un Crozza in meno, La7 ha infatti guadagnato l’intera banda di Zoro, orfano di Rai3, con il suo “Propaganda" e Massimo Giletti, figlio abbandonato da mamma Rai, che ha invece deciso di dare maggiore visibilità a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio passato all’istituzionale Rai1 dopo una vita nella più rivoluzionaria Rai3. Proprio su quest’ultima chiudiamo le riflessioni su questo intenso anno televisivo, perché il canale diretto da Stefano Coletta è forse quello che nel panorama generalista riesce a stare più al passo con la realtà digitale che avanza, affiancando nelle sue trasmissioni la riflessione propria del servizio pubblico alla sempre più invadente centralità di internet e dei social network, offrendo spunti di riflessione interessanti. Un'apertura che chissà forse nel 2018 prenderanno a modello anche gli altri storici canali Rai e Mediaset? Non ci resta che aspettare, il 1 gennaio sta arrivando.

Eleonora D’Ippolito
28/12/2017

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