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“La Paranza dei bambini” al Festival di Spoleto: Roberto Saviano racconta la vita dei piccoli boss

“Il mio più grande desiderio è entrare nella ‘Paranza’”, spiega uno dei giovanissimi personaggi della piccola società malavitosa raccontata da Roberto Saviano e Mario Gelardi nella pièce teatrale “La Paranza dei Bambini”. Nello spettacolo, tratto dal libro omonimo e andato in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto, ragazzini dagli undici ai quindici anni sognano, infatti, di entrare a far parte di un clan di “baby boss” e di trovare il loro posto nel mondo. Paranza2

“Paranza” vuol dire nel gergo camorristico “gruppo criminale” e nella cornice decadente e disadorna della Chiesa di San Simone - luogo ideale per questo microcosmo spietato - protagonisti, già privati delle gioie dell’infanzia e costretti a crescere rapidamente, minacciano, spacciano e maneggiano armi.
Attratti dai “soldi facili” si muovono in una struttura gerarchica, rappresentata simbolicamente in scena da due livelli: dai tetti gremiti di antenne, su cui tutto si decide, alle tavole del palco, dove la “bassa” manovalanza scivola letteralmente giù per eseguire gli ordini. Pochi ma cruciali i momenti di disagio e di conflitto nella gang: le scelte da affrontare sono crudeli ma necessarie. 

L’autore del best seller “Gomorra” e Gelardi (che cura anche la regia dello spettacolo) costruiscono una storia realistica di quartieri ai margini, dove la dispersione scolastica è altissima e il talento dei ragazzi finisce al servizio della criminalità organizzata. Vicende romanzate ed estrapolate da intercettazioni e chat reali arrivano allo spettatore grazie alla naturalezza degli attori del Nuovo Teatro Sanità di Napoli. Un gruppo nutrito che recita per lo più in dialetto e diventa lo specchio di un fenomeno portato all’attenzione del pubblico con un testo che diventa denuncia. Ad accompagnare una storia che si sviluppa in modo lineare e cronologico le musiche elettroniche e sperimentali di Tommy Grieco, effetti che contribuiscono a creare un’atmosfera urbana in cui i bambini giocano a fare i grandi, si tatuano la pelle e indossano i cappucci delle felpe per mimetizzarsi e “darsi un tono”.

Per entrare nei personaggi gli interpreti hanno incontrato anche Saviano.“Roberto - spiega l’attore Vincenzo Antonucci - ci ha aiutato nella messa in scena spiegandoci i fatti realmente accaduti che hanno ispirato il romanzo e lo spettacolo. Nella maggior parte dei casi si entra nella ‘paranza’ banalmente per iniziare a guadagnare ‘soldi facili’, ma poi si intraprende una strada da cui è difficile uscire e che comporta il coinvolgimento di vittime innocenti. Noi attori abbiamo costruito i caratteri di ogni personaggio durante le prove di lettura, alcune sfumature sono nate subito, altre le abbiamo scoperte nel prosieguo delle prove”.

Silvia Natella 6/7/2017

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