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Raccontare per non dimenticare, Vauro e Barbara Alberti insieme per “Quante storie!”

Sul palco del Teatro Vittoria l'ironia pungente di Vauro incontra la voce suadente della scrittrice Barbara Alberti. L'insolita coppia si riunisce ancora una volta per ripercorrere e raccontare al suo pubblico “Quante storie!”, una collezione ricca e trasversale di fatti di vita vissuta che si trasforma in uno spettacolo multimediale dalle mille sfaccettature.
Allo spegnersi delle luci in sala, il padrone di casa accoglie il pubblico nelle sue vesti più consuete, ovvero con la satira politica, recitando alcune vignette che vengono proiettate sul palco. Più scoppiettante che mai, Vauro presenta una sfilata circense di personaggi ben noti, alcuni dei quali poi presenti nella celebre illustrazione “Il porno Stato”, parodia del dipinto di Pellizza da Volpedo. Si prosegue come sempre senza risparmiare nessuno: il duo a 5 Stelle Virginia Raggi/Beppe Grillo, Matteo Renzi nelle vesti del Re Sole («Le Pd c'est moi!»), Matteo Salvini «con sottotitoli per non pensanti» e infine il premier Paolo Gentiloni che “sfortunatamente” guadagna sempre poca visibilità. Si prosegue con QuanteStorie2spassosi aneddoti autobiografici e immancabilmente, in toni meno scanzonati, con la questione dell'immigrazione e della guerra in Medio Oriente. Alternando immagini di reportage a illustrazioni, Vauro racconta la sua esperienza in Iraq nel 2003 insieme ad Emergency e mostra i ritratti di chi ha incontrato per le strade, dal venditore di tappeti, alla segretaria, al vigile urbano, riuniti sotto la sarcastica etichetta di “volti dei nemici”. Tutti idealmente rappresentati da una parte dalla piccola Khawla, una bambina con in testa una coroncina che compare sulla copertina del libro “La principessa di Baghdad” (reportage disegnato del viaggio), e dall'altra da Sayed, bimbo afghano divenuto paraplegico in seguito a un'esplosione, che oggi è autore del fumetto “Wheelchair Man”, il supereroe in sedia a rotelle.
A questo crogiolo di racconti si unisce la verve di Barbara Alberti sotto l'influsso di Sherazad de “Le mille e una notte”, la narratrice per eccellenza. Come una vera diva cambia più volte il colore dei suoi abiti: con gonna e scarpe rosso fuoco, svela alcune delle lettere più assurde ricevute alla sua storica posta del cuore e in bianco la storia d'amore – non è chiaro se vera o presunta – dei suoi genitori; infine in azzurro, con una lunga stola, ricorda il suo celebre romanzo del 1979 “Vangelo secondo Maria”, incentrato sulla figura della Madonna in versione ribelle ed emancipata, per nulla disposta ad accettare il suo ruolo di “benedetta tra le donne”. La lunga serie di spunti nello stile consueto della scrittrice delineano quel “femminismo” sui generis, spoglio di ideologie faziose ma ricco di critiche più o meno bonarie, che ben si amalgama alla filosofia del compagno di palco, suscitando riflessioni e risate agrodolci.
Ma la conclusione ideale di “Quante storie!” non può che riguardare due figure cruciali e rivoluzionarie della nostra Italia, Don Gallo e Pier Paolo Pasolini, portatori di quell'ideologia comunista pura e sincera di cui il vignettista – e non solo – avverte la nostalgia.
Da questo variopinto collage, in cui pezzi della storia collettiva si uniscono a quelli più “piccoli” di quella individuale, viene fuori uno spettacolo di memorie in piena regola, un evento in cui raccontare fa rima con ricordare.

Denise Penna 25/03/2017

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