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Da Next 2017 al teatro India: in scena le difficoltà dell’amore

Dall’11 al 16 giugno il Teatro India di Roma ha ospitato un trittico di proposte selezionate nell’ambito del concorso “Next Lombardia”. I tre spettacoli sono nati dalle idee di giovani autori e interpreti, con l’intento di compiere un percorso nei problemi e nelle speranze delle nuove generazioni. Dalla ricerca dell’amore per se stessi e della propria identità sessuale in “La sirenetta” di Giacomo Ferraù (con il contributo alla regia di Arturo Cirillo), alla riflessione sulle dinamiche di coppia dei nostri tempi in “Qualcosa a cui pensare - Distorsione di un frammento amoroso” di Emanuele Aldrovandi, ai turbamenti di una donna divisa tra amore e disamore in “Vedi alla voce Alma” di Lorenzo Piccolo. Un nobile progetto artistico, che ha offerto uno sguardo sugli scenari teatrali del futuro e ha sottolineato il valore delle intelligenze creative provenienti dal territorio lombardo.

“C’è un istante in cui tutti noi siamo uguali e indefiniti, senza distinzione di sesso e di genere. È da qui che parte tutto. In questo momento pronuncio i miei confini. Testa, braccia e coda.”

Tutti noi viviamo un momento nella vita in cui ci domandiamo chi siamo veramente. Per alcuni arriva prima, per altri più tardi. Quando veniamo a contatto con la nostra vera identità, ne siamo sempre orgogliosi o tentiamo di sopprimerla in nome di un’agognata accettazione sociale? “La Sirenetta” vuole far riflettere proprio sulla dolorosa ricerca dell’amore per se stessi e per il corpo che si abita. sirenetta02
Su uno sfondo scuro e spoglio, si sovrappongono delle voci di giornaliste televisive. Le parole si tingono presto di rosso. Si parla infatti di adolescenti suicidi che hanno deciso di farla finita a causa della loro sessualità. Ecco dunque che quattro figure dal volto coperto si dirigono nel proscenio. Sono le “sirenette” che hanno rinunciato alla loro “coda”, nel disperato tentativo di essere amate. Partendo da questa premessa, si narra l’evoluzione di un ragazzino che deve fare i conti con un’incapacità di integrazione, causata dai ripetuti atti di bullismo di cui è vittima. Qual è la sua colpa? Non essere ‘normale’? Ma cos’è davvero la normalità? A cambiare la vita del giovane è l’incontro con un pittore girovago, l’unico spiraglio di luce in una vita totalmente buia. Per il protagonista l’amore diventa finalmente possibile, ma quella sua ‘coda’ non va bene per la società, genitori inclusi. In una dimensione surreale, anche i suoi giocattoli si interrogano sulle loro vicissitudini. Barbie riuscirà ad accettare l’allontanamento di Ken, che si dice innamorato di un orsetto o lo considererà un atto di depravazione? Subentra quindi la fase della negazione, il ragazzo è determinato a nascondere la sua voce interiore, pur di riuscire a vivere come gli ‘umani’. La Strega del mare gli mostra che è un cammino straziante, ma possibile. “Sono io ad essere sbagliato. Fa male imparare a camminare.” Il dolore è lancinante e non accenna a diminuire. Rimane quindi un’unica conclusione possibile: “Adesso che so chi sono, come mi distruggo?”
Uno spettacolo che commuove profondamente. Quando la sala si illumina, i volti dei presenti sono segnati dalle lacrime e la calorosa accoglienza riservata al cast è un’ulteriore conferma. Merito dell’originale idea di sovrapposizione continua tra fiaba e realtà, tra ironia e dramma e degli interpreti, Riccardo Buffonini, Giacomo Ferraù, Libero Stellati e Giulia Viana (membri della compagnia “Eco di fondo”), intensi e credibili anche nei passaggi più fisici. Visivamente bellissime le proiezioni che, animate dagli stessi attori in scena, costruiscono il film della vita del protagonista. Una riuscita esortazione a riconoscere il proprio io e ad accogliere le differenze altrui, nel segno della propria umanità.

Vita sogni, speranze e approcci di una generazione. Cosa accade quando due giovani universitari, figli di una generazione iperstimolante si ritrovano a vivere – “malgrado i disagi e i dubbi, le angosce” – e a interagire all’interno di una complessa trama amorosa fatta di tira e molla? “Qualcosa a cui pensare, distorsione di un frammento amoroso” è l’opera teatrale scritta da Emanuele Aldrovandi e diretta da Vittorio Borsari, prodotta da CHRONOS 3 e andata in scena lo scorso 13 e 14 giugno.

qualcosaacuipensareUn divano sul palcoscenico e uno schermo in modalità “loading” fanno da scenografia a Jeer (interpretata da Roberta Lidia De Stefano) e Plinn (Tomas Leardini), due studenti e coinquilini, quasi trentenni, che parlano degli argomenti più disparati. Lui aspirante fisico che porta ogni conversazione sul piano più filosofico che concreto; lei studentessa di giurisprudenza, che vive la vita pensando attivamente di rendere il futuro migliore.
Insieme alle discussioni mutano anche i protagonisti. La generazione anni Novanta è rappresentata da questi due antitetici personaggi che si confrontano ed entrano in conflitto, soprattutto per ciò che riguarda il loro costante e continuo gioco di seduzione. L’amore è vissuto in modo instabile. Jeen e Plinn prima si avvicinano, poi si allontanano, e solo in un secondo momento si rendono conto di ciò che provano riappacificandosi soprattutto con loro stessi. In tutto ciò, il tema a 32 bit di SuperMario Bros diventa la scusa di Plinn per invitare Jeer a mettere ordine nella propria vita. Lei, di rimando, sposta l’attenzione sul videogame come pretesto per andare oltre il maschilismo perché ciò che manca è “il punto di vista femminile”.

Ogni interazione scaturisce sempre dalla necessità di non rimanere indifferenti di fronte ai cambiamenti e di mostrare una certa realtà con cui spesso ci si ritrova a fare i conti. La vita da coinquilini e le incertezze sul futuro sono, ad oggi, una costante del pensiero della “generazione Novanta”. I dialoghi mettono in scena una comicità moderata. Gli schermi fittizi e la rotazione del divano ci fanno ballare nel tempo della storia, per ricordare a chi guarda quanto il presente possa rappresentare qualcosa di insoluto. Una commedia romantica in cui sono le scelte a fare la differenza e a modificare anche la percezione dell’amore.

Sara Risini e Paola Smurra 17/06/17

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